Isis in Italia: tutti gli arresti eseguiti finora

Isis in Italia: tutti gli arresti eseguiti finora
da in Abu Bakr al-Baghdadi, Isis, Jihad Islamica, Mondo, Polizia, Terrorismo
Ultimo aggiornamento: Domenica 21/02/2016 11:07

    L’Isis arriva in Italia. Le ultime news parlano di due arresti a Brescia, dove due stranieri (un tunisino di 35 anni e un pakistano di 27 anni) sono stati fermati dalla polizia lo scorso 22 luglio. L’accusa per loro è di terrorismo e di propaganda a favore dell’Isis attraverso internet. I due stranieri parlavano di colpire obiettivi sensibili in Italia, come, ad esempio, la base militare di Ghedi e la metro di Milano. Fotografavano dei luoghi conosciuti come il duomo di Milano e mostravano biglietti con scritte minacciose. Uno di questi recitava: “Siamo nelle vostre strade, l’Isis è tra voi”. Entrambi sono in Italia da anni e hanno un regolare permesso di soggiorno. L’indagine, che ha portato al loro arresto, è cominciata lo scorso aprile, quando il tunisino ha pubblicato in rete numerosi messaggi di sostegno allo Stato Islamico, oltre a minacce alle istituzioni statali e ai cittadini italiani. Avevano creato l’account Twitter “Islamic_State_in_Rom” e utilizzandolo parlavano dei loro progetti terroristici. I due avevano scaricato dalla rete anche una sorta di manuale, che conteneva indicazioni su come devono comportarsi i mujaheddin nei territori occidentali, come confezionare armi e ordigni in maniera artigianale. Ma questi non sono gli unici due arresti di esponenti dell’Isis avvenuti in Italia. La paura è che l’Isis possa arrivare in Italia con i barconi, passando dalla Sicilia. Da lì poi i miliziani potrebbero cercare di raggiungere obiettivi sensibili e simbolici, come cattedrali o altri luoghi affollati. Per l’Isis Roma è sicuramente l’obiettivo più ambito, perché capitale italiana e cuore della cristianità. Ma anche per l’Europa l’Isis è una minaccia concreta.

    Per l’Italia l’Isis è una minaccia sempre più concreta. Ci sarebbe Maria Giulia Sergio, oggi Fatima Az Zahra, una ragazza italiana convertita all’islam e partita per la jihad islamica in Siria, al centro della vasta operazione di Polizia contro il terrorismo internazionale di stampo islamico, avvenuta l’1 luglio tra le province di Milano, Bergamo, Grosseto e una città dell’Albania. L’operazione, nominata “Martese”, ha portato all’arresto di 10 persone, 4 italiani, 5 cittadini albanesi e un canadese, che avrebbero fatto parte di una cellula terroristica allo scopo di reclutare combattenti per l’Isis e organizzare attentati in Italia. Per tutti le accuse sono di associazione con finalità di terrorismo e di organizzazione del viaggio per finalità di terrorismo. Le indagini, coordinate dalla Sezione Antiterrorismo della Digos di Milano, hanno portato allo scoperto il piano del gruppo, in procinto di partire per la Siria e unirsi alla guerra del presunto califfato. Tra i fermati ci sarebbero anche i genitori e la sorella di Maria Giulia.

    Decapitare in nome della sharia. Vivere secondo le leggi di Allah perché lo Stato Islamico è perfetto. Sono alcune delle frasi che Maria Giulia Sergio dice a Marta Serafini, giornalista del Corriere della Sera che l’ha raggiunta via Skype. La 28enne è ricercata per associazione con finalità di terrorismo. La giovane parla con la giornalista e cerca di spiegare le sue motivazioni, le ragioni per cui ha deciso di abbandonare l’Italia per la Siria, dove si troverebbe a fianco del marito. Quando parla del jihad e dello Stato Islamico, usa sempre il “noi” perché, spiega, lei ne fa parte. “Lo Stato Islamico è uno stato perfetto perché segue le leggi di Allah”, dice senza mezzi termini. Le violenze, gli stupri, i rapimenti di donne e bambine, l’addestramento di piccoli combattenti, gli omicidi di civili, decapitati o torturati: tutto viene smentito. “Noi non facciamo nulla contro i diritti umani, cosa che invece fanno coloro che non seguono la legge di Allah”. Nessuna violenza, insiste: sono gli altri stati che fanno del male, come nelle prigioni di Guantanamo. Loro invece agiscono secondo le leggi di Allah.

    Isis in Italia, siamo in pericolo? Nel marzo del 2015 sono state arrestate tre persone in provincia di Torino e in Albania. Due di loro sono zio e nipote: il primo è residente in Albania e il secondo vive in provincia di Torino, come il terzo arrestato. Il nipote frequentava un istituto tecnico a Ciriè, dove vive la sua famiglia. Il giovane frequentava la quarta classe del corso di elettronica e sembrava essersi inserito perfettamente all’interno della classe. Il terzo arrestato è un cittadino italiano di origine marocchina di 20 anni. E’ ritenuto l’autore del documento di propaganda dell’Isis, che è stato diffuso su internet. L’accusa nei confronti dei due albanesi è quella di reclutamento con finalità di terrorismo, mentre al 20enne marocchino è stato contestato il reato di apologia di delitti di terrorismo aggravata dall’uso della rete.

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