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Condanne a morte in Arabia Saudita: servono nuovi boia

Condanne a morte in Arabia Saudita: servono nuovi boia
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    Condanne a morte in Arabia Saudita: servono nuovi boia

    Fioccano le condanne a morte in Arabia Saudita e così l’emirato ha deciso di pubblicare un annuncio di lavoro per assumere nuovi boia. Su un portale dedicato alle offerte di lavoro pubblico, è comparsa la richiesta da parte di Riad: servono otto candidati per eseguire le condanne a morte, “in grado di decapitare in pubblico ed eseguire amputazioni per reati minori”, come si legge nell’annuncio. Solo nel 2015 in Arabia ci sono state 85 pene capitali, la maggior parte per decapitazione in luogo pubblico: spesso, le teste mozzate sono state esposte al pubblico come ammonimento.

    Il dato relativo alle esecuzioni capitali è in crescita rispetto al 2014, quando furono 87 le condanne a morte eseguite nel paese. Secondo la denuncia di Amnesty International, il numero è destinato ad aumentare, registrando un aumento così forte nei primi mesi dell’anno, dopo l’arrivo al trono Salman, avvenuto a gennaio.

    L’Arabia Saudita non è certo nuova all’uso della pena capitale ed è da anni ai primi posti nei Paesi al mondo che la applicano con maggior frequenza dopo Cina e Iran. Sono tanti i reati per cui è prevista: si va dal traffico di droga, alla violenza carnale, passando per omicidio, apostasia, rapina a mano armata e stregoneria.

    A tutto questo si aggiunge un’altra denuncia, arrivata da Amnesty secondo cui i processi sono spesso tenuti in luoghi segreti, troppo spesso senza assistenza legale, con la tortura usata per estorcere confessioni e, in casi di imputati stranieri, senza un traduttore.

    L’Arabia è uno dei paesi che, per vari motivi, fa parte della coalizione contro l’Isis, ma, come il sedicente Califfato, usa metodi da Medioevo. Il sito Middle East Eye qualche tempo fa, mise a confronto i due sistemi di “giustizia” che prevedono la morte per blasfemia, omicidio, omosessualità, la lapidazione per l’adulterio se sposati, l’amputazione per i ladri.

    La differenza? Da un lato c’è uno jihadista che si è autoproclamato “il Califfo”; dall’altro un governo riconosciuto dalla comunità internazionale, alleato degli Occidentali nella lotta contro il terrorismo.

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