Elezioni Israele 2015: il Likud di Netanyahu vince a sorpresa

Elezioni Israele 2015: il Likud di Netanyahu vince a sorpresa
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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16/03/2016 09:39

    Netanyahu vince le elezioni in Israele

    Le elezioni in Israele 2015 hanno concesso qualche sorpresa: smentiti gli exit poll che parlavano di un testa a testa tra Netanyahu ed Herzog, il Likud conquista 29 seggi della Knesset su 120. Il Fronte Sionista di centro sinistra di Isaac Herzog si ferma a quota 24. Terzi, con 14 seggi, i partiti arabi, uniti per la prima volta in un’unica lista. Netanyahu è in grado di formare una maggioranza di destra forte di oltre 60 seggi (su 120). Netanyahu ha promesso che formerà presto il suo nuovo governo di centro-destra, e non di unità nazionale come avrebbe voluto il presidente Reuven Rivlin, già ‘entro due/tre settimane’. Anche se la decisione di affidare l’incarico spetta al presidente, è molto probabile che questi decida di dare il mandato a Netanyahu, leader della coalizione che ha preso più voti. L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) ha commentato con durezza e preoccupazione la vittoria di Netanyahu: Israele ‘ha scelto la via dell’occupazione e della colonizzazione e non del negoziato e del collaborazione‘, ha dichiarato a caldo Yasser Abed Rabbo, segretario generale dell’Olp. Soprattutto perché Netanyahu aveva sostenuto con fermezza che non avrebbe permesso la creazione di uno Stato palestinese durante il proprio mandato. E invece qualche giorno dopo le elezioni ha corretto il tiro rivedendo le sue dichiarazioni: ‘Non voglio una soluzione dello Stato unico. Voglio una sostenibile e pacifica soluzione a due Stati. Ma perché questo avvenga, le circostanze dovranno cambiare‘. Il tutto probabilmente dopo le fredde reazioni della Casa Bianca e dopo che l’amministrazione Obama ha fatto trapelare la possibilità di consentire il passaggio di una risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu che porti alla nascita di uno Stato palestinese, evitando di esercitare il suo diritto di veto.

    L’appuntamento con queste elezioni (che – ricordiamo – sono anticipate) volute e chieste in dicembre 2014 dall’attuale primo ministro Benjamin Netanyahu in seguito al licenziamento del ministro delle Finanze Yair Lapid e del ministro della Giustizia Tzipi Livni, risulta essere molto importante, soprattutto alla luce della crescente crisi che minaccia l’economia nel Paese. I dati attuali parlano di un 41% degli israeliani che fatica a far quadrare i conti a fine del mese. Alle 10 (ora locale) si era recato alle urne il 13,7% dei votanti, a mezzogiorno la percentuale era salita al 26,5%, per poi arrivare alle 14 al 36,7% dei 5,9 milioni di cittadini chiamati al voto, contro il 38.3% delle passate elezioni. Il premier in carica Benjamin Netanyahu a metà giornata ha rivolto un appello via Facebook ai propri elettori, scrivendo un messaggi per esortare gli israeliani a votare: ‘Il governo di destra è in pericolo, gli arabi stanno andando in massa a votare. Andate a votare, portate i vostri amici a votare in modo da colmare la distanza tra noi e i laburisti‘. Il leader laburista Isaac Herzog ha invece detto: ‘Sarò il premier di tutti, per la destra e la sinistra, per i coloni, gli ultra-ortodossi, i drusi, gli arabi, i circassi, per il centro e la periferia, per gli studenti e gli anziani‘, mettendo già in chiaro di sentirsi il vincitore, anche se poi è stato smentito dai fatti.

    Le elezioni in Israele del 17 marzo 2015 si sono svolte dalle 7 alle 22 ora locale. Gli elettori maggiorenni (+18) d’Israele presenti in patria votano per decidere la composizione della Knesset, l’unica Camera che compone il Parlamento del Paese, composta da 120 membri. Il sistema elettorale prevede il voto ogni 4 anni (salvo eccezioni, come nel 2015), basandosi su un proporzionale a collegio unico nazionale. I partiti presentano liste bloccate senza preferenza. La soglia di sbarramento per l’accesso alla Knesset è stata fissata dall’attuale legislatura al 3,25% (prima era al 2%), cioè 4 seggi. Il premier, poi, viene indicato dal Capo di Stato tenendo conto dei risultati delle elezioni politiche. In genere è il leader del partito o coalizione che ha ottenuto un maggior numero di voti. Il primo ministro nominato deve poi presentare una squadra per il nuovo esecutivo alla Knesset un esecutivo entro 42 giorni. Se non riesce, il Capo dello Stato può indicare un altro premier che avrà 28 giorni per realizzare un governo. La lista dei componenti del governo passa per la fiducia al Parlamento, che viene convalidata solo con 61 voti su 120. Vediamo i partiti che hanno partecipato alle elezioni in Israele 2015.

    Ha Bayt Ha Yehudi la casa ebraica è una formazione nazionalista di centrodestra con a capo l’attuale ministro dell’Economia Naftali Bennet, che è un acceso critico di Netanyahu, accusato di avere posizioni troppo morbide nei confronti dei palestinesi. Il Likud è il partito dell’attuale premier Benjamin Netanyahu. Anche se detiene la maggioranza relativa, ed è considerato un politico abile, il politico amato dalla destra è stato accusato spesso di governare senza una strategia, anche nei confronti della questione palestinese Yisrael Beiteinu è il partito di destra guidato dall’attuale ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, che ha posizioni comuni al Likud (nelle precedenti elezioni i due partiti erano coalizzati). La sua base elettorale è formata dagli immigrati di origine est europea. Unione Sionista è formata dal Partito laburista guidato da Yitzhak Herzog e da Hatnuah, guidato dall’ex ministro della Giustizia Tzipi Livni. Gli accordi annunciati dai due partiti prevedono che in caso di vittoria alle elezioni i due leader si alterneranno nel ruolo di primo ministro. Hanno un’agenda economica riformista. Yesh Atid è un partito amato dalla classe media laica israeliana fondato nel 2012 dal giornalista televisivo Yair Lapid, che ha già detto che non appoggerà mai più un governo con Netanyahu e lo ha criticato per non seguire il processo di pace. Alle elezioni del 2012, Yesh Atid ha ottenuto un grosso successo, conquistando 19 seggi. Kulanu è un partito nato nel dicembre 2014 guidato da Moshe Kahlon, ex membro del Likud. Molti ritengono Kulanu un partito simile a Yesh Atid e raccoglie elettorato di centro soprattutto tra i laici dei ceti più bassi. Per la prima volta nella storia di Israele la minoranza araba (20% della popolazione, di cui solo 15% ha il diritto di voto) si presenta con un’unica lista, una coalizione formata da tutti i principali partiti arabi di Israele, sia nazionalisti e di estrema sinistra. Questa lista comune è guidata da Ayman Odeh. All’interno della popolazione araba israeliana c’è però un forte movimento che chiede il boicottaggio delle elezioni.

    Secondo gli ultimi sondaggi precedenti il voto, il Likud, il partito di Netanyahu, era stato superato da Unione Sionista e la Lista Araba Unita avrebbe eletto fino a 15 parlamentari diventando così la terza forza politica del Paese. Le polemiche in campagna elettorale non sono mancate. I principali partiti sono divisi su tanti temi, ma i due principali argomenti della campagna elettorale sono la questione palestinese e i problemi economici interni. Mentre la destra prosegue nella politica che favorisce gli insediamenti dei coloni nei territori palestinesi occupati in Cisgiordania dal 1967, negando l’esistenza stessa della Palestina, il centrosinistra è aperto ai negoziati coi palestinesi per trovare la soluzione dei ‘due stati’ riconosciuti e con poteri autonomi.

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