Decapitazioni islamiche, Peter Kassig ucciso: perchè l’Isis taglia la gola ai propri nemici?

Decapitazioni islamiche, Peter Kassig ucciso: perchè l’Isis taglia la gola ai propri nemici?

    Non si fermano le decapitazioni islamiche da parte dei miliziani dello Stato Islamico, stavolta è stato ucciso l’ostaggio americano Peter Kassig, dopo l’ostaggio britannico Alan Henning. Il video della sua decapitazione, come accaduto per gli altri ostaggi occidentali, è stato lanciato sul Web. Nelle immagini, si vede un boia con il volto coperto in piedi accanto ad una testa decapitata. Kassig, 26 anni, era stato rapito in Siria, dove lavorava come operatore umanitario. Ex ranger, dopo aver intrapreso corsi per diventare assistente medico, si era trasferito in Libano, dove aveva fondato l’organizzazione no profit Sera (Special Emergency Response and Assistance). Kassig è il sesto ostaggio occidentale ucciso dallo Stato Islamico. Prima di lui furono uccisi gli americani Alan Henning, James Foley e Steven Sotloff, il britannico David Haines e il francese Herve Gourdel. Ad essere uccisi sono stati anche quattro combattenti curdi, di cui tre donne. Il rapimento di cittadini occidentali è una pratica usata dai gruppi terroristici fin da Al-Qaeda: le richieste di riscatto servono a pagare le milizie ed è per questo che, negli anni, molti Paesi europei e gli Stati Uniti, hanno deciso di non cedere alle loro richieste. L’Isis però prosegue la sua campagna mediatica, uccidendo ostaggi occidentali. Ma perchè i jihadisti decapitano i loro avversari? Che significato hanno le decapitazioni nell’Islam?

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    Peter Kassig, ostaggio statunitense, è stato decapitato. Lo annuncia l’Isis in un nuovo video in cui si mostra l’uccisione del prigioniero in Siria. I jihadisti avevano minacciato di ucciderlo nel video della decapitazione del volontario britannico Alan Henning. Nel filmato in cui viene mostrata l’uccisione di Kassig si vede anche la decapitazione di massa di 15 soldati siriani fatti prigionieri. Nelle immagini i jihadisti e i soldati camminano gli uni dietro agli altri e a un certo punto, i terroristi prendono un grosso coltello, fanno inginocchiare la loro vittima e poi la decapitano. Kassig, 26 anni, si chiamava Abdul Rahman/Peter da quando si era convertito all’Islam. Era stato rapito il primo ottobre mentre si trovava in Siria dove lavorava come operatore umanitario. Ex ranger, dopo aver intrapreso corsi per diventare assistente medico, si era trasferito in Libano, dove aveva fondato l’organizzazione no profit Sera (Special Emergency Response and Assistance).

    Il 47enne, che svolgeva il lavoro di tassista a Manchester, era stato rapito nel dicembre 2013 in Siria, dove si trovava per una missione umanitaria. Henning è il quinto ostaggio occidentale ucciso dallo Stato Islamico. Il breve video in cui si vede l’esecuzione di Henning, dal titolo ‘Messaggio all’America e ai suoi alleati‘ è simile a quelli della precedenti decapitazioni. Henning, in ginocchio con l’ormai famosa tuta arancione, prima di essere ucciso spiega la sua condanna a morte: ‘Per via della decisione del nostro parlamento di attaccare lo Stato Islamico, io, in quanto britannico, pagherò il prezzo di quella decisione‘. Poi prende la parola il boia mascherato, che pare lo stesso dei precedenti filmati: identificato come ‘Jihadi John’. Il video si chiude anche questa volta con le minacce di morte a un altro ostaggio, l’americano Peter Kassig. Il boia si rivolge quindi al presidente Usa: ‘Obama hai iniziato a bombardare la Siria è quindi giusto che noi attacchiamo un altro dei tuoi uomini‘.

    Mentre Londra ha lanciato l’allarme sul fatto che l’Isis potrebbe diventare una minaccia nucleare, le forze curde hanno lanciato un’offensiva nel Nord dell’Iraq. La risposta dello Stato islamico non si è fatta aspettare. Per questo l’Isis ha infatti decapitato 4 combattenti curdi, di cui 3 sono donne. I combattenti sono stati fatti prigionieri in seguito alle lotte che sono avvenute vicino alla città di Kobane. Sembra che le teste delle vittime siano state esposte, almeno secondo quanto è stato riferito dall’ong Osservatorio Nazionale per i Diritti Umani.

    L’FBI ha reso pubblica la notizia, gli Stati Uniti hanno identificato l’uomo che ha ucciso i giornalisti James Foley e Steven Sotloff. Il boia dell’Isis dall’accento britannico, comparso nei due video delle decapitazioni. Non è chiaro se gli Stati Uniti ritengano che l’uomo abbia davvero compiuto gli omicidi da solo. Sia nel caso di Foley che di Sotloff l’uomo che li ha uccisi sarebbe lo stesso. In precedenza era stato identificato come Abdel Mayed Abdel Bary o John, ex rapper in quel di Londra.

    I jihadisti dell’Isis hanno decapitato il quarto ostaggio che si trovava nelle loro mani: si tratta del cittadino francese Herve Gourdel, rapito in Algeria mentre si trovava sui monti della Cabilia. A rivendicare il gesto il gruppo jihadista algerino Jund al-khalifa, alleato dello Stato islamico. Come accaduto anche nelle decapitazioni precedenti, i miliziani hanno provveduto a diffondere un video in cui è ripresa la brutale esecuzione del turista francese. Nel video diffuso dai jihadisti di Jund-al-Khilafa, gruppo legato ad Al Qaeda ma che appoggia l’autoproclamato califfato islamico, si vedono 4 uomini che, per 4 minuti, leggono un messaggio in arabo rivolto a Hollande, considerato colpevole di non aver fermato i raid francesi in Iraq. Alla fine del messaggio viene mostrata l’immagine dell’uomo decapitato. L’uccisione di Herve Gourdel è stata documentata in un video intitolato “messaggio di sangue per il governo francese”. Gourdel, 55 anni, di Nizza, era stato rapito sabato scorso mentre stava facendo trekking sui monti della Cabilia. In precedenza aveva chiesto al presidente francese François Hollande di fermare i raid in Iraq avvertendolo che in caso contrario sarebbe stato ucciso. Ma il presidente ha rifiutato di trattare. Il rapimento di cittadini occidentali è una pratica usata dai gruppi terroristici fin da Al-Qaeda: le richieste di riscatto servono a pagare le milizie ed è per questo che, negli anni, molti Paesi europei e gli Stati Uniti, hanno deciso di non cedere alle loro richieste. L’Isis però prosegue la sua campagna mediatica, uccidendo ostaggi occidentali. Ma perchè i jihadisti decapitano i loro avversari? Che significato hanno le decapitazioni nell’Islam?

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    I jihadisti sunniti dello Stato Islamico hanno inviato ai media internazionali il video shock in cui viene mostrata la decapitazione di David Haines, scozzese, ucciso in Siria con le stesse modalità usate per i due giornalisti americani James Foley e Steven Sotloff. I terroristi hanno mandato un messaggio al primo Ministro inglese Cameron: “Questo è il prezzo che paghi per la tua promessa di armare i peshmerga contro lo Stato Islamico“. Il boia ha mostrato poi la foto del prossimo ostaggio che rischia la vita: Alan Henning, anche lui un cittadino britannico. David Cawthorne Haines era un operatore umanitario esperto della sicurezza delle Ong, di 44 anni, scozzese, rapito in Siria nel 2013. Era stato nella ex Jugoslavia dal 1999 al 2004, lavorando alla ricostruzione delle comunità distrutte dalla guerra civile. “Aiutava tutti, i serbi, i croati, i musulmani. Voleva solo migliorare le loro vite. Mi ha molto sorpreso quando ho saputo che l’avevano rapito dopo quello che ha fatto per i musulmani“, aveva detto un suo ex collega, che al Telegraph aveva raccontato pure che Haines (soprannominato scozzese matto) era molto stimato, considerato come una sorta di eroe per la sua disponibilità e il suo impegno. Nella sua carriera al servizio delle ong, Haines era stato in molti Paesi difficili, come la Libia e il Sud Sudan. Prima di scegliere questa strada era stato un militare al servizio di Sua Maestà per 12 anni. La vita avventurosa non gli aveva impedito di mettere su famiglia: lascia una moglie e due figlie, di 17 e 4 anni.

    L’Isis ha rilasciato, martedì due settembre, un video in cui appare Steven Sotloff vestito con una tuta arancione. Il reporter statunitense ad un certo punto viene brutalmente decapitato. Sotloff era stato rapito vicino ad Aleppo, in Siria, il 4 agosto del 2013. Era lui ad apparire al termine di un video che fu diffuso il 20 agosto scorso, in cui si mostrava l’esecuzione sommaria di James Foley, l’altro giornalista decapitato dai jihadisti dello Stato Islamico. La minaccia dell’Isis nel filmato del 20 agosto era stata chiara: Sotloff sarebbe stato il prossimo candidato a morire “se non fossero cessati i raid sul nord dell’Iraq“. A nulla sono servite le richieste dei suoi familiari e la petizione lanciata sul sito della Casa Bianca, che chiedeva al presidente Obama di salvare la vita del giovane. Lo scorso 27 agosto, in un messaggio trasmesso da Al Arabiya, Shirley Sotloff, la mamma del reporter, aveva rivolto un appello a Abu Bakr al Baghdadi, leader dell’Isis: “Steven è un giornalista innocente. Ha viaggiato molto nel Medio Oriente per parlare delle sofferenze dei musulmani sotto il gioco dei tiranni, è un uomo generoso che ha sempre cercato di aiutare i più deboli“, erano state le parole della madre.

    Dopo i raid aerei USA contro l’Isis, lo Stato islamico in Iraq e Levante, è arrivata la reazione dei terroristi che hanno decapitato il giornalista statunitense, James Foley, freelance di 40 anni di Boston, autore di reportage per Afp e altri media, rapito nel nord-ovest della Siria il 22 novembre 2012. Nato a Rochester, nel New Hampshire, ultimo di cinque figli, James Wright Foley, studia giornalismo alla Marquette University, Milwaukee, e alla Northwestern University di Chicago. Prima di intraprendere la carriera di giornalista, insegna lettura e scrittura nella prigione di Cool Country di Chicago. Appassionato, esperto e grande conoscitore del Medio Oriente e Nord Africa, Foley intraprendere la carriera da freelance, andando nelle zone di guerra più pericolose per raccontare gli orrori dei conflitti in Iraq, Afghanistan e Libia. Qui nel maggio 2011 viene rapito da gruppi pro Gheddafi e rimane prigioniero per 44 giorni: liberato, torna in Medio Oriente per raccontare la guerra in Siria. Il 22 novembre 2012 viene rapito nel nord-ovest del Paese: da allora la famiglia e i colleghi hanno continuato a sperare e a cercarlo, chiedendo la sua liberazione con manifestazioni e tramite il sito FreeJamesFoley. Secondo la stampa USA, i terroristi chiesero un riscatto da 100 milioni per liberare James Foley: gli States tentarono un blitz per liberare gli ostaggi a luglio, fallendo. Altri dettagli sulla prigionia del reporter di Boston arrivano dall’intervista concessa alla Bbc dal collega francese Nicolas Henin, anche lui prigioniero in Siria e liberato lo scorso aprile dopo 10 mesi, di cui sette trascorsi con Foley. Henin parla per la prima volta della sua prigionia e lo fa dopo la morte del collega per ricordarlo, “una persona generosa”, che condivideva con gli altri tutto quello che aveva, dalle coperte al cibo. “Abbiamo vissuto situazioni estreme, compresa una settimana ammanettati uno all’altro. In quelle situazioni sviluppi un istinto di sopravvivenza che ti fa accaparrare tutto quello che c’è: James era diverso, divideva tutto”, ricorda Hennin. “Essendo americano veniva probabilmente preso di mira di più dai carcerieri, come se fosse un capro espiatorio”.

    Quale significato c’è dietro alla decapitazione? Perchè i jihadisti dell’Isis usano tale pratica? La decapitazione è una pratica presente in molte culture del mondo, non solo nell’Islam, fin dai tempi antichi. Nel Corano ci sono alcuni riferimenti che possono far pensare alla decapitazione del nemico, ma di decapitazione si parla anche nel Vecchio Testamento, nell’episodio di Davide e Golia. Però c’è da dire che, ai nostri tempi, è l’Arabia Saudita, paese islamico wahabita (estremisti sunniti), che ancora contempla tale pratica nei suoi codici penali. Secondo molti esperti, i jihadisti usano mozzare la testa al nemico – almeno – per un paio di ragioni: la prima è profanare il corpo dell’odiato nemico, dividendo la testa, cioè il cervello, dal resto del corpo; in tal senso pesa anche la credenza che, togliendo la testa, si condanni irrimediabilmente il nemico alla dannazione eterna. La seconda ragione risiede nella pratica terroristica di usare i media a favore dello Stato Islamico (soprattutto a Internet e social network). Gli infedeli si possono spaventare meglio se si mandano in circolazione certe scene agghiaccianti come le decapitazioni.

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    Il giornalista statunitense, Steven Sotloff, 31 anni, era stato rapito in Siria ad agosto 2013. Prima di lui fu ucciso con le stesse modalità James Foley, 40 anni, freelance rapito in Siria il 22 novembre 2012. L’Isis aveva già minacciato di uccidere un ostaggio britannico, David Cawthorne Haines, la notizia era rimbalzata via Twitter tramite il SITE Intelligence Group, portale che controlla quotidianamente i siti web jihadisti. Dopo i due filmati contenenti due “messaggi all’America“, in cui l’Isis minaccia gli Usa, intimando di cessare i raid sul nord dell’Iraq, è giunto un terzo video che ricalca i precedenti. Anche questa volta la vittima, prima di essere ucciso, viene costretto a dire qualcosa ai leader del suo paese. Secondo la trascrizione del sito web ‘Site’, che monitora l’attività dei gruppi terroristi online, rivolgendosi a Cameron, Haines afferma: “Sei entrato volontariamente in una coalizione con gli Usa contro lo Stato Islamico, come ha fatto il tuo predecessore Tony Blair, seguendo la corrente dei nostri premier britannici che non hanno il coraggio di dire no agli americani“. A sua volta, anche il carnefice si rivolge a Cameron, dicendogli che l’alleanza con gli Usa porterà solo ad “accelerare la tua distruzione” e trascinerà la Gran Bretagna “in un’altra sanguinosa guerra che non potete vincere“.

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