Procedure d’infrazione dell’Unione Europea: Italia sempre in testa alla classifica

Procedure d’infrazione dell’Unione Europea: Italia sempre in testa alla classifica
da in Commissione Europea, Europa, Mondo, Multe, Unione Europea
Ultimo aggiornamento: Martedì 15/03/2016 20:52

    Cosa sono le procedure di infrazione dell’Unione Europea? Sono tutte quelle azioni praticate dalla Commissione europea sugli Stati membri che non hanno recepito, o sono inadempienti rispetto alle norme che regolano il diritto dell’Unione. Quest’ultima dunque svolge la propria funzione di controllo con la finalità di porre rimedio alle inottemperanze della legge. Vediamo nel dettaglio come funziona la procedura con cui l’Europa bacchetta i Paesi membri, con uno sguardo sulla situazione (disastrosa) dell’Italia negli ultimi anni. Tutte le foto di Cedric Puisney

    Per agire sugli Stati Membri la Commissione segue una precisa procedura e fa ricorso, come primo passo, allo strumento della messa in mora, con cui in sostanza notifica, attraverso una lettera, l’apertura formale della procedura di infrazione, con il motivo del contenzioso.

    Secondo passo: se lo Stato non risponde o non argomenta in maniera soddisfacente le proprie motivazioni, la Commissione adotta un parere motivato, con cui constata la sussistenza della violazione e invita lo Stato a risolvere la situazione con le necessarie misure.

    Se ciò non avviene, cioè se lo Stato non si adegua, la questione va a finire davanti alla Corte di giustizia, che emette una sentenza in cui obbliga lo Stato ad adeguarsi alle richieste e al diritto dell’UE.

    Se anche dopo la sentenza della CGUE lo Stato inadempiente fa ”orecchio da mercante”, la Commissione può nuovamente interpellare la Corte di giustizia, chiedendo l’applicazione di una sanzione in denaro. Una multa che – lo ricordiamo – viene pagata con soldi pubblici. Le sanzioni vengono calcolate sulla base delle capacità finanziaria dello Stato. Per l’Italia la somma forfettaria minima è fissata in 8 milioni 863 mila euro più una penalità di mora che in caso di condanna definitiva oscilla da 10.700 a 642.048 euro al giorno a seconda della gravità della violazione.

    Al 21 luglio 2015 sono 94 le procedure di infrazione contestate all’Italia, di cui 75 per violazione del diritto dell’Unione e 19 per mancato recepimento di direttive. La più recente condanna riguarda l’inesatta applicazione della direttiva ‘rifiuti’ in Campania. L’Italia è condannata a pagare una somma forfettaria di 20 milioni di euro e una penalità di 120mila euro per ciascun giorno di ritardo perché la Campania non si è conformata alle prescrizioni contenute in un’altra sentenza, quella del 4 marzo 2010, in materia di gestione del ciclo integrato dei rifiuti solidi urbani. Nulli o del tutto insufficienti sono stati, secondo la Commissione, i risultati ottenuti su tutti e tre fronti dello smaltimento: discariche, termovalorizzatori e raccolta differenziata.

    L’Italia si conferma anche nel 2014, assieme alla Grecia, prima in classifica per le procedure di infrazione aperte da Bruxelles per il mancato o insufficiente recepimento delle norme europee. In tutto, il numero di procedure di infrazione aperte per i 28 paesi Ue e’ di 1.347; Italia e Grecia ne hanno 89 ciascuna. Segue la Spagna con 86, il Belgio con 80. La Francia e’ a quota 78, la Germania a 68, il Regno Unito a 54.

    Al 31 dicembre 2013, le procedure d’infrazione a carico dell’Italia sono state 104, di cui 80 per la violazione di norme e 24 per mancato recepimento di nuove normative.

    Nel 2012, a causa delle violazioni dei diritti dei propri cittadini riscontrate dalla Corte di Strasburgo, è stata condannata a versare indennizzi per 120 milioni, la cifra più alta mai sborsata da uno dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa. Ovviamente tutti soldi pubblici.

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