L’omosessualità secondo le religioni: il confronto fra cristianesimo, ebraismo e islam

L’omosessualità secondo le religioni: il confronto fra cristianesimo, ebraismo e islam
da in Mondo, Omosessualità, Religione
Ultimo aggiornamento: Martedì 18/10/2016 07:17

    Il rapporto tra omosessualità e religione è molto complesso e spesso negativo. L’amore, ma soprattutto i rapporti sessuali tra due persone dello stesso sesso viene visto come qualcosa che va contro la natura perché non destinato alla procreazione. Il punto centrale è che le religioni non vedono di buon occhio anche il sesso tra eterosessuali se non è legato al matrimonio e all’unione di uomo e donna destinato a mettere al mondo figli. L’atto che avviene tra due uomini o due donne, al di fuori dei vincoli sociali e religiosi imposti dal matrimonio e quindi destinato solo al reciproco piacere, non è compreso nelle regole religiose. Da qui nasce un rapporto negativo, che vede l’omosessualità come qualcosa di contrario alla fede: vediamo cosa dicono le principali religioni monoteiste.

    Il Cristianesimo vede l’omosessualità per lo più un peccato. I riferimenti nelle Sacre Scritture sono diversi a seconda della confessione, ma possiamo prendere il passo della distruzione di Sodoma a Gomorra nel libro della Genesi come punto di partenza. In realtà, diversi pensatori hanno identificato nell’episodio una punizione per chi vive “da empio” e non in particolare per chi rapporti omosessuali. A oggi, le ramificazioni del Cristianesimo hanno atteggiamenti differenti nei confronti dei gay. La Chiesa Cattolica, come quella Ortodossa, reputano “gli atti di omosessualità intrinsecamente disordinati”, come si legge nel Catechesimo. Per questo sono “contrari alla legge naturale” e “le persone omosessuali sono chiamate alla castità“, pur invitando i fedeli a “evitare nei loro confronti ogni marchio di ingiusta discriminazione“. Non c’è una condanna vera e propria, ma una negazione della sessualità omosessuale perché diretta al piacere e non alla procreazione. Il dibattito è molto acceso anche tra le Chiese Protestanti che considerano l’omosessualità un peccato, ma in molti casi, specie per Luterani (Eva Brunne, lesbica, è vescovo di Stoccolma per la Chiesa di Svezia) e Chiese Riformate, si tende ad avere una maggiore apertura. Negli USA, il divario tra le due posizioni è molto accentuato. Da una parte ci sono Chiese Cristiane che organizzano percorsi di redenzione per i gay (per far cambiare orientamento sessuale). Dall’altra sono nate chiese gay, comunità ecumeniche che accolgono persone LGBT tra i sacerdoti.

    Anche il rapporto tra omosessualità e Islam è complesso. Il concetto stesso di rapporto gay non esiste nella cultura islamica e pratiche sessuali non convenzionali come quelle anali vengono stigmatizzate anche tra uomo e donna per diverse ragioni. Molti studiosi del Corano hanno trovato sure a sostegno della proibizione. Da qui l’espresso divieto e la condanna nella sharia, la legge coranica, con punizioni diverse a seconda delle scuole islamiche. A oggi, nel mondo ci sono nove Paesi islamici che puniscono i gay con la pena di morte: Arabia Saudita, Iran, Nigeria, Mauritania, Pakistan, Sudan, Somalia, Somaliland e Yemen.

    L’Ebraismo poggia la condanna dell’omosessualità sul libro del Levitico, parte dell’Antico Testamento. In particolare, il versetto Levitico 18:22 dice: “Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è to’eva“, ossia abominio, immorale. La Torah vieta dunque rapporti tra persone dello stesso sesso, soprattutto tra due uomini, ma il dibattito oggi si è articolato tra posizioni moderate e oltranziste. Da una parte permangono divieti assoluti per i gay e per qualsiasi unione possa celebrare un rapporto omosessuale, discriminando di fatto le persone LGBT a cui si nega, per esempio, l’insegnamento nelle scuole o nelle comunità; dall’altra molte scuole rabbiniche hanno aperto agli omosessuali, chiedendo di non discriminare ebrei gay o lesbiche in società o all’interno delle sinagoghe.

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