Stragi migranti 2015: tutti i naufragi nel Canale di Sicilia

Stragi migranti 2015: tutti i naufragi nel Canale di Sicilia
da in Guardia Costiera, Mondo, Naufragi, ONU, Unione Europea
Ultimo aggiornamento: Sabato 20/02/2016 11:17

    Nel corso del tempo sono stati vari gli episodi di naufragi nel Canale di Sicilia. Le vittime sono sempre i migranti che, partendo dalle coste dell’Africa, si dirigono verso il nostro Paese alla ricerca di fortuna. Situazioni disperate, quelle dei migranti, che cercano di sfuggire alla povertà, alla fame, ma anche ai continui conflitti che spesso dilaniano i loro Paesi d’origine. Il Canale di Sicilia rappresenta molte volte una via di fuga, per cercare una vita migliore, per la sopravvivenza. Non è detto, però, che tutto vada bene, infatti a volte questi viaggi della speranza si concludono in maniera drammatica. L’approdo per i superstiti è molte volte quello di Lampedusa. Di seguito gli ultimi casi.

    Sbarchi, soccorsi 4200 migranti, 17 i cadaveri

    Sono 22 le operazioni di soccorso effettuate nella giornata di venerdì 29 maggio 2015 al largo delle coste libiche e coordinate dal Centro nazionale di soccorso della guardia costiera di Roma. In totale 4243 i migranti tratti in salvo, che navigavano in difficoltà a bordo di 9 barconi e 13 gommoni, da uno dei quali sono state recuperate anche 17 vittime. La situazione ha richiesto l’intervento di numerose unità navali della guardia costiera, della marina militare italiana, della guardia di finanza, oltre a diverse imbarcazioni delle marine militari irlandese e tedesca, delle unità inquadrate nel dispositivo Triton e di alcuni mercantili dirottati dal Centro nazionale di soccorso.

    A Pozzallo, in provincia di Ragusa, sono sbarcati 870 migranti. Si trattava di 718 uomini, 103 donne e 50 minori. Fra di loro c’era anche una neonata di 3 giorni, che è stata subito trasferita in ospedale insieme alla madre. Sono stati ricoverati anche due uomini con la febbre alta e due donne in gravidanza. Dall’1 al 3 maggio 2015 sono stati soccorsi dalla Marina Militare più di 2.000 migranti, tra Lampedusa e la Libia. Diversi pattugliatori hanno portato sulla riva italiana differenti persone, tutte sottoposte a controlli sanitari. Sono stati riscontrati diversi casi di scabbia, più di 80. I medici della Marina Militare hanno appurato il decesso di due migranti a bordo del rimorchiatore.

    Naufragio al largo della Libia: i soccorsi

    La Guardia Costiera ha recuperato nove cadaveri nel Mediterraneo, il 13 aprile 2015. Un barcone carico di migranti si è rovesciato a circa 80 miglia dalle coste della Libia. Sono state salvate 144 persone. I superstiti sono stati trasferiti a bordo di una nave della Marina Militare impegnata nell’operazione Triton. Un altro sbarco di circa 50 persone è avvenuto nei pressi di Siculiana e Montallegro, in provincia di Agrigento. Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine presenti, 10 uomini di nazionalità tunisina sono stati bloccati. In un recente Tweet datato 12 aprile, la Guardia costiera italiana annunciava che in pochi giorni sono stati soccorsi oltre 5.629 migranti che erano stipati su gommoni e barconi fatiscenti. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) dal 1 gennaio 2015 sono giunti in Italia almeno 15mila migranti. Almeno 800 migranti sono morti a 73 miglia a nord delle coste della Libia nella notte tra il 18 e il 19 aprile. L’ipotesi è quella, in base alla quale lo scafista avrebbe pilotato con poca attenzione l’imbarcazione. Tutto ciò avrebbe provocato una collisione con un mercantile, che era arrivato nella zona per portare i soccorsi. Le testimonianze di coloro che sono stati tratti in salvo sono molto tragiche, perché raccontano di come all’improvviso, dopo un colpo, la barca si sia ribaltata.

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    Più di 300 le persone morte nel naufragio di due gommoni avvenuto nel febbraio 2015. Una tragedia raccontata dai 9 superstiti, che sono stati soccorsi da un mercantile italiano e sono arrivati a Lampedusa con una motovedetta della Guardia Costiera. Tutti i migranti si trovavano su tre gommoni, che sono stati travolti dal mare in tempesta. Complessivamente sui gommoni c’erano più di 400 persone. Di queste soltanto 9 sono state tratte in salvo. I superstiti si sono salvati, rimanendo aggrappati ai tubolari. Poi sono stati soccorsi da un rimorchiatore italiano. La Guardia Costiera, dopo aver raccolto il racconto dei superstiti, ha deciso di perlustrare la zona del naufragio. I superstiti hanno raccontato le ore prima della partenza: “Da alcune settimane eravamo in 460 ammassati in un campo vicino Tripoli in attesa di partire. Sabato scorso i miliziani ci hanno detto di prepararci e ci hanno trasferito a Garbouli, una spiaggia non lontano dalla capitale libica. Eravamo circa 430, distribuiti su quattro gommoni con motori da 40 cavalli e con una decina di taniche di carburante”. Due dei sopravvissuti hanno raccontato in particolare del fatto che sarebbero stati minacciati con le armi: “Ci hanno assicurato che le condizioni del mare erano buone, ma in ogni caso nessuno avrebbe potuto rifiutarsi o tornare indietro: siamo stati costretti a forza ad imbarcarci sotto la minaccia delle armi”. Sulle imbarcazioni si trovavano anche diversi bambini: 3 si sono salvati, ma uno dei superstiti ha raccontato che altri 3 bimbi si trovavano su uno dei battelli naufragati.

    A dicembre 2014 ci sono state 18 vittime nel Canale di Sicilia. Fra le persone morte anche una bambina di 6 o 7 anni. In quell’episodio sono intervenute anche l’Onu e l’Unione Europea, che hanno affermato che bisognerebbe fare di più. In quel caso era stato un gommone di migranti partito dalla Libia. E’ stato per molti giorni in mare e, raggiunto dalla Guardia Costiera, sono stati trovati a bordo 16 corpi senza vita. Probabilmente i migranti sono morti per la sete e per il freddo. Molti sono stati soccorsi, ma non c’è stato niente da fare per loro. In quell’occasione ci furono 73 superstiti, che sono stati trasferiti prima sulla nave Orione e poi su una nave della Marina Militare. Le salme sono state portate a Porto Empedocle e sono state tumulate nei diversi cimiteri della provincia.

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    500 sono stati i dispersi del naufragio del settembre 2014 a 300 miglia al largo di Malta. Probabilmente il naufragio è stato causato dagli stessi trafficanti che di proposito avrebbero fatto colare a picco il barcone dei migranti, con i quali si sono scontrati. In base alle testimonianze dei sopravvissuti, si è scoperto che i migranti erano tutti siriani, palestinesi, egiziani e sudanesi, partiti da Damietta, in Egitto. Tra loro anche molte famiglie con minori.

    Il 3 ottobre 2013, a poche miglia dal porto di Lampedusa, un’altra tragedia del mare: un’imbarcazione libica è affondata, provocando 366 morti e 20 dispersi presunti. Questa è stata considerata la più grave catastrofe marittima nel Mediterraneo dall’inizio del 21esimo secolo. I superstiti sono stati 155. L’imbarcazione ha avuto difficoltà, quando l’assistente del capitano ha gettato a terra una torcia infuocata, che è caduta davanti a lui in una pozza di gasolio, che ha provocato l’incendio.

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