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Isis in Egitto: battaglia nel Sinai

Isis in Egitto: battaglia nel Sinai
da in Isis, Jihad Islamica, Mondo
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    L’Isis ha conquistato il Sinai e ha portato avanti un’offensiva nei confronti della penisola egiziana, arrivando a colpire anche postazioni militari. I militanti hanno assunto il controllo di molti quartieri e il bilancio delle vittime è molto alto, visto che, secondo le fonti, sarebbero stati uccisi oltre 70 militari. I seguaci del califfato hanno messo in atto un attacco combinato attraverso guerriglieri e veicoli-bomba, che sono riusciti a scompaginare le strutture dell’esercito.

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    Si contano le perdite anche tra i terroristi, con numeri che vanno oltre i 30. Al Cairo il governo si è radunato urgentemente, per affrontare quella che a tutti gli effetti è stata definita “una guerra”. Caccia F-16 egiziani hanno bombardato le posizioni dei miliziani alleati dell’Isis nel nord della penisola del Sinai.

    In Libia l’Isis ha provocato un vero e proprio caos. I due governi rivali di Tripoli e Tobruk non sono riusciti ad arrivare ad un accordo e il Paese continua a sfuggire dalle mani dei governi ufficiali, permettendo all’Isis di prendere sempre più piede. I miliziani hanno subito una disfatta a Derna, ma dall’altra parte del Paese, a Sirte, l’Isis continua a detenere ancora una posizione di potere. Non sembra esserci la forza sufficiente da parte dello Stato libico di cacciare i seguaci del califfato.

    In Iraq si è verificata la caduta di Ramadi e questo episodio si è configurato come la più importante vittoria che l’Isis ha ottenuto nel 2015. Anche un’altra città è molto importante per i miliziani. Si tratta di Falluja: proprio qui è nato l’estremismo sunnita in Iraq e si è combattuta una battaglia della prima guerra civile irachena.

    In Siria il movimento è riuscito a porre alcune sue basi importanti, anche se nel nord del Paese i curdi siriani sono riusciti ad infliggere molte sconfitte all’Isis. Il regime siriano, però, si trova sempre più in difficoltà a causa delle offensive che l’Isis sta mettendo in atto al centro del Paese. La situazione rischia davvero di precipitare, anche perché persino Israele ha ammesso di aver appoggiato alcuni gruppi di ribelli, che si fanno sempre più strada specialmente al sud e al nord.

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