Iran: Ghoncheh Ghavami libera dopo 5 mesi in carcere per una partita di pallavolo

Iran: Ghoncheh Ghavami libera dopo 5 mesi in carcere per una partita di pallavolo
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    Ghoncheh Ghavami è stata rilasciata su cauzione. E’ dunque libera la 25enne britannica di origini iraniane che era stata imprigionata a Teheran dopo essere stata arrestata con l’accusa di aver tentato di assistere a una partita di pallavolo. I fatti risalgono al 20 giugno scorso, e lei è stata condannata a un anno di reclusione in prigione perchè, insieme a una dozzina di attiviste aveva consapevolmente sfidato gli ordini delle autorità, presentandosi davanti allo stadio Azadi per assistere a una partita di pallavolo tra Iran e Italia. Il 2 novembre 2014 Ghoncheh è stata condannata quindi a un anno di carcere. La sua vicenda ha presto fatto il giro del mondo e su Facebook è nato un gruppo che chiedeva la sua liberazione.

    La famiglia di Ghoncheh Ghavami ha reso noto che la ragazza ha lasciato il carcere domenica pomeriggio dopo 5 mesi di reclusione nel carcere di Evin, a nord di Teheran, dopo il pagamento di una cauzione.

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    Tuto è iniziato a Teheran, il 20 giugno scorso, quando lo stadio Azadi ospitava una partita della World League in cui la nazionale maschile di volley giocava contro l’Italia.

    La donna, anglo-iraniana, con un’altra dozzina di donne, era stata bloccata all’ingresso, fermata e poi rilasciata dopo il sequestro di alcuni suoi oggetti da parte della polizia.

    Quando la 25enne (laureata in legge a Londra), è andata a richiedere indietro i suoi effetti personali, è stata di nuovo arrestata.

    Il 30 giugno agenti in borghese sono entrati in casa sua e hanno sequestrato gli abiti e il computer, portandola a Evin, il noto carcere della capitale dove sono detenuti i dissidenti, e tanti vengono giustiziati. Ora la giovane è in cella con altre carcerate, dopo essere pure stata in isolamento, e il suo arresto è stato prolungato di 60 giorni.

    Alcuni sostengono che le ragazze stessero partecipando all’ennesima protesta organizzata contro il divieto alle donne di entrare negli stadi, imposto nel ’79 dopo la vittoria di Khomeini. E in effetti, anche se non si capisce nemmeno bene quale sia il reato imputatole, a giustificare la detenzione sarebbe una vaga accusa di ‘Propaganda contro lo Stato’.

    Anche se la notizia si è diffusa nella Repubblica Islamica, qui non ha fatto scalpore, perchè in fondo arresti come questi sono ‘normali’, così come normale è stato giustiziare una donna che si era difesa da uno stupro; ma a livello internazionale, invece, il tam tam si è diffuso perchè Ghoncheh Ghavami è anche cittadina britannica e la famiglia, dopo aver mantenuto il silenzio sperando in un suo imminente rilascio, ha deciso di far conoscere questo caso.

    Aiutatemi a riportare a casa mia sorella‘, è l’appello che ha lanciato Amin Ghavami, 28 anni, sui social media e tramite le organizzazioni per i diritti umani, mentre Amnesty International annunciava che Ghoncheh va considerata una prigioniera di coscienza.

    Ha 25 anni e studia legge all’Università di Londra, si trovava in Iran da due mesi per insegnare a leggere ai bambini di strada. Pensava che le donne potessero entrare allo stadio per le partite di volley, il Paese aderisce alla Federazione internazionale e sui giornali si diceva per volere del presidente le donne erano ammesse, mia madre e mia padre le avevano dato il permesso. Invece l’hanno arrestata e tenuta in isolamento per 41 giorni durante i quali il suo avvocato non ha potuto incontrarla nè avere accesso al suo dossier. Siamo disperati, e non solo io e i nostri genitori, ma i nonni, gli zii, tutti quanti‘.

    La madre Soosan ha scritto su Facebook: ‘Carissima Ghoncheh, i giorni senza di te sono intollerabili e sono già 74 da quando siamo stati privati del tuo viso radioso, per un crimine che non riusciamo a capire. Tuo padre è invecchiato di colpo. Io, ogni mattina arrivo ai cancelli del carcere di Evin e mi cacciano via, senza darmi risposte. Se ancora resisto è per la speranza di udire presto le tue risate squillanti. Possibile che nessuno debba rendere conto del dolore di una madre?‘.

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