Isis: donne siriane ‘o spose o schiave’. L’ultimatum dei jihadisti

Isis: donne siriane ‘o spose o schiave’. L’ultimatum dei jihadisti
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    Isis: donne siriane ‘o spose o schiave’. L’ultimatum dei jihadisti

    Le donne non sposate o rimaste vedove dopo il conflitto in corso da marzo 2011 dovranno sposare un miliziano o verranno fatte schiave. Questo l’ultimatum dello Stato Islamico nei confronti di alcune siriane. Si stima siano migliaia quelle che subiscono la stessa sorte nelle zone controllate dall’Is in Siria, fra di loro anche Shokrana Khalil Alawi, vissuta per quattro anni da sola con il figlio Mustafa di 7 a Deir Ezzor (Siria), dopo essere rimasta vedova: «Mi hanno chiesto la mia mano, ma quando mi sono rifiutata ha emesso un ultimatum: sposami o diventerai mia schiava».

    La storia di Shokrana, maestra elementare, inizia nel 2011 quando va a vivere con marito e figlio nell’est del Paese. Una volta scoppiata la protesta contro il regime di Bashar al-Assadm, a marzo, suo marito e agente della intelligence siriana ha disertato e si è unito ai ribelli dell’Esercito Libero della Siria. Qualche tempo dopo l’uomo è stato vittima della battaglia e Shokrana Khalil Alawi si è ritrovata nella lista nera del regime, senza alcuna possibilità di raggiungere la famiglia ad Hassakeh.

    Rimasta sola con il figlio a Dier Ezzor, la donna ha cominciato ad insegnare come volontaria in una scuola elementare ricavata in un bunker sotterraneo. Un giorno, mentre si recava al lavoro, è stata notata da un miliziano perchè non portava il velo in testa e l’uomo le ha chiesto di sposarlo diverse volte, prima di persona poi tramite una persona a lei vicina, ma la risposta di Shokrana è stata sempre “no”.

    Aveva dieci anni meno di lei il pretendente marocchino e faceva parte del Fronte al-Nusra, finchè non è entrato a fare parte dell’Is e il giorno in cui il gruppo ha conquistato Dier Ezzor, il ragazzo ha bussato alla porta di Shokrana per minacciarla di schiavitù se si fosse ancora rifiutata di sposarlo.

    L’unica opzione per la donna era la fuga, con l’aiuto dell’Esercito Libero Siriano. Insieme al figlio è riuscita ad arrivare al confine con la Turchia per ricominciare, ha cercato lavoro ma si è tristemente resa conto che tutti sapevano che fosse una “donna sola“: «Qui gli uomini trattano le donne come oggetti. Molte altre donne siriane hanno i miei stessi problemi», ha raccontato al Telegraph.

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