Cristiani perseguitati oggi nel mondo, le Ong: ‘Ne muoiono 5 ogni minuto’

Cristiani perseguitati oggi nel mondo, le Ong: ‘Ne muoiono 5 ogni minuto’
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Ultimo aggiornamento: Venerdì 03/04/2015 17:03

    Papa Francesco contro la violenza

    I cristiani perseguitati nel mondo oggi appartengono a varie confessioni. Di recente la cellula terroristica di Al-shabaab ha rivendicato l’attacco all’università di Garissa in Kenya in cui sono morte centinaia di cristiani, scelti tra la folla e divisi dai musulmani. In Iraq la situazione è drammatica, oltre 200.000 cristiani iracheni sono scappati verso le zone curde dai villaggi della piana di Niniveh, arrivati a Arbil sfuggiti dalle milizie dello Stato Islamico che obbliga tutti a convertirsi all’Islam. Ma essere cristiano in Nord Africa o in Medio Oriente non vuol dire solo professare una religione minoritaria, che comporta comunque una certa emarginazione, ma pure essere percepito come una ‘avanguardia‘ dell’Occidente, una sorta di incarnazione del peccato. Per questa ragione, i cristiani vengono eliminati in maniera sistematica. In pratica l’80% degli atti di persecuzione religiosa nel mondo è attuata contro i cristiani. Il numero complessivo è di oltre 150 milioni. Il Center for the Study of Global Christianity riporta la stima media di centomila cristiani uccisi ogni anno per la loro fede lungo l’ultimo decennio. Una media di cinque cristiani al minuto. Vediamo la mappa delle persecuzioni dei cristiani, con un rapido sguardo delle varie situazioni più critiche a livello mondiale.—>

    Iraq, bombardati villaggi cristiani: migliaia in fuga verso Kurdistan

    I cristiani iracheni scampati dai massacri delle milizie dello Stato Islamico affermano con decisione che è meglio morire che convertirsi, pronunciare la ‘Shahada’, la dichiarazione di conversione all’Islam è da traditori. E quattro uomini del villaggio di Batnaia, a ovest di Mosul, raccontano (si legge sulle pagine del Corriere): ”Per un mese ci hanno provato. Ogni giorno venivano a dirci che dovevamo diventare musulmani. Una mattina gli abbiamo detto che forse era meglio se loro si battezzavano. Ma ci hanno picchiato più forte”. VEDI ANCHE: STORIE STRANE E INCREDIBILI CHE RIGUARDANO L’ISISNon è tanto la formuletta di adesione all’Islam che vale. Se fosse solo quello, si potrebbe anche fare. Poi ti confessi e finisce tutto, torni cristiano. Il fatto è che i jihadisti ti chiedono di provare la tua nuova fede. Esigono che il neo-convertito vada a combattere con loro, partecipi alle operazioni in prima linea”, dicono. I testimoni dicono pure che le donne yazidi violentate, in molti casi preferirebbero morire piuttosto che affrontare la vergogna dello stupro nelle loro stesse comunità famigliari. In molti preferirebbero un ”accurato bombardamento americano che uccidesse le donne assieme ai loro aguzzini”, piuttosto che vivere con la vergogna dello stupro.

    Decine di migliaia di cristiani iracheni sono fuggiti dalle loro case situate nel nord del paese in seguito all’avanzata dei jihadisti che hanno preso il controllo di Qaraqosh e di altre tre località vicine, dove vivono gran parte dei cristiani del paese. I cristiani perseguitati hanno riferito la notizia della fuga e un responsabile religioso, il patriarca caldeo di Kirkuk, Louis Sako, ha confermato il ‘disastro umanitario’. I cristiani sono fuggiti “con nient’altro che i loro vestiti addosso, alcuni a piedi, per raggiungere la regione del Kurdistan” ha detto Sako. I jihadisti hanno anche bruciato 1.500 antichi manoscritti cristiani. La situazione dei cristiani cacciati dalle loro abitazioni è disperata ad Arbil, la capitale del Kurdistan iracheno, che fatica a dare giusta accoglienza a migliaia di persone, fa sapere il cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Per aiutare le minoranze religiose e le popolazioni minacciate dai jihadisti nel nord del Paese, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia hanno deciso di paracadutare provviste ed acqua. L’avanzata dell’Isis desta ancora molta preoccupazione. Tikrit non è stata riconquistata completamente dai soldati iracheni e dalle milizie sciite, e diversi quartieri del nord sono rimasti sotto il controllo dell’ISIS. Lo Stato islamico, che ha proclamato un califfato nella parte controllata di Iraq e Siria, lotta contro i peshmerga vicino ad Arbil, la capitale della zona semiautonoma curda. LEGGI ANCHE>>>PERCHE’ ARMARE I CURDI CONTRO L’ISIS?

    La situazione in Siria è pericolosa e difficile, come quella dello Stato iracheno. Sulla questione è intervenuto anche l’Osservatorio siriano per i diritti umani, che ha specificato come l’Isis sia il responsabile dell’uccisione di migliaia di persone. Le esecuzioni spesso sono affidate a nuovi jihadisti reclutati nelle ultime settimane. In febbraio 2015 l’Isis ha ucciso almeno 15 cristiani rapiti in Siria, nel governatorato di Hassake, al confine Nord-orientale con l’Iraq. L’archimandrita Emanuel Youkhana ha affermato che molti di loro stavano difendendo i loro villaggi e le loro famiglie. Recente è stata anche la liberazione di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, che erano in Siria con una Ong epr aiutare la popolazione.

    Nigeria, in schiavitù 300 ragazze rapite da Boko Haram

    L’obiettivo dichiarato di Boko Haram, cellula affiliata ad al-Qaeda, è eliminare la presenza cristiana in Nigeria, rovesciare il governo federale e creare un Califfato Islamico, sul modello di quello che esisteva nel Nord del Paese africano prima della conquista britannica del 1903. Gli attentati con autobombe e altri eccidi svolti negli ultimi sei anni in chiese e luoghi frequentati da comunità cristiane vanno proprio in questa direzione: eliminare completamente ogni traccia di cristiani dalla Nigeria. Inoltre la comunità cristiana nella Nigeria settentrionale è allarmata per un fenomeno che va diffondendosi sempre di più, ovvero le ragazze cristiane minorenni che sono rapite e islamizzate in maniera forzata.

    Kamikaze si fanno esplodere in due chiese

    Molti cristiani sono scappati dalla città di Peshawar, e da altre città in Pakistan, richiedendo asilo in paesi stranieri, a causa dell’insicurezza generata da numerosi attentati contro chiese cristiane. “Tutti vogliono andarsene ormai. Anch’io ho fatto richiesta di asilo. Sono nato qui ma sono pronto ad andare dovunque: Malaysia, Australia, Regno Unito. Qualunque posto va bene“, dicono in molti. I talebani hanno come scopo quello di colpire un simbolo della “cultura imperialista occidentale“. Un uomo confessa: “Sono cresciuto qui e ho visto i giorni migliori di questa città, ma ora ci sono troppe minacce legate alla sicurezza, la discriminazione è aumentata e anche la marginalizzazione dei cristiani nella società. Non posso crescere i miei figli qui. Non riuscirebbero a sopravvivere“. Insar Gauhar, coordinatore dei giovani della diocesi di Peshawar, ha perso due figli in un attentato. Anche la moglie è stata ferita, e afferma “Avevo pensato ad andarmene ma ora non lo faccio più. I miei figli sono sepolti qui“. L’ultimo attentato contro i cristiani è stato organizzato in due chiese di Lahore in marzo 2015.

    Le proteste dei cristiani indiani

    In India le violenze degli estremisti indù contro i cristiani sono incessanti. Mentre le confessioni cristiane in generale sono guardate con diffidenza, la Chiesa cattolica riveste agli occhi degli indiani, anche di quelli non cattolici, una posizione molto peculiare. Gli indiani nutrono un estremo rispetto nei suoi confronti soprattutto per via della capillare rete di scuole, ospedali e organizzazioni di carattere sociale gestite da preti e suore. Il progressivo aumento delle conversioni ha causato negli ultimi anni un aumento delle persecuzioni di cattolici e cristiani in generale a opera di organizzazioni legate all’estrema destra nazionalista hindu che temono ufficialmente una “cristianizzazione” sempre più capillare del nord-est e del sud dell’India.

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