Crisi greca, sì del Parlamento al piano di aiuti: Tsipras contro la Merkel sul prestito ponte

Il Parlamento grego vota sì al piano di aiuti voluto da Alexis Tsipras, tra tensioni interne a Siryza e polemiche con la Germania che vuole un prestito ponte.

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    Un ulteriore passo verso il salvataggio della Grecia arriva nella mattina del 14 agosto dopo il sì del Parlamento ellenico al piano del terzo salvataggio da 85 miliardi di euro raggiunto la scorsa settimana con i creditori. È stata necessaria una lunga maratona notturna soprattutto per l’opposizione del presidente del Parlamento, Zoe Konstantopoulou, che era contraria al piano di aiuti europei: nonostante faccia parte del partito del premier Alexis Tsipras, la Konstantopoulou si è opposta a quello che ritiene l’ennesimo piano di austerità per il Paese. Il primo ministro, al contrario, ha sottolineato davanti all’Aula, come l’accordo fosse fondamentale per salvare la Grecia: ora si attende la decisione dell’Eurogruppo e soprattutto, il parere della Germania che aveva espresso forti perplessità.

    Nella serata di martedì, secondo la stampa ellenica e tedesca, la cancelliera Angela Merkel aveva avuto un brusco colloquio al telefono con Tsipras: la proposta tedesca mirava a un prestito ponte da 6,06 miliardi di euro per dare più tempo ai creditori e alle istituzioni europee di controllare i progressi della Grecia sul piano delle riforme e delle privatizzazioni.

    L’opzione è stata però scartata da subito dal premier greco: secondo Tsipras, il prestito ponte significherebbe “il ritorno a una crisi senza fine”. Per questo, davanti al Parlamento, il primo ministro ellenico ha difeso con forza l’accordo con i creditori, rivolgendosi in particolare a quella parte di Siryza contraria al piano.

    L’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha votato contro il provvedimento perché, a suo dire, il pacchetto di aiuti “non funzionerà”; le tensioni all’interno del partito di maggioranza sono state molto forti e lo stesso governo è tornato a minacciare elezioni anticipate in autunno se l’opposizione interna fermerà il piano di aiuti. Ora la parola passa all’Eurogruppo: se la Germania farà sentire la sua voce, non si esclude un passaggio ulteriore a ottobre con una commissione di controllo che renda conto di quanto fatto dalla Grecia per l’approvazione definitiva del piano.

    Dopo oltre due settimane di negoziato, la Grecia e i suoi creditori internazionali hanno raggiunto una intesa sul terzo piano di salvataggio da oltre 80 miliardi di euro. Secondo le ultime indiscrezioni che arrivano da Atene mancherebbe solo qualche dettaglio, da definire nelle prossime ore. E’ stato infatti il ministro delle Finanze ellenico, Euclide Tsakalotos, ad assicurare i media che l’intesa è molto vicina e che ”restano solamente due o tre piccoli dettagli da definire”.

    La Grecia potrebbe ricevere 25 miliardi di euro nella prima tranche del nuovo programma di sostegno finanziario, così da poter pagare il debito con i creditori internazionali, ridurre gli arretrati del governo e disporre di 10 miliardi per la ricapitalizzazione delle banche.

    Il quotidiano Kathimerini riporta che la Grecia ha dovuto impegnarsi con 35 riforme che vanno dalla variazione delle tasse per le compagnie di navigazione, alla riduzione dei prezzi di alcuni medicinali generici e il rafforzamento della lotta contro i reati fiscali fino alla liberalizzazione del settore energetico e al programma di privatizzazione.

    Se l’accordo finale verrà effettivamente raggiunto entro le prossime ore, l’intesa potrebbe essere approvata dal Parlamento ellenico giovedì in vista dell’Eurogruppo di venerdì, prima di Ferragosto. Ci sarebbe il tempo anche per l’approvazione, la prossima settimana, nei Parlamenti di alcuni Paesi europei (tra cui la Germania), in modo da liberare le risorse per il 20 agosto, giorno in cui la Grecia dovrà rimborsare 3,2 miliardi di euro alla Bce. Nelle pagine seguenti, i punti dell’accordo.

    L’accordo

    L’accordo per rimanere in Europa è stato siglato al termine di una trattativa durata 17 ore che ha visto anche momenti di alta tensione. Il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk ha confermato che “l’Eurosummit ha raggiunto l’accordo all’unanimità. Siamo tutti pronti per il programma Esm, il fondo salva-stati, per la Grecia con riforme serie e aiuti economici”, ha annunciato. L’intesa tra Eurogruppo e lo stato ellenico è stata “laboriosa”, come lo ha definito il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker.

    —> LEGGI IL TESTO UFFICIALE DELL’ACCORDO UE-GRECIA [PDF]

    Il piano prevede aiuti per la Grecia da oltre 80 miliardi a fronte di una serie di riforme che il parlamento greco ha ora approvato, con la presenza della troika ad Atene a controllare l’esito delle riforme. Prevista anche la creazione di un fondo fiduciario in cui far confluire gli assets di Atene a garanzia degli aiuti.

    La Grecia ha così evitato l’uscita dall’euro al termine di una due giorni che ha visto momenti quasi tragici, come lo scontro verbale tra il numero uno della Bce, Mario Draghi, e il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble che ha portato alla sospensione delle trattative. I testimoni raccontano anche di un Alexis Tsipras arrivato a togliersi la giacca, come a dire “prendetevi anche questa”. Alla fine però l’intesa è stata trovata grazie al piano di riforme presentato dal governo ellenico e la Grexit è stata scongiurata, ma è solo l’inizio.

    Fmi: “Debito insostenibile”

    Nella delicata trattativa è intervenuta anche Christine Lagarde. Secondo la numero uno del FMI, perché il piano Ue funzioni serve un alleggerimento del debito. In caso contrario, le regole del Fondo non permetterebbero un suo intervento a favore della Grecia visto il debito non sostenibile. Dello stesso parere è anche il premier britannico David Cameron che ha annunciato la disponibilità della Gran Bretagna ad aiutare Atene. “La Grecia è amica e alleata di Londra e, se dovesse abbandonare l’euro e avere bisogno di aiuti umanitari, sono sicuro che il popolo britannico guarderebbe al problema in modo generoso”, ha dichiarato in Parlamento. La questione della rimodulazione del debito è fondamentale per il governo Tsipras e anche la Francia si è accodata alla richiesta del Fmi, tanto che dalla Germania si intravedono i primi spiragli. Il portavoce del Ministero delle Finanze tedesco, Martin Jaeger, ha spiegato che “il riscadenziamento è un’opzione che si può sicuramente prendere in considerazione”, rimanendo però esclusa una riduzione del valore del debito..

    Euro summit ad alta tensione

    L’incontro dei capi di Stato e di governo dei Paesi della zona euro volto a evitare la Grexit è stato molto complicato. ”La situazione è estremamente difficile. Da una parte si pensi alla situazione economica e al peggioramento negli ultimi mesi, ma dall’altra parte anche perché la valuta più importante che si è persa è la fiducia, l’attendibilità”, ha detto la cancelliera. ”So che i nervi sono tesi, ma deve essere chiaro che i vantaggi devono prevalere sugli svantaggi, sia per la situazione della Grecia, sia anche per l’intera zona euro”, ha concluso Merkel.

    La Grecia ha già alle spalle due salvataggi da parte di Paesi della zona euro e Fondo monetario internazionale, per un valore di 240 miliardi di euro, la disoccupazione è schizzata oltre il 25% e un giovane su due senza lavoro. Atene ha già fallito un pagamento alla fine di giugno all’Fmi e, se non ci sarà la restituzione del 20 luglio, rischia la bancarotta perché la Bce potrebbe essere costretta a tagliare i finanziamenti di emergenza alle banche greche.

    ”Troppe lacune nelle proposte di Tsipras, il problema è di fiducia”

    Quello che è emerso è un problema di fiducia verso l’esecutivo greco da parte di molti tra i ministri delle Finanze dell’eurozona. Il tedesco Wolfgang Schaeubleha chiarito che la fiducia sulla Grecia ”è stata distrutta in modo incredibile negli ultimi mesi” sottolineando che per questa ragione i negoziati con il governo Tsipras sono ”estremamente difficili” perché le nuove proposte greche presentano ”lacune finanziarie”. Ad ogni modo, una eventuale questione Grexit non è stata sollevata da nessuno, nel corso della riunione dell’Eurogruppo, nemmeno da Schaeuble.

    La reazione di Tsipras

    Soddisfatto dell’accordo il premier greco Alexis Tsipras. “Abbiamo evitato il trasferimento dei nostri beni all’estero“, ha spiegato ai giornalisti in merito dal fondo di garanzia. Ora, promette, la battaglia si sposta in patria e sarà portata avanti “contro le lobby e coloro che non hanno pagato la crisi“. L’accordo permetterà di attirare investimenti nel paese, lavorando anche sulla ristrutturazione del debito reso più sostenibile con un alleggerimento e il finanziamento a medio termine. “La Grecia continuerà a lottare per essere in grado di tornare a crescere“.

    La reazione dei greci

    Tsipras è riuscito a evitare la Grexit ma il piano di riforme accettato sarà molto pesante e per il paese si preannunciano riforme da “lacrime e sangue”. Syriza dovrà far approvare il piano entro tre giorni, ma la sensazione è che sia stato rinnegato lo spirito del referendum: il fondo di garanzia viene visto quasi come una svendita dei beni pubblici, le riforme colpiranno parte della popolazione già allo stremo, anche se saranno i più ricchi a essere maggiormente colpiti. Inoltre, non è detto che le lobby non riescano a far fronte comune contro un’intesa che va a colpire privilegi accumulati in decenni. Anche se un altro passo verso il salvataggio della Grecia è arrivato dal Parlamento ellenico che ha approvato le misure dell’accordo con l’Eurogruppo, la situazione nel paese è stata però incandescente: se a livello politico il sì alle proposte UE ha provocato la spaccatura interna a Syriza, nelle piazze si sono accesi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Alexis Tsipras ha incassato il voto del Parlamento con 229 sì e 64 no, 6 astenuti, ma ha subito attacchi interni dal suo partito, a partire dall’ex ministro Yanis Varoufakis che ha definito l’accordo “un nuovo trattato di Versailles”. Il voto è avvenuto dopo una giornata di tensioni interne ed esterne all’aula. La vice ministra delle Finanze, Nadia Valavani, si è dimessa prima delle dichiarazioni di voto, spiegando in una lettere le sue motivazioni. “È impossibile continuare a prendere parte al Governo”, ha scritto, poiché le condizioni dell’accordo porteranno “il Paese su una strada senza ritorno”. Durante il voto, le strade di Atene hanno vissuto momenti di tensione. Una manifestazione a favore del no è infatti sfociata in scontri con la Polizia quando un gruppo di anarchici ha fatto irruzione in piazza Syntagma con lanci di petardi e bombe carta, scatenando la reazione degli agenti. Preso di mira anche un camioncino di una tv locale che è stato dato alle fiamme: il bilancio degli scontri è di 50 fermati.

    Il commento dell’Italia

    Non servono toni trionfalistici né un atteggiamento riduttivo. L’accordo raggiunto in molti momenti della trattativa non era scontato”, ha commentato Matteo Renzi. Da una parte infatti c’è stato l’errore del referendum voluto da Tsipras che ha “minato la fiducia”; dall’altra alcune scelte dell’Eurogruppo erano troppo drastiche come il fondo greco proposto con base in Lussemburgo a cui l’Italia si è opposta perché ritenuto “un’umiliazione”. Ora però bisogna “tornare a pensare a cosa è l’Europa e perché è nata”, visto che “costa meno investire sulla crescita che per salvare Stati“, aggiungendo che “per uscire dalla crisi c’è necessità di investire sulla crescita. Lo stiamo facendo poco”.