Attentato a Tunisi, tutti i dubbi sull’assalto al museo del Bardo

Attentato a Tunisi, tutti i dubbi sull’assalto al museo del Bardo

    I dubbi sull’attentato al museo del Bardo di Tunisi continuano ad aumentare con il passare dei giorni. La rivendicazione dell’Isis è ancora tutta da dimostrare, la dinamica ha ancora lati oscuri e le stesse autorità locali non forniscono dettagli chiari. Il governo tunisino non ha infatti ancora confermato legami chiari degli attentatori con gruppi terroristici, nonostante i nove arresti portati avanti dalle forze dell’ordine. Al momento si conoscono i nomi di due componenti del commando uccisi durante il blitz: Yassine Laabidi, già noto alla Polizia, e Hathem Kachnaoui. Quest’ultimo potrebbe essere il tassello di collegamento tra quella che sembra una cellula dormiente dei jihadisti e l’autoproclamato califfato del terrore: l’uomo era scomparso da circa 3 mesi e aveva contattato i parenti con una scheda telefonica dall’Iraq.

    Uno dei punti poco chiari è la composizione del commando che ha assalto il museo del Bardo. Al momento risultano nove gli arrestati, a cui si aggiungerebbero altre tre persone che, secondo il governo di Tunisi, avrebbero dato supporto logistico. Non sono però ancora chiari i legami e i collegamenti tra gli stessi membri del gruppo e con altre cellule terroristiche, in particolare con l’Isis. Secondo un comunicato emesso dal ministero degli Interni, i due membri del commando uccisi dai poliziotti nel blitz, avrebbero avuto delle cinture di esplosivo e armi avanzate e sarebbero stati addestrati in un campo jihadista in Libia. I dettagli rilasciati dalle fonti ufficiali non chiariscono però tutti i dubbi riguardo la rivendicazione dell’Isis: più probabile che i terroristi facessero parte del del gruppo jihadista Ansar al-sharia, attivo in Tunisia e legato al Daesh, piuttosto che uomini del califfo.

    Punto chiave è la presunta rivendicazione dell’Isis, arrivata su diversi account Twitter, da video messi online e da post in alcuni forum legati alla jihad. Il gruppo dell’autoproclamato califfo Abu Bakr al-Baghdadi ha messo in atto da tempo una strategia mediatica che usa il web con lo scopo di diffondere il terrore con immagini, video, proclami: per l’attentato a Tunisi, la rivendicazione sarebbe arrivata con un video trovato da Rita Katz, analista che con il suo Site traccia la presenza di jihadisti sul web. Si parla dell’attentato come “la prima goccia di pioggia“, si indicano i nomi di battaglia dei militanti, Abu Zakarya al-Tunisi e Abu Anas al-Tunisi; ci sono poi i post sul forum Manbar, vicino all’Is, in cui si descrive l’operazione, account Twitter che inneggiano alla strage legati a diversi gruppi terroristici come Ansar al Sharia, dettagli che fanno pensare all’opera di Okba bin Nafi, organizzazione legata ad Al Qaeda attiva nell’ovest del paese. Tuttavia, mancano prove ufficiali su chi siano i reali organizzatori dell’attentato: ogni ipotesi rimane aperta.

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    I dubbi riguardano anche la modalità dell’attentato e l’abbigliamento dei terroristi. La prima ricostruzione parlava infatti di attentatori vestiti da militari, riconosciuti come falsi dai poliziotti per le armi in dotazione, diverse da quelle di ordinanza. Il dettaglio dell’abbigliamento è importante perché spiegherebbe come mai le forze dell’ordine siano state colte di sorpresa dall’assalto. In realtà, alcuni attentatori indossavano abiti civili, jeans e felpa in un caso, pantaloni scuri in un altro.

    Gli assalitori erano dotati di meno armi rispetto a quanto hanno fatto altri gruppi di terroristi impegnati in attentati con presa di ostaggi. Per fare un esempio degli ultimi tempi, basta pensare all’armamento che avevano con sé i terroristi che hanno attaccato la scuola di Peshawar, in Pakistan. A Tunisi, i terroristi erano armati con kalashikov senza calcio, facili da nascondere, ma non avevano armi o viveri per resistere a una presa d’ostaggi. Questo però stride con quanto dichiarato dal ministero degli Interni tunisino che ha parlato di “cinture di esplosivi e armi sofisticate” trovate addosso ai membri del commando uccisi.

    Questo punto ci porta al successivo, al vero obiettivo dell’attentato. La ricostruzione delle forze dell’ordine ha indacato nel Parlamento il primo target degli attentatori, visto che era in corso l’audizione sulla legge antiterrorismo. Solo dopo essere stati bloccati dagli agenti, si sarebbero rivolti al museo del Bardo, diviso dall’edificio parlamentare da pochi metri. A quel punto avrebbero pensato di prendere degli ostaggi. Le presunte rivendicazioni da parte dell’Isis invece indicano proprio nel museo e nei turisti occidentali il vero obiettivo: l’assalto è avvenuto di mercoledì, giorno di approdo a Tunisi delle navi da crociera. In questo modo avrebbero ottenuto due scopi: colpire gli occidentali e mettere in ginocchio l’economia della Tunisia, unico paese ad aver avuto una transizione democratica dopo la Primavera araba.

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