Maratona Boston: pena di morte con iniezione letale per l’attentatore Dzokhar Tsarnaev

Dzokhar Tsarnaev, l'attentatore ceceno che insieme al fratello ha fatto esplodere due bombe durante la maratona di Boston è stato condannato alla pena capitale.

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    Dzokhar Tsarnaev, l’attentatore della maratona di Boston dell’aprile 2013, è stato condannato a morte, dopo che circa un mese fa era stato riconosciuto colpevole degli attacchi, condotti con il fratello maggiore Tamerlan (poi ucciso in uno scontro con la polizia), che provocarono la morte di tre persone e il ferimento di altre 264. La sentenza è stata letta nell’aula della Corte federale di Boston alla presenza di Tsarnaev, dopo che i 12 giurati sono stati riuniti oltre 14 ore in camera di consiglio, ma alla fine il verdetto è stato emesso all’unanimità. Riconosciuto colpevole di tutti i 30 capi d’imputazione, per aver fatto esplodere due bombe alla maratona di Boston, il ragazzo è stato riconosciuto colpevole anche dell’uccisione di un poliziotto nel campus universitario del Massachusetts Institute of Technology durante la caccia all’uomo che seguì gli attentati. La difesa di Dzhokhar ha sostenuto che ha agito sotto l’influenza del fratello. All’epoca dei fatti i due fratelli ceceni avevano 19 e 26 anni. ”È stata una punizione severa per un crimine grave”, ha aggiunto Carlene Ortiz, la procuratrice che ha condotto le indagini. La procuratrice generale degli Usa, Loretta Lynch, ha parlato di ”punizione giusta”. Ripercorriamo la vicenda nelle seguenti schede, con un clic sulla freccia—>.

    L’attentato

    Il 15 aprile 2013 la maratona di Boston si è trasformata in un inferno. Due esplosioni, dovute a due bombe confezionate amatorialmente, hanno sconquassato un giorno di festa provocando morte e distruzione. Gli ordigni ritrovati sono composti da polvere nera e chiodi/biglie. Probabilmente sono stati attivati con un radiocomando a distanza. Una delle bombe era una pentola a pressione che era stata nascosta in una sacca nera. Subito dopo le esplosioni che hanno insanguinato la maratona di Boston si sono susseguiti in Rete video amatoriali e immagini riprese durante quei concitati momenti. Le riprese fatte dai presenti con cellulari e altri dispositivi sono immediatamente rimbalzati su internet. La giornata di festa e sport era anche seguita in diretta da televisioni non solo locali. I social network hanno agito da cassa di risonanza di questo tragico attentato.

    La vittima più giovane

    Martin Richard è una delle piccole vittime dell’attentato alla maratona di Boston. Aveva otto anni veniva da Dorchester e si trovava vicino alla linea d’arrivo insieme alla sua famiglia, sua madre e sua sorella. Stavano aspettando l’arrivo del padre, William Richard, impegnato nella corsa, quando le esplosioni hanno interrotto quel momento di festa. I vigili del fuoco hanno rilasciato alcune testimonianza: ”Il bambino è corso ad abbracciare il padre al traguardo. Poi il papà ha continuato a camminare e il piccolo è tornato sul marciapiedi, con la famiglia. In quel momento è esplosa la bomba che ha ucciso il ragazzino e dilaniato la gamba alla sorellina”. Martin è la vittima più giovane dell’attentato a Boston. Sua madre è rimasta gravemente ferita e la sorellina ha subito l’amputazione delle gambe. I feriti in totale sono stati 264 e i morti tre.

    Il falegname simbolo

    Appare in moltissimi video che sono stati trasmessi dalle televisioni e postati su tutti i social network. E’ un uomo anziano che sta per percorrere gli ultimi metri che lo separano dalla linea di arrivo, alla maratona di Boston. Il clima è di festa e nulla fa presagire che qualche istante dopo sarebbero esplose due bombe che avrebbero portato morte e distruzione. Le immagini hanno ripreso proprio il momento delle esplosioni e lui, Bill Iffrig, l’uomo che cade in terra a causa dello spostamento d’aria, è diventato il simbolo della strage di Boston.

    Bill è un ex falegname e si trovava a Boston per correre la maratona numero 45 della sua vita di atleta. È uno dei top runner della sua età, uno dei pochi ad aver concluso quattro maratone nella categoria tra i 75 e i 79 anni. L’uomo è stato intervistato dalla CNN, alla quale ha raccontato: ”È accaduto tutto a un metro e mezzo da me. Un botto orribile, tremendo. Poi ho sentito cedere le ginocchia e sono caduto per terra. Per un momento ho pensato che fosse venuto il mio momento. Certo che se fossi stato un metro più in là per me sarebbe finita. Poi, però, mi hanno aiutato a rialzarmi e sono riuscito ad andare avanti. Qualcuno mi ha portato una sedia a rotelle, ma sono stato capace di tagliare il traguardo con le mie gambe”. Alla fine Bill è riuscito a tagliare il traguardo e a raggiungere il suo hotel a un chilometro dal luogo dell’attentato. Il figlio Mark stava seguendo da casa la corsa sul web, dall’altra costa d’America, e su Facebook ha avuto in tempo reale il quadro di quello che stava succedendo a Boston: le esplosioni, il sangue, i morti e i feriti. Quindi ha acceso la tv e ha visto il padre steso per terra. Per fortuna è riuscito a entrare in contatto con lui, verificando che stesse bene. L’uomo se l’è cavata con un ginocchio sbucciato, ma è riuscito a scampare dall’atroce attentato.

    La cattura dei responsabili

    La polizia e l’Fbi sono state impegnate fin dai primi momenti in una operazione finalizzata a scovare i responsabili. Dopo una sparatoria al Mit, il Massachusetts Institute of Technology, si è capito che gli agenti erano addosso al secondo attentatore responsabile delle bombe alla maratona di Boston. Si trattava di un giovane di 19 anni, Dzhokhar Tsarnaev, fratello del 26enne Tamerlan, studente di ingegneria che è stato ucciso nella notte precedente, durante un inseguimento e la successiva sparatoria al quartiere universitario di Boston. Secondo la ricostruzione delle autorità, l’imputato e il fratello, l’allora 26enne Tamerlan Tsarnaev, installarono due ordigni esplosi nei pressi dell’arrivo della corsa che si tenne il 15 aprile 2013. Tamerlan morì tre giorni dopo l’attacco nel corso di una sparatoria con la polizia, mentre Dzhokhar venne trovato il 19 aprile, ferito e nascosto in una barca in un cortile di periferia. In quella imbarcazione è stata ritrovata una sorta di confessione scritta da Dzhokhar per affermare che le bombe di Boston erano ”una vendetta per gli attacchi degli Usa contro i musulmani in Afghanistan e Iraq, perché attaccare un musulmano vuol dire attaccare tutti i musulmani”.

    Il verdetto del tribunale

    A processo, il 19enne Dzhokhar Tsarnaev, uno dei due attentatori della maratona di Boston, ha rigettato l’accusa di 30 reati pronunciando la propria non colpevolezza. Per lui è stata chiesta l’esecuzione capitale. Il ministro della giustizia Eric Holder ha deciso di proporre la pena capitale come punizione esemplare, anche se ha ripetuto la sua personale contrarietà alla pena di morte. In effetti questo non gli ha impedito in diverse occasioni di proporla. Si tratta del più importante caso federale di pena di morte dal 1995, quando Timothy J. McVeigh fu processato e condannato per la bomba a un ufficio federale a Oklahoma City. Ad annunciare la decisione di Holder è stato Carmen Ortiz, procuratore di Boston. All’udienza è stata registrata la partecipazione di un gran numero di sopravvissuti, tra cui diversi feriti gravi. All’esterno del tribunale ad attendere la vettura c’erano i giornalisti e dei manifestanti con dei cartelli. Nell’aula del tribunale federale di Boston, protetta da pesanti misure di sicurezza, un ampio spazio era stato riservato a molti sopravvissuti all’attentato e alle famiglie delle vittime e Tsarnaev ha cercato di evitare il loro sguardo, salvo poi rivolgere a sua volta rapide occhiate.