Debito greco con la Germania: Tsipras vuole prima i debiti di guerra

Debito greco con la Germania: Tsipras vuole prima i debiti di guerra
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    Debito greco con la Germania: Tsipras vuole prima i debiti di guerra

    La Grecia torna alla carica e fa i conti alla Germania sui risarcimenti dei debiti di guerra ancora non saldati, mentre la UE avverte che la nuova direzione del governo Tsipras è sbagliata. Come riporta la Bbc, è stato il vice ministro ellenico all’Economia Dmitris Mardas a quantificare in 279 miliardi di euro la cifra da versare per i danni dell’occupazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. La richiesta del governo di Alexis Tsipras era arrivata già il mese scorso quando il primo ministro ne aveva parlato direttamente con la cancelliera Angela Merkel. La polemica era stata stroncata dal governo tedesco che ha ribadito come la questione sia stata risolta con i vecchi trattati; la risposta però non ha convinto la Grecia. Da Bruxelles intanto arriva una prima bocciatura su quanto messo in campo oggi dal governo greco: una situazione complessa in cui presente e passato si mischiano.

    Il calcolo “ufficiale” del governo greco è di circa 279 miliardi di euro, mentre Berlino chiarisce che il problema è stato risolto legalmente anni fa e precisamente nel 1960 quando la Germania, non ancora unificata, pagò 115 milioni di marchi tedeschi come risarcimento volontario.

    Soldi che, secondo le autorità elleniche, non hanno coperto tutti i danni dei nazisti a partire dalle infrastrutture danneggiate, i crimini di guerra contro la popolazione civile e soprattutto il prestito forzoso che Hitler chiese alla Grecia per pagare l’occupazione.

    La richiesta greca oggi si inserisce in un quadro più complesso. Il Paese deve dare risposte all’UE: deve rinegoziare 240 miliardi di euro del salvataggio che ha evitato la bancarotta e deve versare la sua quota di 448 milioni di euro al FMI entro giovedì. Il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha assicurato che saranno rispettati tutti gli obblighi verso i creditori, cercando di calmare le acque e tranquillizzare le varie autorità in ballo.

    Stesse parole sono arrivate dal premier Tsipras in diverse occasioni, senza però dimenticare la seconda parte del discorso: la Grecia è disposta a pagare tutti i debiti ma chiede che anche la Germania saldi i suoi, ripagando quanto fatto durante l’occupazione nazista.

    La risposta di Berlino non si è fatta attendere. Il vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel le ha liquidate in modo netto. “Francamente lo trovo stupido”, ha dichiarato, rimarcando come tutto questo non porti la stabilizzazione della Grecia “avanti di un millimetro”.

    Intanto, sul fronte del presente, Bruxelles bacchetta il governo greco le cui misure starebbero andando “nella direzione sbagliata” perché “non mirate ai più vulnerabili”. Fonti UE sottolineano che “non ci sono stati molti sviluppi sulla lista in queste settimane” e che ci sono “molte domande senza risposta”.

    La questione in realtà è molto più complessa. Il governo Tsipras non è il primo a chiedere i danni alla Germania: già l’esecutivo Samaras si era impegnato a risolvere la questione chiedendo al ministero delle Finanze di quantificare il dovuto. Il documento è stato redatto nel 2012 e pubblicato a marzo 2015 dal quotidiano tedesco Der Spiegel che ha avuto gli originali della comissione greca. Nel 2013 l’allora governo ellenico decise di non insistere: era il momento di massima crisi, la Grecia doveva appellarsi al piano di salvataggio e si preferì sottacere. Che la questione fosse irrisolta è stato chiaro a molti tra studiosi e storici, anche tedeschi.

    I DEBITI DELL’OCCUPAZIONE TEDESCA
    Per capire bisogna risalire indietro nel tempo. Durante la Seconda Guerra Mondiale la Grecia ha subito l’occupazione tedesca che ha devastato il territorio e commesso eccidi sulla popolazione. Infrastrutture distrutte, industrie messe in ginocchio, civili fucilati in barbare esecuzioni. Non solo i danni della guerra: nel 1941 Hitler chiede e ottiene dalla Banca Centrale Greca un prestito forzoso, rinnovato fino 1944, per pagare la stessa occupazione e le spedizioni tedesche in Africa. Quei 476 milioni di marchi oggi sarebbero 11 miliardi di euro, 50 se si considerano gli interessi che la Banca Centrale fu anche costretta a non inserire nell’accordo. Quel prestito doveva essere ridato e gli stessi nazisti nel ’44 avevano iniziato le pratiche; nel 1965 l’allora cancelliere tedesco Ludwig Erhard promise che il debito sarebbe stato saldato con la riunificazione della Germania, ma quei soldi non furono mai dati.

    IL TRATTATO DI LONDRA
    Questo ci porta a due tasselli fondamentali della storia.

    Il primo è il trattato di Londra del 1953 quando le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale di fatto dimezzarono i debiti di guerra della Germania. Ventuno Paesi, tra cui la Grecia, firmano il London debt agreement che, ricorda Albrecht Ritschl, docente di storia dell’economia alla London School of Economics in un’intervista al Sole 24 Ore, divide in due tronconi il debito tedesco. Da una parte quello accumulato fino al 1933 che venne pagato subito con interessi così bassi da ridurlo della metà; dall’altra i debiti di guerra e le riparazioni dei danni dovuti ai nazisti che vengono legati all’unificazione della Germania. Gli interessi vengono dimezzati, le cifre ridotte alla metà e dilazionate in 30 anni: i tedeschi iniziano a pagare la prima metà del debito.

    La scelta è dovuta in particolare agli Stati Uniti che premono per rilanciare l’economia tedesca in un clima internazionale che è mutato dopo la fine del conflitto. In piena Guerra Fredda, le potenze occidentali devono evitare la presa di potere del blocco sovietico e la Germania è un tassello fondamentale per l’Europa. La Grecia, insieme all’Italia, è l’unica a sollevarsi con forza contro il trattato: i danni inflitti al Paese durante l’occupazione tedesca erano tali da esigere il pagamento totale. Alla fine passa la linea americana.

    LA RIUNIFICAZIONE DELLA GERMANIA
    Siamo al 1990, secondo tassello. La Germania si avvia alla riunificazione, con lo spettro di 1.500 miliardi di dollari da pagare, secondo l’accordo di Londra. L’allora cancelliere Helmut Kohl si oppone strenuamente alla rinegoziazione del debito: pagarlo avrebbe significato condannare il Paese al default, scampato 37 anni prima. Anche in questo caso Grecia e Italia si fanno sentire, inutilmente e il richiamo al vecchio trattato non entra nel piano di riunificazione. In cambio, ricorda ancora Ritschl, la Germania conferma “il forte impegno economico tedesco nello sviluppo del progetto europeo”.

    In mezzo, nel 1961, c’è il versamento dei risarcimenti volontari da parte della Germania ai paesi distrutti dalla guerra che però non basta.

    IL PRESTITO FORZOSO
    Torniamo al documento del 2012. Gli esperti hanno analizzato 50mila tra carte e documenti ufficiali dell’epoca, conservati nella Banca Centrale. Quei soldi dati a Hitler non rientrano in alcun trattato ed è, conclude il documento, un prestito puro e semplice che la Germania potrebbe essere costretta legalmente a pagare. La cifra si aggira sugli 11 miliardi di euro, il 5 percento del Pil greco, sottolinea Der Spiegel. Ci sono poi i risarcimenti ai parenti delle vittime come le 210 persone massacrate nel villaggio di Distomo il 10 giugno 1944. Per quello che rimane uno dei peggiori massacrati commessi dai nazisti in Grecia, nulla è ancora stato pagato, nonostante nel 2000 l’Alta Corte greca abbia confermato il dovuto risarcimento agli abitanti di Distomo.

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