Alì Agca espulso dall’Italia: respinta l’istanza della famiglia di Emanuela Orlandi

Alì Agca espulso dall’Italia: respinta l’istanza della famiglia di Emanuela Orlandi
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    Alì Agca dovrà lasciare l’Italia nella serata di lunedì 29 dicembre, attraverso un volo diretto ad Istanbul. L’uomo partirà dall’aeroporto di Fiumicino, secondo quanto ha deciso il giudice di pace, che ha dato l’ok a quanto stabilito dal questore. Agca, infatti, non avrebbe un visto d’ingresso per entrare in Italia, secondo quanto è previsto dagli accordi con la Turchia. L’uomo sarebbe arrivato nel nostro Paese in automobile, passando per la Serbia e per l’Austria. Sono, però, in corso le indagini per capire come sia riuscito ad oltrepassare i necessari controlli e se abbia ricevuto l’aiuto di qualcuno.

    E’ stata respinta, quindi, l’istanza presentata dagli avvocati della famiglia di Emanuela Orlandi al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo. E’ stato chiesto che l’ex terrorista fosse trattenuto nel nostro Paese, in modo da essere interrogato sulla vicenda di Emanuela Orlandi. Pietro Orlandi, il fratello della ragazza, aveva chiesto che Agca venisse interrogato: “Agca mi disse le stesse cose che afferma oggi, vale a dire che Emanuela è viva e che in Vaticano sanno cosa è successo”.

    Mehmet Alì Agca si è recato a sorpresa in Vaticano e ha portato dei fiori sulla tomba di Papa Wojtyla, il Pontefice a cui l’ex Lupo Grigio sparò il 13 maggio 1981. A lanciare la notizia sono state Repubblica.it e l’agenzia Adnkronos International, poi confermata da fonti vaticane: come riporta l’agenzia internazionale, che ha intervistato con le sue telecamere Agca, il gesto è stato un modo per celebrare il 31esimo anniversario dello storico incontro con il Pontefice a Rebibbia, il 27 dicembre 1983. “Sono ritornato nel luogo del miracolo. Qui fu compiuto il terzo segreto di Fatima. Io con l’attentato al Papa ho compiuto un miracolo”, ha dichiarato in esclusiva alle telecamere dell’agenzia, mentre deponeva due mazzi di rose bianche.

    L’ex appartenente al gruppo dei Lupi Grigi avrebbe anche espresso il desiderio di incontrare Papa Francesco, come già fece in occasione di una sua visita in Vaticano. Questa improvvisata, ha spiegato, arriva “dopo 34 anni per gridare che siamo alla fine del mondo. La Madonna di Fatima ha annunciato la fine del mondo”. L’uomo è stato notato da un agente in servizio in piazza San Pietro: accertata la sua identità e le sue intenzioni, è stato seguito mentre portava il suo omaggio floreale sulla tomba di Papa Giovanni Paolo II, visibilmente emozionato. “Sono felicissimo di essere in piazza San Pietro, nel luogo del miracolo e del cristianesimo. Viva Gesù Cristo, l’unico redentore dell’umanità”, ha concluso Agca, che in seguito è stato fermato dalla Polizia italiana.


    Ex membro dei Lupi Grigi, gruppo di estrema destra turco, Mehmet Alì Agca attentò alla vita di Papa Woityla il 13 maggio 1981, sparandogli con una pistola nel corso del suo passaggio in piazza San Pietro in un mercoledì, giorno d’udienza. Fermato e portato a processo per direttissima, venne condannato all’ergastolo per tentato omicidio di un Capo di Stato. Nel corso degli anni cambiò più volte versione: in una prima occasione disse di aver sparato perché assoldato dai servizi segreti della Bulgaria per conto dell’ex Kgb con l’obiettivo di fermare Solidarnosc, il sindacato polacco appoggiato dallo stesso Pontefice. La tesi venne smentita dalle autorità bulgare e non vennne mai provata in tribunale: nel 1982 il Consiglio di sicurezza turco lo condannò a morte anche per l’omicidio del giornalista Abdi Ipekci, direttore del quotidiano liberale ‘Milliyet’ e attivista per i diritti umani, pena poi commutata in dieci anni di carcere.

    Il 27 dicembre 1983 Papa Wojtyla si recò in carcere per lo storico incontro con il suo attentatore: grazie alla buona condotta, Agca ottenne diverse riduzioni di pena e, nel 2000, l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli concesse la grazia dopo che la Santa Sede si era dichiarata “non contraria”. Il 14 giugno giunse in Turchia dove scontò i 10 anni di carcere inflitti per l’omicidio del giornalista turco: viene rilasciato il 18 gennaio 2010. Al momento della sua scarcerazione ha dichiarato di essere Gesù Cristo, di voler riscrivere la Bibbia e che l’Apocalisse era vicina.

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