Isis issa la bandiera su Palmira e rivendica l’attacco suicida nella moschea sciita in Arabia Saudita

Isis issa la bandiera su Palmira e rivendica l’attacco suicida nella moschea sciita in Arabia Saudita
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    I militanti dello Stato islamico hanno issato la bandiera del gruppo jihadista sull’antica cittadella di Palmira, in Siria. Hanno pubblicato su internet immagini che lo mostrano. I militanti hanno preso la città, anche nota come Tadmur, dopo giorni di violenti scontri con l’esercito di Damasco. “Cittadella di Tadmur sotto il controllo del Califfato”, recita la didascalia di una fotografia pubblicata sui social media. Il gruppo militante Stato islamico ha inoltre rivendicato la responsabilità dell’attacco suicida contro una moschea sciita nel villaggio di al-Qadeeh, in Arabia Saudita. Lo ha reso noto il gruppo di monitoraggio del terrorismo Site, in un annuncio su Twitter, affermando che il kamikaze si chiamava Abu’Ammar al-Najdi.

    Sono saliti a 21 i morti causati dall’attacco suicida avvenuto oggi in una moschea sciita del villaggio di al-Qadeeh, nell’est dell’Arabia Saudita, rivendicato dal gruppo Stato islamico. Lo ha riferito il ministero della Salute saudita, aggiungendo che i feriti sono oltre 90. L’attacco, uno dei più sanguinosi avvenuti negli ultimi anni in Arabia Saudita, è avvenuto durante le preghiere del venerdì, mentre all’interno della moschea si trovavano più di 150 fedeli. In un filmato pubblicato su internet si vede una sala piena di fumo e polvere, con persone ferite che chiedono aiuto mentre si trovano a terra coperte di calcinacci e vetri.

    Migliaia di residenti sono fuggiti dalle loro case nella città irachena di Ramadi, finita in mano ai militanti dello Stato islamico. Negli ultimi giorni di combattimenti per il controllo della città sono rimaste uccise circa 500 persone e, secondo un portavoce del governatore provinciale, tra le 6mila e le 8mila sarebbero fuggite per mettersi in salvo. La caduta di Ramadi ha segnato una forte battuta d’arresto nella battaglia contro lo Stato islamico ma i combattimenti sono destinati a continuare. Su richiesta delle forze di sicurezza irachene, infatti, la coalizione guidata dagli Stati Uniti ha intensificato i raid aerei contro il Califfato, con 19 attacchi nei pressi di Ramadi nelle ultime 72 ore. Precedentemente lo Stato islamico aveva preso il controllo del complesso governativo issando la sua bandiera sugli edifici ufficiali.

    Nella giornata di sabato 23 maggio un convoglio di miliziani sciiti e soldati iracheni ha lasciato una base vicino a Ramadi, nella provincia irachena di Anbar, per dirigersi verso le zone controllate dallo Stato islamico.

    Lo hanno fatto sapere fonti ufficiali e testimoni. Centinaia di combattenti erano arrivati alla base aerea di Habbaniya la scorsa settimana, quando Ramadi è stata invasa dai jihadisti. Mentre le forze filo-Baghdad stanno tentando di riprendere Ramadi, i militanti dello Stato islamico spingono verso Fallujah per avvicinarsi sempre più a Baghdad.

    Sono almeno 32 i membri dello Stato islamico uccisi nei raid aerei nell’est della Siria, eseguiti dall’esercito siriano. e tra loro almeno quattro personaggi di spicco. Inoltre su ordine di Obama, le forze per le operazioni speciali degli Stati Uniti hanno compiuto un raid in territorio siriano uccidendo un alto leader dello Stato islamico che si occupava di dirigere le operazioni del gruppo legate a petrolio e gas, che è stato identificato come Abu Sayyaf, di origini tunisine, che si occupava di gestire le vendite di petrolio e gas sul mercato nero, per raccogliere finanziamenti per il gruppo terroristico. La moglie Umm Sayyaf è stata invece catturata.

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