Gente licenziata per via del cancro

Se una malattia non pregiudica la capacità di un dipendente a lavorare, non si capisce perchè dovrebbe essere rilevante per il datore, o addirittura costituire il motivo di un licenziamento. Eppure i casi aumentano.

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    La lista delle persone licenziate per via del cancro si allunga. La discriminazione contro i malati di cancro è un problema grave. Se una malattia non pregiudica la capacità di un dipendente a lavorare, non si capisce perchè dovrebbe essere rilevante per il datore, o addirittura costituire il motivo di un licenziamento. Eppure nel mondo ci sono molte storie di gente che racconta di essere stata discriminata sul posto di lavoro e in seguito licenziata, perchè affetta da una patologia tumorale. I datori di lavoro vogliono sempre il massimo dell’efficienza da parte dei loro dipendenti, ma sempre più spesso i periodi di congedo richiesti da dipendenti malati, vengono utilizzati come pretesto per sbarazzarsi di loro. Spesso ci si può difendere facendo tutelare i propri diritti. Ecco alcune storie di gente licenziata per via del cancro.

    Vincenzo Giunta

    Vincenzo Giunta, 46 anni, guardia giurata di Brindisi, moglie e due figli, è stato licenziato, per aver ‘consumato’ troppi permessi per la sua malattia. Nonostante debba affrontare ancora un ciclo di venti sedute di radioterapia a Milano, l’istituto di vigilanza Sveviapol Sud per cui lavora da sei anni ha spedito una lettera di licenziamento in marzo 2015, comunicando ‘la risoluzione del rapporto di lavoro‘ ‘in considerazione di assenze per malattia per 244 giorni‘. L’uomo però in questo periodo ha subito tre interventi chirurgici alla testa, e ha deciso che impugnerà il licenziamento.

    Isabelle Chabot

    Isabelle Chabot, una manager di un ristorante di Montreal (Magnan), in Canada, è stata licenziata perché aveva il cancro. Nella lettera che i suoi datori di lavoro le hanno consegnato c’era scritto che, vista la situazione e le esigenze della società, la dipendente ‘non sarà in grado di adempire a un lavoro complesso‘ data la posizione strategica occupata.

    Carol Jumper

    In Pennsylvania il Dr. George Visnich Jr. ha licenziato la sua assistente alla poltrona dopo 12 anni di lavoro, perchè lei gli aveva raccontato di avere il cancro. Lui scrisse a Carol Jumper una lettera che molti criticarono, bollandola senza cuore. Nella missiva si legge che la donna è licenziata senza buonuscita perchè i sintomi della malattia, i farmaci da assumere e gli effetti collaterali della chemioterapia saranno significativi fonte di distrazione.

    Jonathan Larson

    Jonathan Larson lavorava come fattorino di un ristorante sito alla periferia di Chicago. Dopo aver scoperto di avere un tumore al cervello, ha chiesto al datore di lavoro un permesso di sei settimane per potersi curare sottoponendosi al ciclo di chemioterapia. Dall’ufficio del capo, però, è arrivato il licenziamento immediato.

    Janet Hustus

    Janet Hustus lavorava come manager per il Crowne Plaza a Houston ma nel gennaio 2011, le fu diagnosticato un tumore al seno. Dopo otto settimane di recupero dall’operazione, la direttrice tornò al lavoro, ma pochi giorni dopo fu licenziata. Ufficialmente per un taglio di reparto, ma l’avvocato di Janet disse di aver visto casi simili: il motivo vero è che l’azienda ha interesse a non pagare l’assicurazione che provvede a coprire le spese sanitarie.

    Connie Robinson

    Connie Robinson vive a Richard, Virginia, lei è stata licenziata da ben due posti di lavoro nel periodo in cui si è sottoposta a un trattamento chemioterapico per curare un cancro al seno, ovvero nell’arco di tre anni. Dopo la lotta per la vita, questa donna ha dovuto lottare per trovare un modo di pagare le bollette.

    Kathleen Mason

    La Ceo di un’azienda specializzata in arredamenti da ufficio è stata licenziata dopo aver dato in Consiglio l’informazione di aver sviluppato il cancro al seno. Kathleen Mason disse di essere stata oggetto di discriminazione quando fu estromessa, e presentò querela. L’ex amministratrice delegata ha fatto in seguito sapere che la controversia ‘è stata risolta in via amichevole’, ma i termini della transazione non sono stati divulgati.

    Jeanine Gaver

    Una donna dell’Ohio, Jeanine Gaver di Waynesville, è stata licenziata dopo aver saltato tre mesi di lavoro durante il trattamento ospedaliero per il cancro al seno. Gaver ha spiegato che l’azienda le offrì un posto di lavoro con un minor numero di ore subito dopo aver ricevuto la doppia mastectomia, ma il licenziamento arrivò poco dopo perchè i datori avevano trovato un suo sostituto.

    Jamie Engler

    Jamie Engler ascoltò la diagnosi di cancro al seno e lo stesso giorno comunicò al suo datore di lavoro della malattia. Era il 2011. Durante il trattamento conseguente, che includeva le visite in ambulatori, chemio e radioterapia, il suo capo le negò la possibilità di prendere i giorni che le spettavano come congedo per la malattia. Inoltre le vietò l’utilizzo del telefono aziendale per necessità mediche. Qualche tempo dopo il capo la chiamò mentre era in ospedale, lei rispose e lui la licenziò.

    Oliviero Biancato

    Anche in Italia, purtroppo, accadono simili episodi. Ricordiamo Oliviero Biancato, operaio di 53 anni, ex dipendente di una ditta di Mestre. Nel 2012 si ammalò di tumore. Dopo aver esaurito i giorni di malattia previsti dal contratto nazionale (in tutto 274, da smaltire in tre anni) ricevette, a giugno 2013, la lettera di licenziamento. In novembre dello stesso anno Oliviero Biancato è morto.