L’Islam e il terrorismo: perché ci odiano?

L’Islam e il terrorismo: perché ci odiano?
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    L’Islam e il terrorismo: perché ci odiano?

    Le manifestazioni per Charlie Hebdo sono finite e, si spera, anche l’ondata emotiva. E ora, si spera, a mente lucida propongo alcune riflessioni. Non voto da quasi 15 anni, quindi nessuno mi accusi di tifare per una fazione politica piuttosto che per un’altra. Non do risposte e non prendo posizioni perché il problema è vastissimo. Ma propongo degli spunti di riflessione.

    La libertà di critica e di satira è un caposaldo dell’Occidente. Piccolo problema: questa libertà è applicabile solo a uomini e donne che fin dalla nascita si sono abbeverati alla fontana della libertà. In Africa esistono scuole in cui ai bambini non vengono insegnate matematica e letteratura, tanto non diventeranno mai né ingegneri né professori. Tutto quello che gli viene insegnato è il Corano, da inghiottire a memoria su tavolette di legno incise. Questi milioni di bambini non hanno mai avuto un giocattolo fra le mani, non hanno mai assaggiato un cioccolatino e nessuno li ha mai addormentati leggendogli una fiaba. Quando (non se, ma “quando”) sentiranno che qualcuno ha preso in giro il loro profeta saranno invasi da sete di sangue occidentale.

    Oggi siamo tutti per la liberà di satira. Anche quelli che volevano silenziare Vauro, Sabina Guzzanti e Daniele Luttazzi. Siamo un popolo di ipocriti.

    Ogni volta che una comunità islamica si sente attaccata, vilipesa, insultata e umiliata i primi a pagarne le spese sono i cristiani africani e asiatici. Lì non vengono ammazzate 10 persone alla volta, ma 1000.
    In alternativa viene sgozzato un ostaggio occidentale.
    Pensiamoci la prossima volta che vorremo prendere in giro Maometto.

    Il mantra della destra italiana è che l’Islam è incompatibile con la cultura occidentale. Se per Islam si intende quello integralista, la risposta è un deciso sì. D’altra parte anche un cristiano che seguisse alla lettera gli insegnamenti del Vecchio Testamento ucciderebbe adultere, omosessuali e commessi che lavorano di domenica. Il problema è che non esiste fra noi un solo cristiano che creda alla favola di Adamo ed Eva. Moltissimi islamici invece sono convinti che effettivamente Maometto abbia compiuto tutti i suoi prodigi. Ma gli islamici NON sono tutti uguali. Ho tracannato birra, suonato e scherzato con chirurghi, architetti, pittrici, batteristi, cantanti e tettone provenienti da ogni paese islamico. Avevano una visione liberale dell’Islam o semplicemente non erano praticanti. I loro problemi esistenziali erano uguali ai miei (la Juve ruba? I dolci fanno venire le rughe? Quante sigarette puoi fumare al giorno per dire “io fumo poco”?)
    Se affermiamo che gli islamici sono tutti violenti dobbiamo accettare anche altri luoghi comuni: i siciliani sono tutti mafiosi, i napoletani sono tutti truffatori, i milanesi sono tutti corrotti, i romani sono tutti sfaticati e i veneti sono tutti bestemmiatori. Ostrega!

    “L’Islam è pericoloso: ci sono milioni di persone in giro per il mondo, e anche sui pianerottoli di casa nostra, pronti a sgozzare e a uccidere in nome dell’Islam”. L’ha detto il boss della Lega Nord, Matteo Salvini. E ha ragione da vendere. Ogni 1.000 musulmani, almeno uno è pronto a uccidere in nome di Allah.

    In molti stanno invitando gli islamici d’Occidente a dissociarsi da quanto avvenuto a Parigi. La richiesta è stupida, perché a me che sono siciliano nessuno mi ha invitato a dissociarmi da Cosa Nostra quando è stato fatto fuori Giovanni Falcone. Però è interessante notare le risposte di chi riceve tale invito. A Parigi molti bambini hanno rifiutato di rispettare il minuto di silenzio in memoria delle vittime.

    Se un estremista ci ha preso di mira e ha deciso di farci fuori non c’è servizio segreto al mondo che possa salvarci la vita. Se un estremista fa parte di una cellula che progetta una strage in grande stile avrà bisogno di studiare la zona, procurarsi esplosivi, appoggiarsi a persone possibilmente già note alle forze dell’ordine, e così via. In altre parole alzerà un po’ di polvere e sarà possibile pedinarlo e intercettarlo. Il problema è che i leader integralisti hanno invitato i fedeli a colpire l’Occidente con qualunque mezzo.

    Se domani mattina un kebabbaro incensurato e il suo lavapiatti assunto in nero decidono di accoltellare 2 maestre e 20 bambini dell’asilo nessuno al mondo sarà mai in grado di prevedere le loro intenzioni e di fermarli.

    Siamo in una situazione di stallo in cui sia l’Occidente che le nazioni islamiche si sentono vittime. Per capire cosa sta succedendo cercate un bambino di tre anni, uno di quelli nella fase dei “perché”.

    • BAMBINO: “Perché ci fanno gli attentati?”
    • ADULTO: “Perché li occupiamo militarmente”
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    • ADULTO: “Perché ci fanno gli attentati”
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    Il bimbo è troppo piccolo per capire la questione Palestinese, per capire perché andiamo nei paesi islamici a rubare petrolio, diamanti, coltan e oro. E per capire perché l’Occidente si intrometta in ogni guerra che coinvolga due nazioni islamiche ricche di materie prime. Noi però lo sappiamo il perché.

    Faccio psicologia spicciola, ma dopo aver letto alcune interviste rilasciate dagli adolescenti arabi delle periferie parigine forse un fondo di verità c’è. Se ogni giorno della mia vita vengo trattato come un delinquente, dopo un po’ inizierò a sentirmi davvero un delinquente e mi comporterò da tale. Se ogni giorno della mia vita sarò costretto a fare i conti con una società che mi discrimina, che non mi offre lavoro e che mi guarda come un potenziale assassino, inizierò a covare rabbia contro quella società.
    Esasperare gli islamici moderati e integrati è il modo migliore per trasformarli in integralisti.

    E’ possibile. Dopo ogni bomba e dopo ogni sparatoria ci comportiamo come se non dovessero essercene altre. Abbiamo la memoria corta. Abbiamo dimenticato che l’Occidente viene martellato continuamente dalla violenza islamica.

    • 1993, attentato a New York: 6 morti e 1.042 feriti.
    • 1998, bombe contro le ambasciate USA in Tanzania e Kenya: 224 morti e 4.000 feriti.
    • 2001, altro attentato a New York : 3mila morti.
    • 2002, a Bali scoppiano le bombe in un locale frequentato da occidentali. Muoiono in 202.
    • 2004, bombe a Madrid: 191 morti e 2mila feriti.
    • 2004, in Olanda un invasato uccide il regista Theo van Gogh.
    • 2006, in Turchia un estremista uccide un prete italiano.
    • 2013, a Boston due giovinastri ceceni fanno scoppiare due bombe. 3 morti e 264 feriti.
    • 2014, a Ottawa uno sbandato convertito all’Islam fa 2 morti.
    • 2014, a Sydney 2 persone muoiono durante un sequestro.
    • 2015, a Parigi vengono uccisi 12 redattori del Charlie Hebdo.

    Noi ci sentiamo vittime. E lo siamo.
    Ma anche gli islamici che ci uccidono si sentono nostre vittime, perché ogni bomba che uccide un bambino a Gaza genera 10 nuovi kamikaze dal Marocco all’Indonesia.

    Chi è il buon musulmano? Quello che osserva alla lettera gli scritti sacri o quello che vive la religione in modo privato e personale? Nell’Islam non esiste un corrispettivo del papa dei cristiani cattolici. Non c’è un’autorità suprema che detta la linea, ma una miriade di imam, teologi, saggi e capitribù e ognuno ha i titoli per dire la sua. Ognuno si sveglia una mattina e lancia un anatema contro i pupazzi di neve, contro i cani, contro il gel nei capelli (tutto vero, controllate).
    Così può succedere che nella stessa settimana l’imam di Londra Anjem Choudary invochi l’omicidio per chi offende Maometto e che l’imam di Pordenone Ahmed Erraji condanni invece gli assassini del Charlie Habdo.
    O che non ci sia accordo nemmeno per le questioni di minor conto, come ad esempio la barba che egiziani e magrebini rasano e che altri considerano vitale per la buona pratica dell’Islam.

    Non mi stupisce che alcuni dei nostri ragazzi voltino le spalle alla famiglia e finiscano nelle grinfie dell’Isis. Mi stupisce semmai che non se ne arruolino molti di più. “Sono un 20enne della periferia londinese. Non ho un lavoro. Non ho un soldo. Sono bruttino e le donne mi ignorano. Faccio una vita inutile e spenta. Un giorno incontro un tizio con la barba che mi offre uno stipendio, una vita avventurosa, un ideale e una moglie.
    Tutto quello che devo fare è puntare il mirino contro la società che mi ha fottuto. Cosa gli dovrei rispondere?”

    Non tutti hanno un’anima da proteggere.

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    SCRITTO DA Mauro Di Gregorio Giornalista Segui autore:
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