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Cosa succede a Volos, la cittadina greca che ha già rottamato l’euro

Cosa succede a Volos, la cittadina greca che ha già rottamato l’euro
    Cosa succede a Volos, la cittadina greca che ha già rottamato l’euro

    Mentre la Grecia sta cercando di uscire dalla peggiore crisi economica degli ultimi anni, a Volos, comune della Tessaglia e terzo porto greco, hanno già rottamato l’euro. Lo hanno fatto creando una moneta alternativa, la Tem, che permette di scambiare merci e servizi. In pratica, una sorta di baratto 2.0 che ha permesso lo sviluppo di una rete di solidarietà tra cittadini, venendo incontro alle esigenze di chi ha perso quasi tutto. Non si tratta però di un addio definitivo all’euro: per pagare le bollette, gli affitti, la benzina e altri beni c’è ancora bisogno di moneta sonante, ma l’esperimento, nato nel 2010, ha già portato qualche beneficio.

    A dare per primi la notizia della “rottamazione dell’euro” a Volos erano stati i giornalisti inglesi, tra Bbc e Guardian che già nel 2012 avevano realizzato diversi servizi sulla Tem. Oggi che la crisi greca riempie le pagine di mezzo mondo, è arrivata anche in Italia, ma come è iniziato il tutto e come funziona?

    Nel 2010 la Grecia inizia la sua fase economica discendente e la crisi fa sentire i suoi effetti nella vita di tutti i giorni. Così, alcuni cittadini di Volos decidono di cambiare sistema e creano una rete di solidarietà, raccogliendo le prime 50 adesioni. Invece di pagare la merce in euro, si decide di usare i Tem, una sorta di “buoni” con cui si scambiano servizi e prodotti. Al cambio 1:1, è possibile acquistare abbigliamento o prestazioni di manodopera dando in cambio qualcosa dello stesso valore. I primi esempi fanno presagire il successo dell’iniziativa: un idraulico vuole fare un corso di inglese e lo paga in opere idrauliche usando i Tem.

    Partecipazione, fiducia e fornitura: sono i pilastri dell’esperimento di Volos. Tutti si mettono al servizio degli altri, ci si scambia le competenze e si risparmiano così anche quei pochi euro che servono per le bollette e la benzina.

    L’iniziativa ha successo e ora la rete conta circa 800 persone. C’è chi paga con lezioni di yoga o inglese, chi con servizi di manutenzione per case, giardini o barche. Certo, qualcuno ha fatto il furbo e magari non si è presentato a “pagare”, ma l’idea di poter sopravvivere alla crisi grazie all’ingegno e alla fiducia potrebbe essere da esempio per le alte sfere della politica.

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