I pentiti dell’Isis: storie di occidentali arruolati coi jihadisti che ci hanno ripensato e vogliono tornare a casa

Storie recenti di persone occidentali che si sono pentite di essere entrate nell'Isis.

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    Sono decine i casi di persone occidentali pentite di essersi arruolate nell’Isis, proprio negli ultimi anni in cui il reclutamento di uomini e donne per la Siria e l’Iraq si è fatto più intenso, e anche la violenza degli attacchi verso i ‘nemici’ ha assunto proporzioni enormi e raccapriccianti. A voler tornare a casa sono non soltanto donne e ragazze ammaliate e irretite da una visione del mondo favolistica, ma anche giovani jihadisti e guerriglieri che hanno capito che a morire, in questa guerra all’Occidente, sono anche – e forse soprattutto – musulmani. Qui di seguito abbiamo raccolto le storie più recenti di persone occidentali che si sono pentite di essere entrate nell’Isis.

    La ragazza inglese

    Gennaio 2015. Tareena Shakil, 25 anni, inglese, era scappata dicendo alla famiglia che andava in vacanza invece era volata in Turchia e da lì aveva raggiunto la Siria insieme al suo bimbo di pochi mesi. Quando è stata obbligata dai militanti a sposare un jihadista con una sola gamba è fuggita, sperando di poter tornare indietro. Ma dalla Turchia, non è stata rimpatriata in Inghilterra, perchè la legge dice che i migranti irregolari devono essere rimandati nel Paese da cui vengono, nella fattispecie la Siria. Il padre ha spiegato che ‘All’inizio era convinta della sua scelta, poi invece ha cominciato a mandarci messaggi in cui diceva di aver commesso uno stupido sbaglio‘.

    La ragazza olandese

    Novembre 2014. Una donna olandese, Monique (nella foto), è riuscita a salvare la figlia Aisha che era partita per la Siria seguendo il suo fidanzato, Yilmaz, un turco-olandese guerrigliero dell’Isis. La ragazza, che si era convertita all’Islam, ha capito di essere finita in un incubo quando è arrivata a Raqqa. La madre, allertata dalle sue richieste di aiuto, ha preso tutto il coraggio che aveva ed è partita da Maastricht alla volta del Califfato, e senza alcun aiuto è riuscita a trovarla e portarla in salvo.

    Il jihadista pentito

    Novembre 2014. ‘Voglio tornare a casa‘, avrebbe detto lo scorso novembre 2014 un jihadista straniero, poi pentito picchiato e arrestato dalle milizie dell’Isis, dopo essere stato sorpreso mentre parlava al telefono con la sua famiglia, chiedendo aiuto per tornare a casa. Colto sul fatto da un’interprete in un internet point nella città di Raqqa, in Siria, il diciasettenne senza passaporto arabo è stato punito e trasferito in una località segreta.

    Le ragazze austriache

    Ottobre 2014. Samra Kesinovic, 17 anni, e la sua amica Sabina Selimovic, 15, di origine Kosovara e musulmane, sono state definite le ‘ragazze immagine’ dell’Isis dai media italiani. Hanno lasciato l’Austria, dove vivevano, per sposare la causa degli estremisti islamici e scappare, ad aprile 2014, dalle loro case a Vienna per raggiungere la Siria. In ottobre si era diffusa la notizia che le due volevano disperatamente rientrare a Vienna dai loro familiari. Le autorità austriache avevano parlato di impossibilità del rientro, e si temeva che le ragazze fossero sposate, incinte e confinate a Raqqa.

    I jihadisti inglesi

    Settembre 2014. Trenta militanti inglesi si sarebbero rivolti al Centro studi per il radicalismo e la violenza politica (Icsr) del King’s College di Londra per chiedere aiuto. Il gruppo di jihadisti britannici pentiti temeva di subire lunghe condanne in carcere una volta riusciti a ritornare in patria. Per evitare la detenzione erano pronti a sottoporsi al programma contro il radicalismo islamico del governo di Londra e a varie forme di sorveglianza. Tutto, pur di lasciare l’Isis, la Siria e l’Iraq.