Pena di morte oggi: aumentano gli omicidi di stato

Pena di morte oggi: aumentano gli omicidi di stato
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    Amnesty International ha reso note le statistiche relative alla pena di morte oggi, in particolare alle esecuzioni letali che sono state eseguite nel mondo nel 2013. I metodi con cui si attua la pena di morte variano dall’uso di farmaci a modi più brutali. Il boia, nel corso dell’anno passato, ha agito almeno 778 volte in 22 nazioni. Il dato, rispetto al 2012, vede un incremento di quasi 100 unità. La pena di morte in Italia è stata abolita nel 1948, ma la situazione nel mondo deve fare riflettere. L’organizzazione internazionale lancia l’allarme sull’aumento delle pene capitali, e denuncia un’inversione di tendenza nel trend degli ultimi venti anni. Cina, Iran e Iraq detengono il triste primato dei peggiori Paesi in tema di diritti umani, anche se nella stessa Cina non è possibile avere un quadro chiaro della situazione visto che il lavoro del boia è coperto dal segreto di stato.

    Nel 2013, le esecuzioni sono aumentate del 15% rispetto al 2012. Con l’eccezione della Cina, quasi l’80% di tutte le esecuzioni è stato registrato in tre paesi: Iran, Iraq e Arabia Saudita. Nella classifica dei principali paesi responsabili del maggior numero di esecuzioni al mondo, figurano anche la Somalia e gli Usa: è recente la controversia tra Messico e Texas accaduta in seguito all’esecuzione di un uomo con ritardo mentale. In Iran, con almeno 369 esecuzioni ufficialmente confermate, le esecuzioni sono cresciute del 15%; secondo fonti attendibili, sarebbero quasi il doppio, circa 700. Almeno 169 persone sono state messe a morte in Iraq per accuse vaghe di terrorismo, oltre il 30% in più rispetto al 2012. L’Arabia Saudita ha messo a morte almeno 79 persone, tra cui tre minorenni al momento del reato. Negli ultimi cinque anni nove nazioni hanno fatto ricorso alla pena capitale.

    Il percorso a lungo termine è chiaro: la pena di morte sta diventando un ricordo del passato. Sollecitiamo tutti i governi che ancora uccidono in nome della giustizia a imporre immediatamente una moratoria sulla pena di morte, in vista della sua abolizione“, ha detto Salil Shetty, attuale segretario generale dell’organizzazione per i diritti umani. In molti dei paesi in cui si applica la pena di morte, sottolinea il rapporto di Amnesty International, tale attività è circondata dal segreto e in alcuni casi le famiglie o gli avvocati degli imputati non sono nemmeno informate dalle autorità delle sulle esecuzioni in programma.

    Alla richiesta dell’abolizione della pena di morte si è unito anche Papa Francesco nel suo discorso tenuto il 23 ottobre 2014 davanti all’Associazione internazionale del diritto. “Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono chiamati oggi a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà“, ha dichiarato il Pontefice che ha poi assimilato l’ergastolo alla pena capitale, ricordando come nello stato del Vaticano sia stato abolito.

    I metodi d’esecuzione usati nel 2013 comprendono la decapitazione, la somministrazione di scariche elettriche, la fucilazione, l’impiccagione e l’iniezione letale. Esecuzioni pubbliche hanno avuto luogo in Arabia Saudita, Corea del Nord, Iran e Somalia. Persone sono state messe a morte per tutta una serie di crimini non letali tra cui rapina, reati connessi alla droga, reati economici e atti che non dovrebbero essere neanche considerati reati, come l’adulterio o la blasfemia. Molti paesi hanno usato vaghe definizioni di reati politici per sbarazzarsi di reali o presunti dissidenti.

    LEGGI LA MAPPA INTERATTIVA DI AMNESTY INTERNATIONAL SULLA PENA DI MORTE

    Nel corso del 2013, nel mondo quattro Nazioni hanno ripreso le esecuzioni: Indonesia, Kuwait, Nigeria e Vietnam.

    Nonostante questi passi indietro, sono evidenti i progressi verso l’abolizione di questo metodo di punizione. Infatti negli ultimi 20 anni, il numero di paesi che eseguono condanne a morte è diminuito da 37 a 22 (dati riferiti agli anni che vanno dal 1994 al 2013). Altro dato positivo è che in Bielorussia, l’ultimo paese in Europa e Asia Centrale a ricorrere ancora alla pena di morte, non ci sono state esecuzioni per la prima volta dal 2009. Il Maryland è diventato il 18° stato Usa ad abolire la pena capitale. Il Pakistan ha sospeso nuovamente l’uso della pena di morte e, per il secondo anno consecutivo, Singapore non ha eseguito sentenze capitali. Inoltre nessuna esecuzione è stata registrata in Bahrein e negli Emirati Arabi Uniti e diversi paesi dell’Africa Subsahariana hanno rivisto le leggi per abolire la pena di morte.

    La Francia è famosa per avere utilizzato la ghigliottina per decapitare Luigi XVI, Re di Francia, e Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, Regina di Francia, nel 1793. Tale strumento di morte fu usato per l’ultima volta il 10 settembre 1977 nel carcere di Marsiglia, per l’esecuzione di Hamida Djandoubi, resosi colpevole di torture e omicidio. La ghigliottina fu usata pure in Svizzera, in Italia, in Belgio e in Germania.

    In Italia la pena di morte è stata abrogata ufficialmente il 1° gennaio 1948 con l’entrata in vigore della Costituzione. Gli ultimi ammazzati furono dallo stato furono i banditi siciliani Francesco La Barbera, Giovanni Puleo e Giovanni D’Ignoti, accusati della strage di Villarbasse, provincia di Torino, avvenuta il 20 novembre del 1945. Tale strage è considerata uno dei crimini più efferati del secondo dopo guerra. In occasione di una rapina ai danni dell’avvocato Gianoli, i banditi entrarono nel casale dove abitava sequestrando le undici persone presenti. Uno di loro fu riconosciuto, e per non lasciare testimoni scomodi decisero di uccidere tutti, tranne un bimbo di due anni, che per ovvie ragioni non sarebbe stato un pericolo. Le vittime vennero portate una ad una nella cantina del casolare e assassinate. Dunque gettate in una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. In definitiva, il 4 marzo 1947, alle ore 7.45 del mattino, Francesco La Barbera, Giovanni Puleo e Giovanni D’Ignoti vennero fucilati da un plotone d’esecuzione al poligono di tiro di Basse di Stura, a Torino.

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