Boris Nemtsov assassinato a Mosca: cosa sappiamo sull’omicidio del leader dell’opposizione russa?

Boris Nemtsov assassinato a Mosca: cosa sappiamo sull’omicidio del leader dell’opposizione russa?
da in Mondo, Omicidi, Russia, Vladimir Putin
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16/03/2016 09:35

    Boris Nemtsov assassinato

    Boris Nemtsov è stato ucciso durante un agguato tesogli nel centro di Mosca il 27 febbraio 2015. Il leader dell’opposizione a Vladimir Putin stava passeggiando tranquillamente quando è stato freddato da quattro colpi d’arma da fuoco sparati alle spalle dai sicari, nel frattempo scesi da un’automobile. Il politico si trovava nelle immediate vicinanze del Cremlino, sul ponte Zamoskvoretskiy, di fronte alla basilica di San Basilio e a pochi passi dalla piazza Rossa. L’ex vicepremier liberale all’epoca della presidenza Ieltsin era in compagnia di una donna nel momento in cui è avvenuto l’attentato. Le indagini sull’agguato si stanno svolgendo sotto il diretto controllo del leader del Cremlino, ma in molti subito dopo l’omicidio si sono affrettati a cercare delle risposte, dei motivi, e il mandante di tale esecuzione. La tv di Stato Russia 24, citando il capo dei servizi di sicurezza Alexander Bortnikov, riporta che due persone sono state arrestate in relazione all’omicidio di Nemtsov. Le prime due persone fermate sono Anzor Gubashev, 32 anni, e Zaur Dadayev, 33, due cugini originari della Cecenia. Gubashev viveva da diversi anni a Mosca e lavorava come guardia di sicurezza in un ipermercato. Dadayev per dieci anni è stato membro del battaglione Sever (nord), unità di polizia del ministero dell’Interno ceceno. Gli inquirenti, secondo l’emittente, non escludono la loro appartenenza a un movimento islamico radicale del Caucaso. A loro si sono aggiunti due nuovi fermati. Lo ha annunciato ancora Barakhaiev, aggiungendo che uno dei due ulteriori sospettati è il fratello più giovane di Gubashev. —>

    Ecco il killer di Nemtsov

    Cosa si sa su questa esecuzione? Al momento si susseguono solo delle ipotesi. Una delle poche certezze è l’arma, il tipo di pistola con la quale è stato ucciso Nemtsov. Si tratta di una semiautomatica Makarov, in dotazione delle forze armate russe. Lo stesso tipo di arma con la quale venne assassinata Anna Politkovskaia nel 2006. In terra giacevano sei bossoli calibro 9. L’auto usata per la fuga dovrebbe essere una Lada Vaz-21102 color argento che pare montasse una targa dell’Ossezia del Nord. Secondo i media russi, due testimoni chiave hanno pure fornito una sorta di identikit del killer di Nemtsov: un uomo alto un metro e settanta, capelli corti scuri, indossava jeans e pullover marrone.

    Il tribunale ha accusato formalmente di coinvolgimento nell’omicidio le due persone fermate sabato 7 marzo, cioè Zaur Dadayev e Anzor Gubashev, entrambi di origini cecene, secondo i media locali. Le persone fermate in relazione al caso sono però in totale cinque. Gli altri tre, ha confermato la portavoce del tribunale Anna Fadeyeva, non sono stati incriminati e al momento vengono trattati come sospetti. I tre, secondo funzionari della Corte, sono: il fratello di Anzor Gubashev, Shaguid; Ramzan Bakhayev e Tamerlan Eskerkhanov. Secondo l’agenzia di stampa Interfax, citando una fonte cecena, ha diffuso la notizia che un uomo sospettato per l’omicidio si era fatto esplodere nella notte nella città di Grozny mentre era rinchiuso in casa, braccato dalla polizia, dopo avere lanciato un ordigno in direzione degli agenti.

    La modella Anna Duritskaya, che in un primo momento sembra essere stata l’unica testimone dei fatti, è stata interrogata per ore dagli inquirenti ma sembra non avere fornito informazioni rilevanti. I media internazionali, seguendo il tamtam di quelli russi, si stanno ancora interrogando sul suo possibile doppio ruolo di esca. Nata a Kiev 23 anni fa, la Duritskaya è stata considerata dalla stampa Russa come la ‘compagna’ di Nemtsov da tre anni, ma l’hanno anche chiamata ‘spia di Kiev’, ‘informatrice dei sicari’ che conoscevano alla perfezione il tragitto della vittima e l’hanno freddata ignorando lei.

    Boris Nemtsov, fisico di formazione, aveva 55 anni e nella seconda metà degli anni ’90 era stato indicato come un possibile successore di Boris Ieltsin al Cremlino. Già governatore di Nizhni Novgorod, era arrivato a ricoprire importanti incarichi di governo a Mosca imponendosi come un riformatore. Più tardi aveva fondato l’Unione delle Forze di Destra – una formazione liberale – assieme all’ex premier Serghiei Kirienko e all’altro ex vicepremier Anatoli Ciubais, ma a differenza di questi, fin dai primi anni 2000 si era schierato in aperta critica nei confronti di Vladimir Putin. Leggi qui altre note biografiche su Boris Nemtsov.

    Nemtsov aveva recentemente riferito di sentirsi in pericolo. Oppositore dichiarato della politica del Cremlino, anche nella gestione dell’affaire Ucraina, Nemtsov protestò contro i giochi invernali di Sochi nel 2014, che definì un oltraggio e un bidone. Il 10 febbraio 2015 affidò al sito Sobesednik.ru queste parole: ‘Ho paura che (Vladimir) Putin voglia uccidermi‘. Un sospetto che tuttavia neppure in quella circostanza lo aveva indotto alla cautela. Sulla stessa pagina non mancava infatti l’ennesima accusa al presidente russo, additato come responsabile della ‘guerra in Ucraina’. E la conclusione di Nemtsov fu ‘Non potrei disprezzarlo di più‘.

    Nemtsov era un critico durissimo della guerra in Ucraina, per questo alcuni hanno indicato in Igor Strelkov il mandante (Strelkov è il capo militare dei ribelli filorussi). Ma dall’opposizione la tesi più accreditata è che sia stato il clima di acceso nazionalismo e autoritarismo, di intolleranza delle voci critiche creato dalla propaganda pro-Putin, soprattutto dopo lo scoppio della guerra nel sud est dell’Ucraina ad armare qualche fanatico. Ma c’è chi pensa che Nemtsov abbia provocato i fondamentalisti condannando pubblicamente l’attentato alla redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo. E quindi sarebbe morto per una vendetta degli islamisti. Intanto nella giornata di domenica 1 marzo, in cui si sarebbe dovuta tenere una marcia di opposizione al governo, alla quale lo stesso Boris Nemtsov aveva aderito, i russi invece si sono riuniti per salutare il leader dell’opposizione russa assassinato.

    Vladimir Putin ha affermato: ‘E’ un omicidio crudele ed una provocazione‘, commentando l’uccisione dell’oppositore Boris Nemtsov. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, invece ha chiesto alla la Russia un’inchiesta rapida e imparziale sull’assassinio dell’ex vice primo ministro e leader dell’opposizione extraparlamentare russa, Boris Nemtsov. ‘Condanniamo questo brutale omicidio e chiediamo al governo russo di condurre un’indagine immediata, imparziale e trasparente sulle circostanze di questo crimine e per garantire che i responsabili siano assicurati alla giustizia‘, ha detto Obama, secondo una dichiarazione della Casa Bianca. ‘Era un sostenitore instancabile dei diritti di tutti i cittadini russi. Ho sempre ammirato la sua coraggiosa dedizione a combattere la corruzione in Russia e la sua volontà di condividere le sue opinioni‘ ha detto il presidente degli Stati Uniti ricordando il suo incontro con Nemtsov a Mosca nel 2009. ‘Il popolo russo ha perso uno dei difensori più dediti ed eloquenti dei suoi diritti‘, ha aggiunto.

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