Guerra in Libia 2015, incursione terreste degli egiziani a Derna: a rischio la Tunisia

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni riferisce alla Camera sulla situazione in Libia e conferma che l'unica soluzione è quella politica ma che il tempo sta per scadere.

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    Si complica sempre più la situazione in Libia, con il rischio di un allargamento del conflitto ad altr paesi del Nord Africa. Le forze speciali egiziani hanno messo a segno un’incursione terrestre a Derna, la città cuore dell’autoproclamato Califfato nell’Est del Paese. Secondo alcune fonti, avrebbero catturato 55 jihadisti dell’Isis, mentre giungono altre notizie sulla possibile presenza di miliziani del Daesh e di Boko Haram al confine con la Tunisia. Per questo il Paese ha schierato lungo il confine con la Libia numerose truppe dell’esercito, della Guardia Nazionale e anche agenti della Dogana. Negli ultimi tempi infatti si sono moltiplicati gli attacchi di stampo terroristico nelle zone di confine: da qui la decisione di rafforzare le frontiere chiudendole da “eventuali minacce contro l’integrità territoriale del Paese” e “impedire ogni tentativo di infiltrazione da parte di terroristi”, come ha spiegato il colonnello Belhassen Oueslati, portavoce del ministero della Difesa.

    Hamas: ‘Italia non intervenga, sarebbe una crociata’

    La situazione in Libia peggiora con il passare delle ore. Nella notte sono continuati i raid aerei dell’Egitto alle roccaforti dei jihadisti con altre sette operazioni che hanno causato decine di morti, secondo quanto riportano i media locali. La stampa locale riferisce di un attacco al cosiddetto tribunale della Sharia, mentre il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi chiede al Consiglio di sicurezza dell’Onu “una risoluzione per un intervento internazionale in Libia”. Nel Paese si registra un alto attacco agli egiziani: altri 45 copti sarebbero nelle mani dei miliziani. L’ambasciatore egiziano in Italia, Amr Helmy, ribadisce come “l’Isis il Libia, a poche centinaia di chilometri da Roma, è una minaccia imminente”. Un possibile intervento italiano però viene stigmatizzato da Hamas. Secondo Salah Bardawil, dirigente dell’organizzazione palestinese, la discesa in campo dell’Italia “con il pretesto di combattere il terrorismo” sarebbe vista come “una nuova crociata contro i Paesi arabi e musulmani”.

    L’Egitto attacca l’Isis

    La Libia vive ore di caos e terrore sotto attacco dell’Isis, la situazione si fa più grave per quanto riguarda la sicurezza, tanto che sono rimasti in pochi, ad ora, gli occidentali che si trovano nel Paese.

    In queste settimane per motivi di sicurezza lo stesso personale dell’ambasciata italiana è stato richiamato a Roma, e a Tripoli è rimasto l’ambasciatore con i suoi più stretti collaboratori. La minaccia è reale ed è alle porte del Belpaese. Anche la Farnesina infatti ha lanciato un appello visto l’aggravarsi della situazione nel Paese e l’avanzata jihadista. Dopo avere conquistato Derna, nella notte tra giovedì e venerdì Isis ha preso il controllo di Sirte, 450 km a Est di Tripoli. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha parlato di ‘minaccia terroristica attiva a poche ore di navigazione dall’Italia‘, e nel caso non si dovesse arrivare a una mediazione, ‘bisogna pensare con le Nazioni Unite a fare qualcosa in più‘. Il ministro ha ribadito che il nostro Paese è pronto ‘a combattere, naturalmente nel quadro della legalità internazionale‘.

    L’Egitto attacca l’Isis

    Lo Stato Islamico ha diffuso un video, nel quale viene mostrata la decapitazione di 21 egiziani copti in Libia. Inoltre il filmato contiene delle minacce al nostro Paese. Il video sarebbe opera di un gruppo che viene identificato come lo Stato Islamico della provincia di Tripoli. L’esistenza del video è stata confermata dal Site, il sito americano che si occupa di monitorare il jihadismo in internet. Alcune immagini del video sono state rilanciate anche su Twitter: si vedono gli ostaggi in tuta arancione, mentre vengono fatti chinare e poi sono decapitati. Precedentemente, sempre su Twitter, si vedevano delle foto di 5 uomini in ginocchio in riva al mare e alle loro spalle degli individui vestiti di nero, che sembravano pronti all’esecuzione. Nel video viene detto esplicitamente: “Prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a sud di Roma… in Libia”. Inoltre viene fatto un riferimento alla morte di Bin Laden. Viene detto infatti: “Avete buttato il corpo di Osama Bin Laden in mare, mischieremo il suo sangue con il vostro”. Poi si vedono le immagini dell’acqua del mare insanguinata dai corpi dei decapitati.

    L’esercito egiziano, attraverso dei raid aerei, ha colpito obiettivi dell’Isis in Libia in risposta all’uccisione dei copti. L’azione militare è stata riferita dalla radio egiziana, che ha fatto riferimento a un comunicato dell’esercito. Ai raid aerei, che sono stati compiuti dall’aviazione egiziana contro le postazioni dello Stato Islamico in Libia, hanno partecipato anche i caccia dell’aviazione militare libica. A conferma di tutto ciò è stata citata l’emittente televisiva Al Arabiya, che ha ripreso le parole di un funzionario libico della difesa, il quale avrebbe detto: “Egitto e Libia stanno combattendo una guerra”.

    Isis entra a Sirte

    A Sirte l’Isis è entrato in città nella notte tra giovedì 12 e venerdì 13 febbraio 2015, e secondo alcune fonti, ha insediato il proprio quartiere generale in un edificio nella zona centrale. Un gruppo di militanti ha preso il controllo di alcune radio e della tv locale, con i quali hanno diffuso dei proclami del califfo al-Baghdadi e hanno ‘invitato’ la popolazione a sottomettersi. Venerdì pomeriggio l’ambasciata italiana a Tripoli ha rinnovato l’invito ai nostri connazionali a lasciare ‘temporaneamente’ il Paese. Secondo gli osservatori internazionali bisognerà ora attendere per capire come reagiranno altre formazioni terroristiche presenti nel Paese, Ansar al-Sharia e alcune milizie di Fajr Lybia.

    La nave con gli italiani evacuati arriva in Sicilia

    Nel porto di Augusta, in Sicilia, è arrivata la nave con a bordo gli italiani arrivati dalla Libia. Questi ultimi sono stati portati in Italia su una nave maltese. C’è stato un grande dispiegamento delle forze dell’ordine e gli italiani sono stati trasferiti nei pressi della base di Sigonella, dove sono giunti anche dei marine americani provenienti dalla Spagna. Già nella base si trovavano circa 700-800 militari statunitensi, tutti in partenza per la Libia. Sono stati trasferiti anche computer e apparecchiature tecniche presenti in ambasciata a Tripoli e, insieme agli italiani costretti a lasciare la città, anche i funzionari del personale dell’ambasciata. Gli italiani ritornati in patria si sono mostrati stanchi e avviliti. Qualcuno ha riferito che la situazione a Tripoli è molto critica e appare sempre più evidente la presenza dell’Isis, che sarebbe nella città libica già da un pezzo. A fuggire dal caos e dalla minaccia dell’Isis sono circa un centinaio di italiani e si tratta di tecnici d’azienda, di marittimi, di gente che aveva lasciato l’Italia per un periodo più o meno lungo e di famiglie che da sempre vivono a Tripoli o in altre città. La Farnesina ha voluto precisare che non si tratta di un’evacuazione dalla Libia, ma di un’operazione di alleggerimento della presenza italiana.

    Le minacce all’Italia

    Da quando i fondamentalisti dell’Isis hanno preso di mira l’Europa, è un momento particolarmente critico, soprattutto per il nostro Paese. Esso, infatti, deve affrontare anche i flussi migratori in una situazione molto delicata, se pensiamo che molti miliziani gestiscono traffici illeciti, soprattutto quello che riguarda i clandestini. Il livello di rischio è molto alto. I marinai di una motovedetta della Guardia Costiera italiana si sono spinti davanti alla costa di Tripoli, per soccorrere dei migranti che avevano lanciato l’allarme. Gli italiani sono stati raggiunti da alcuni uomini armati di kalashnikov, che li hanno minacciati. Il capitano è stato costretto a restituire il barcone vuoto che era già stato sequestrato. Le forze di intelligence e di sicurezza confermano che la situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro. Per questo il nostro Governo preme affinché ci sia un intervento dell’Onu, ma non si esclude nemmeno la possibilità di un intervento armato in ambito Nato. Si devono comunque mettere a punto delle misure che possano assicurare la copertura giuridica internazionale, che, secondo le ipotesi, dovrebbero riguardare almeno 20.000 uomini.

    Gli 007 nel frattempo ribadiscono che c’è anche il pericolo di attentati contro i giacimenti petroliferi del gas e nei confronti delle sedi di quelle aziende che, nonostante il richiamo della Farnesina, sono state costrette a far rimanere sul posto una parte del loro personale, per far funzionare gli impianti. C’è la convinzione che rimangano dei tempi molto stretti, anche per evitare che si alzi ancora di più il livello di minaccia contro l’Italia, dopo l’intervento dello stesso ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che da molti è stato visto come una sorta di “chiamata alle armi” per chiunque possa essere in grado di passare all’azione. E’ diffusa la consapevolezza che i terroristi potrebbero assaltare l’Italia nell’immediatezza, nelle sue posizioni locali, con danni possibili enormi.

    Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, è intervenuto in merito, chiarendo che senza una mediazione, bisogna pensare ‘con le Nazioni unite a fare qualcosa in più’. L’Italia è ‘pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale’. Sulla stessa linea il premier Renzi che, intervenendo giovedì sera all’uscita del Consiglio europeo, aveva parlato di ‘emergenza internazionale, non solo europea’. ‘La Libia è un grande problema del nostro tempo, da risolvere con decisione e probabilmente anche con impegno ulteriore. L’impegno di Bernardino Le’on dell’Onu non è stato purtroppo sufficiente, l’Italia è pronta a fare la propria parte’, ha concluso.