Vignette su Maometto, i casi che hanno scatenato la violenza degli estremisti islamici

I casi più famosi in cui gli estremisti islamici si sono scagliati contro opere di autori occidentali ritenute offensive per l'Islam, dalle vignette ai film.

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    Se di scontro di civiltà non si può parlare (non tutti i musulmani sono jihadisti, non tutti gli occidentali sono estremisti cristiani), è pur vero che vignette, film o libri contro l’Islam o Maometto negli anni hanno scatenato la violenza degli estremisti islamici, arrivando fino alla morte dei loro autori. La libertà di parola, concetto fondante ogni democrazia, finisce nel mirino degli jihadisti specie quando colpisce la religione o simboli centrali per l’Islam come la figura del Profeta. A tutto questo si deve aggiunge che molti musulmani considerano blasfemo anche solo rappresentare Maometto (cosa che nella tradizione islamica invece esiste). Da un lato ci sono fondamentalisti che reputano ogni cosa offensiva e giustificano la violenza fino a invocare la morte degli artisti; dall’altro arrivano attacchi e accuse anche gravi nei confronti di una religione professata da oltre due miliardi e mezzo di persone. In mezzo c’è la difesa della libertà di parola e opinione, strattonata e vilipesa da entrambi, ma che rimane il solo modo per combattere l’odio e la violenza.

    Spari in Texas contro vignettisti

    L’ultimo episodio è recente e ci porta a Garland, sobborgo di Dallas, Texas. Due uomini hanno sparato contro le persone radunate al Curtis Culwell Center dove si teneva un concorso per le vignette contro Maometto promossa dall’American Freedom Defense Initiative su iniziativa di Pamela Geller. Gli assalitori sono stati uccisi dalle Forze di Polizia e di sicurezza presenti: tra gli ospiti dell’ereditiera americana, nota per le sue posizioni anti Islam, c’era anche Geert Wilders, politico olandese conosciuto per le sue posizioni xenofobe e fondatore del Partito della Libertà, da tempo nel mirino degli integralisti.

    L’attentato a Charlie Hebdo

    La vicenda, diventata triste simbolo di tutto ciò, è l’attentato a Charlie Hebdo dello scorso 7 gennaio 2015. I fratelli Said e Chérif Kouachi fanno irruzione nella redazione del giornale satirico francese, da tempo nel mirino dei fondamentalisti per le vignette su Maometto: 12 i morti. I fratelli verranno uccisi dalle Forze Speciali dopo un lungo assedio due giorni dopo. Nello stesso giorno e nel successivo, la strategia si amplia, coinvolgendo la città di Parigi e in particolare l’Hypercacher a Montrouge, Parigi: quattro le vittime, ucciso l’altro attentatore Amedy Coulibaly.

    La fatwa contro Salman Rushdie

    Il primo episodio risale al 1988 quando Salman Rushdie pubblica i “Versetti satanici” in cui fondamentalisti e imam vari vedono allusioni offensive contro Maometto. L’ayatollah Khomeini lancia la fatwa, la condanna a morte per blasfemia. Da allora, lo scrittore vive sotto protezione in Inghilterra. La condanna non è mai stata ritirata, anzi: Rushdie ha dovuto spesso rinunciare a festival letterari nel mondo musulmano per le troppe minacce, mentre il traduttore giapponese Hitoshi Igari è stato ucciso, feriti il traduttore italiano, Ettore Capriolo e l’editore norvegese. 

    L’assassinio di Theo Van Gogh

    Il 2 novembre 2004 il regista olandese Theo Van Gogh, autore del film “Submission” in cui affronta la tematica della condizione della donna nella società musulmana, viene ucciso per strada ad Amsterdam da Mohammed Bouyeri che prima gli sparò due volte, poi lo colpì 4 volte con un coltello. La pellicola, ritirata anche a seguito delle minacce dirette al produttore, è ancora visibile sul web.

    L’attacco al danese Jyllands- Posten

    Nel 2006 è il giornale danese Jyllands- Posten a pubblicare delle vignette satiriche su Maometto che scatenano le proteste del mondo musulmano in diverse parti del mondo, da Londra al Medio Oriente, passando per Giacarta e l’Africa. Le proteste continuano per giorni, si arriva al boicottaggio di prodotti danesi e uno dei vignettisti rischia più volte di essere ucciso.

    L’assalto al consolato italiano a Bengasi

    Le proteste per le vignette sul Jyllands- Posten scatenano la reazione dell’allora ministro Roberto Calderoli che mostra una maglietta con i disegni incriminati. A Bengasi, in Libia, viene preso d’assalto il consolato italiano: la polizia spara sulla folla causando 11 morti. Pochi giorni dopo l’esponente leghista, definito da Muammar Gheddafi un “fascista”, si dimette da ministro.

    L’assalto all’ambasciata USA a Bengasi

    Il 12 settembre 2012 Bengasi è ancora teatro di violenze che sfociano nell’assalto all’ambasciata USA in cui muoiono 4 persone, compreso l’ambasciatore Christopher Stevens. A scatenare le proteste in moltissimi paesi arabi è stato il film “L’innocenza dei musulmani”, film su Maometto giudicato blasfemo realizzato da Sam Bacile. L’autore è un promotore finanziario che ha raccolto i fondi per il film in lungo e in largo negli Stati Uniti, pubblicandolo anche su Youtube.

    Il falò del Corano dei pastori cristiani USA

    Ad alimentare il clima di odio e violenza hanno contribuito anche alcuni pastori cristiani statunitensi. Il primo è Terry Jones (in foto), reverendo che nel 2010 minaccia di bruciare copie del Corano nell’anniversario dell’11 settembre. Il religioso alla fine decide di non farlo, ma diventa d’ispirazione per un collega, il reverendo Wayne Sapp. Il pastore nel 2012 brucia copie del libro sacro dell’Islam, il Der Spiegel pubblica le foto del rogo e nei paesi arabi si scatenano le proteste. In tutto l’Afghanistan si moltiplicano le manifestazioni di rabbia e viene presa d’assalto anche la sede Onu locale: il bilancio finale è di 31 morti.