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Al-Shabaab: chi sono, cosa vogliono e cosa hanno fatto finora

Al-Shabaab: chi sono, cosa vogliono e cosa hanno fatto finora
da in Africa, Al-Qaeda, Boko Haram, Mondo, Terrorismo
Ultimo aggiornamento: Sabato 04/04/2015 12:46

    I miliziani di al-Shabaab operano in Somalia, ma le loro attività terroristiche si espandono anche nel vicino Kenya. Il gruppo è stato riconosciuto ufficialmente dal 2012 come cellula locale di al-Qaeda, che nonostante la morte di Bin Laden ha trovato il modo per perpetuarsi in sottogruppi che hanno lo scopo di destabilizzare gli equilibri sociali attraverso attentati terroristici, soprattutto in zone dell’Africa e dell’Asia. Pure la Nigeria è tra i paesi più coinvolti dalle violenze di matrice fondamentalista. L’ultimo sanguinoso attacco ha visto come teatro il campus universitario di Garissa, nel nord-est del Kenya, vicino al confine con la Somalia. I militanti, ha spiegato Joseph Nkaissery, ministro dell’Interno del Kenya, sono arrivati nel campus da una vicina moschea, hanno ucciso due guardie e si sono poi recati negli alloggi degli studenti. Il bilancio provvisorio è di almeno 148 morti e una sessantina di feriti. In seguito è stato appurato che oltre 500 studenti sono scomparsi dai loro dormitori. Tre sospetti sono stati arrestati, quattro aggressori sono stati uccisi. Avevano addosso degli esplosivi ed erano muniti di AK-47, e quando sono stati colpiti dai proiettili sparati dalla sicurezza sono saltati in aria, ha raccontato il ministro dell’Interno Joseph Nkaissery. La polizia ha offerto una taglia di 220 mila dollari per Mohammed Mohamud, ritenuto la mente dell’attentato. I militanti somali di al-Shabaab hanno minacciato altri attacchi in Kenya, dopo quello compiuto nell’università di Garissa. Ma chi sono i miliziani di al Shabab? Cosa vogliono e perché? —>

    Ai tempi del secondo governo transitorio del 2004, appoggiato dagli USA e riconosciuto dalla comunità internazionale, entrano in scena gli islamisti di al Shabaab, che in somalo significa La Gioventù. Il gruppo è nato durante la guerra civile in Somalia, dopo la sconfitta dell’Unione delle Corti Islamiche (UCI), di cui era il braccio armato, ad opera del Governo Federale di Transizione (GFT) e dei suoi sostenitori, in primo luogo i militari dell’Etiopia. Finanziato da Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo, e sostenuto militarmente dall’Eritrea, il gruppo di al-Shebaab dal 2012 è considerato formalmente come cellula di al-Qaeda, dunque il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha posto diverse taglie sui suoi leader. Numerosi rapporti indicano che al-Shabaab è in collegamento anche con altri gruppi islamici in Africa, come Boko Haram in Nigeria. Mohammed Mohamud, conosciuto anche come Dulyadin e Gamadhere, è considerato il capo delle operazioni degli al Shabaab in Kenya.

    L’obiettivo di al-Shebaab agli inizi era contrastare l’avanzata delle forze governative somale ed etiopi che, con l’appoggio degli Stati Uniti, tentavano di sottrarre loro la capitale Mogadiscio. Se cacciare i soldati stranieri (anche kenioti) dalla Somalia resta lo scopo di base, in seguito hanno anche abbracciato la lotta per l’istituzione della sharia (la Legge Islamica) nella rigida applicazione wahhabita, come legge delle Stato somalo. In pratica Al-Shabaab sostiene la versione saudita di ispirazione wahhabita dell’Islam (tra cui la lapidazione di donne accusate di adulterio e l’amputazione delle mani dei ladri), mentre la maggior parte dei somali seguono il Sufismo.

    L’attività terroristica di al-Shabaab si è manifestata contro il Kenya perché responsabile di aver mandato il suo esercito a combattere il gruppo in Somalia. Il 1996 fu l’anno dell’attentato contro l’ambasciata Usa a Nairobi. Nel 2002 i miliziani somali si sono diretti contro obiettivi israeliani attorno a Mombasa, dove è stata istituita una rete di reclutamento. L’attacco più sanguinoso resta quello al centro commerciale Westgate a Nairobi (luogo di incontro di dirigenti kenioti, e simbolo di vita all’occidentale, con negozi ebrei e americani), avvenuto nel settembre del 2013, che costò la vita a 68 persone non musulmane (cioè che non avevano saputo recitare parte del Corano). Mentre nel novembre del 2014 in un attacco terroristico venne preso di mira un autobus su cui viaggiavano sessanta persone. Anche in questo caso venne fatta la selezione: vennero uccisi solo coloro che non sapevano recitare il Corano. Più recentemente, i primi di aprile 2015, uomini armati hanno preso d’assalto l’università di Garissa, vicino al confine con la Somalia, provocando almeno 148 morti e 60 feriti.

    Nessuna quantità di precauzioni o di misure di sicurezza potrà garantire la vostra sicurezza, evitare un altro attacco o impedire che avvenga un altro bagno di sangue nelle vostre città”, ha dichiarato al Shabaab in un comunicato (nella foto il leader Mohamed Mohamud). ”Questa sarà una guerra lunga, orribile nella quale voi, gente del Kenya, sarete le prime vittime”. Rivolgendosi agli abitanti del Kenya, il gruppo ha dunque promesso una guerra lunga e orrenda, aggiungendo che le città del Paese diventeranno “rosse di sangue”. Nel messaggio diretto alla popolazione del Kenya, il gruppo al-Shabaab ha pure affermato che l’attacco è stato compiuto per vendicare la presenza militare di Nairobi in Somalia, e per i maltrattamenti subiti dai musulmani in Kenya.

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