Jean-Marie Le Pen, chi è il leader dell’estrema destra francese ‘tradito’ dalla figlia Marine

Jean-Marie Le Pen, chi è il leader dell’estrema destra francese ‘tradito’ dalla figlia Marine
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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16/03/2016 09:43

    Leader dell’estrema destra francese, Jean-Marie Le Pen nasce nel 1928 in un paesino bretone, La Trinité-sur-mer, figlio di Jean, pescatore e consigliere comunale del posto. Da trent’anni sulla scena politica francese, il controverso fondatore del Front National, per il quale le camere a gas e i campi di concentramento nazisti sono da considerare ”un dettaglio davanti alla Storia”, ora si trova a dover combattere una battaglia interna alla sua stessa famiglia, dopo aver recentemente incassato le aspre critiche della figlia, attualmente a capo del ‘suo’ partito nazionalista. Marine Le Pen ha infatti annunciato con forza che non sosterrà la candidatura del padre alle prossime elezioni regionali francesi. E a leggere i media francesi, a questo comunicato potrebbe seguire anche la rimozione di Jean-Marie Le Pen dalla presidenza onoraria del partito. Ma chi è, e chi è stato Jean-Marie Le Pen? Ecco un ritratto del leader nero francese.

    Jean-Marie Le Pen viene adottato dallo Stato a 14 anni, dopo essere rimasto orfano in seguito a un incidente a bordo del peschereccio di famiglia: si trovava con suo padre quando, oltre a pescare pesci tirarono a bordo una mina che esplose. A 16 anni chiede di entrare a fare parte delle ‘Forze francesi dell’interno’, per combattere l’occupante nazista, ma non viene accettato perché troppo giovane. Studia Legge e Scienze Politiche e nel 1954 si arruola nella Legione Straniera come paracadutista, per combatte nei conflitti intrapresi dalla Francia contro l’Indocina e l’Algeria che lottano per uscire dal dominio coloniale.

    La sua carriera politica inizia solo due anni più tardi, nel 1956, quando viene eletto deputato per il partito del populista di Pierre Poujade. Un anno dopo ne esce e fonda il ‘Front national des combattants’. Durante un comizio viene ferito all’occhio in una rissa. Da questo momento indossa una benda nera, che contribuirà a renderlo perfetto per il suo ruolo di ex combattente. Jean-Marie si schiera all’estrema destra e si rivolge ai reduci di guerra e agli irriducibili dell’Algeria francese, fino ad abbandonare il suo posto di deputato per partire un’altra volta volontario in guerra, stavolta in Algeria. Il 9 novembre 1962 racconta nella rivista Combat di avere ”torturato, perché era necessario farlo”.

    Nel 1971 non riesce a guadagnare il seggio di deputato all’Assemblea nazionale e fonda una piccola casa discografica (Société d’études et de relations publiques, Serp) per pubblicare quattro dischi dal titolo Il III Reich. Voci e canti della Rivoluzione tedesca, che gli valgono due mesi di carcere con la condizionale e 10 mila franchi di multa per apologia di crimini di guerra.

    Nel 1965 lavora per la campagna elettorale del candidato di estrema destra Jean-Louis Vigancour, ma è nel 1972 che fonda il Fronte Nazionale, unendosi al gruppo neofascista Ordre nouveau, ai nostalgici del maresciallo Philippe Pétain (capo della Francia collaborazionista con i nazisti durante la Seconda guerra mondiale) e ai seguaci di Giorgio Almirante. Da questo momento comincia le sue battaglie per la difesa dell’identità nazionale francese volte al rafforzamento della legge, tra cui la reintroduzione della pena di morte, con forti restrizioni sull’immigrazione da paesi extraeuropei, e la richiesta del ritiro della Francia dall’Unione europea, diventando un esempio per i gruppi razzisti e antisemiti.

    Nel 1976 la famiglia di Jean-Marie Le Pen subisce un attentato in cui la sua casa viene distrutta, la famiglia viene ospitata nella dimora di Montretout da Hubert Lambert, ricchissimo industriale del cemento. Pochi mesi dopo Lambert muore, non prima di avere lasciato i suoi averi a Le Pen con un messaggio : ”Ti nomino mio erede, perché so che la libertà che ti conferirò tu la userai per difendere le idee nazionali”. Il testamento viene impugnato da un cugino del defunto, ma tutto finisce con un accordo amichevole. E’ da questo momento che Jean-Marie Le Pen può contare su una disponibilità finanziaria enorme, che sfrutterà per raggiungere il potere politico.

    Nel 1988 raccoglie il 14 per cento alle elezioni presidenziali e il 15% a quelle del 1995. Il Fronte Nazionale, che oggi conta un solo seggio in Parlamento, subisce un brutto colpo nel 1998, quando il braccio destro di Le Pen, l’ingegnere Bruno Megret, esce dal partito portandosi via metà dei dirigenti. Il 15 gennaio 2011 lascia la Presidenza del FN in favore della figlia Marine. Nel 2012 sua nipote Marion Le Pen, la più giovane parlamentare della V Repubblica, ed esponente del FN, è stata eletta deputata nel dipartimento di Vaucluse.

    Le Pen ha sempre avuto posizioni molto estreme e controverse. Più volte ha mostrato spregio nei confronti degli intellettuali, rivolgendosi con parole assai crude verso i massimi rappresentanti della cultura francese del passato. Ha definito Sartre, Camus, e Mauriac ‘una banda di apolidi e di pederasti’. Ha proposto l’isolamento forzato dei malati di HIV, ha accusato Jacques Chirac di essere ‘a libro paga degli ebrei’, ha criticato i giocatori neri della nazionale di calcio francese, ha definito Nicolas Sarkozy ‘lo straniero’ per via delle sue origini ungheresi, ha elogiato Pétain (collaborazionista con i nazisti), ha continuato a sostenere che le camere a gas dell’Olocausto sono semplicemente un dettaglio di poco conto davanti alla Storia, argomento quest’ultimo, che ha generato il recente strappo con la figlia.

    Scrive Marine le Pen, contenta di contenta di poter tagliare con un passato imbarazzante e proporsi come candidata credibile per l’Eliseo nel 2017: ”Jean-Marie Le Pen sembra essere entrato in una spirale di terra bruciata e suicidio politico. Data la situazione, ho informato Jean-Marie Le Pen che durante la riunione dell’ufficio politico prevista per il prossimo 17 aprile, durante la quale si decideranno i capilista per le prossime elezioni regionali, mi opporrò alla sua candidatura nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Il suo status di presidente onorario non gli permette di prendere in ostaggio il Front National con provocazioni così volgari che il loro vero scopo sembra danneggiarmi; sfortunatamente però queste provocazioni sono un danno per il nostro intero movimento, per le sue idee, per i suoi candidati, per i suoi iscritti e per i suoi elettori. Con grande tristezza quindi sono costretta a indire rapidamente una riunione del comitato esecutivo del partito per valutare la strada migliore per proteggere gli interessi del Front National”.

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