Guerra in Siria contro l’Isis 2014: i curdi resistono nella battaglia di Kobane

da , il

    Gli Stati Uniti proseguono l’attacco alle basi di Isis in Siria, ma i raid aerei non bastano a fermare l’avanzata dei miliziani jihadisti su Kobane, l’enclave curda che si trova al confine con la Turchia, dove i peshmerga fanno di tutto per mantenere il controllo di gran parte della città. Le forze Usa, aiutate dalla Giordania, hanno condotto numerosi attacchi aerei contro i jihadisti dell’Isis, prendendo di mira veicoli e postazioni dei terroristi. Intanto molti aspiranti seguaci della jihad stanno convergendo da tutto il mondo nei campi di addestramento in Siria e in Iraq. Si parla di 15mila combattenti provenienti da 80 paesi: gli europei sarebbero 2mila, un centinaio gli americani.

    I miliziani jihadisti sunniti controllano più di un terzo della città nel nord siriano, e proseguono i combattimenti con i peshmerga curdi che tentano di respingere l’offensiva.

    Nonostante la fiera resistenza delle milizie curde, lo Stato islamico è riuscito ad avanzare nella notte‘, aveva riferito Rami Abdel Rahman, direttore dell’Osservatorio siriano dei diritti umani.

    Ma i curdi stanno facendo di tutto per resistere e tenere Kobane, la città siriana al confine con la Turchia martellata dal fuoco dei jihadisti dello Stato islamico.

    Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani, altre forze jihadiste sono riuscite a varcare l’entrata sud e ad impossessarsi di alcuni edifici.

    Abbiamo informazioni secondo le quali le milizie curde controllano la gran parte della città‘, ha affermato il Pentagono, che ha dovuto ammettere la non efficacia dell’intervento finora effettuato.

    Gli attacchi aerei, infatti, potrebbero non riuscire a mettere al sicuro Kobane e altri centri assediati dai miliziani sunniti.

    Le immagini che ci giungono da Kobane sono orribili, ma ‘dovete fare un passo indietro e capire qual è l’obiettivo strategico‘ degli Usa, aveva risposto ai giornalisti John Kerry, il capo della diplomazia Usa, sul perché Washington finora abbia fatto poco per aiutare i curdi siriani asserragliati nella città.

    Il petrolio di Isis

    Una nuova ondata di raid aerei ha avuto come bersaglio la zona a Sud-Est di Raqqa, e precisamente dodici impianti petroliferi controllate dai jihadisti, in precedenza era stata colpita anche la città curda di Ain Al Arab e il leader del Fronte Al Nusra, Abu Yousef Al Turki stato ucciso. “Abbiamo sventato un complotto di Al Qaeda in Siria contro gli Stati Uniti e i nostri alleati“, ha ripetuto Obama. Anche fonti di intelligence citate dalla Cnn hanno rivelato l’esistenza di piani per organizzare attentati con bombe nascoste sugli aerei: sarebbero stati utilizzati dentifrici e abiti esplosivi.

    I nuovi attacchi aerei sono stati condotti dagli Stati Uniti insieme all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti. Gli obiettivi erano le infrastrutture che circondano le raffinerie di petrolio in mano a Isis. Al Congresso Obama ha comunicato che al momento “non è possibile sapere quale sarà la durata” delle operazioni in Siria e in Iraq, dove dall’8 agosto le forze Usa hanno condotto oltre 200 raid aerei.

    Sono state colpite decine di postazioni, campi per l’addestramento, centri di controllo e comando, depositi di armi e munizioni, mezzi militari e anche un centro finanziario sparsi in quattro diverse province siriane, ma in particolare nella regione di Raqqa, dove il califfo Abu Bakr al Baghdad ha stabilito la sua ‘capitale’. E da dove controlla il traffico del petrolio.

    Lo scopo degli ultimi raid era distruggere una buona fonte di reddito per i terroristi, ovvero il greggio. L’Isis ha guadagnato fino a 2 milioni di dollari al giorno grazie allo sfruttamento di pozzi e raffinerie in Siria e Iraq. Il petrolio è poi esportato in Giordania e Turchia con le autobotti tramite il contrabbando.

    I veterani di al Qaeda

    Nella zona opera anche il gruppo Khorasan, la “nuova Al Qaeda”, formata da terroristi veterani, che pare fosse pronta a colpire gli Stati Uniti, secondo quanto riportato anche dalla Casa Bianca. Voci non confermate, rimbalzate sui social media, sostengono che il leader del gruppo, il kuwaitiano Muhsin al Fadhli, sarebbe rimasto ucciso in uno degli 8 raid specifici indirizzati dagli Usa. Il Fronte al Nusra ha invece annunciato via Twitter che nei bombardamenti sarebbe morto il suo leader, Abu Yousef Al Turki.

    LEGGI ANCHE>>>CHI SONO I JIHADISTI DI KHORASAN

    Paesi arabi alleati

    Fonti militari americane a Washington hanno spiegato che, sulla base degli ordini dati dal presidente Barack Obama, il Pentagono ha impegnato aerei, droni e missili Towhawk. L’operazione è stata condotta con caccia, bombardieri e missili da crociera lanciati da navi statunitensi schierate nel Golfo Persico. Il Pentagono ha iniziato a bersagliare le basi dello Stato Islamico di Abu Bakr al-Baghdadi con il sostegno di cinque Paesi arabi ma di nessun occidentale. Sono impegnati anche aerei di Giordania, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati e Qatar in forza degli impegni sottoscritti la scorsa settimana al summit di Gedda per “fare di tutto al fine di fermare Isis”. Assenti invece, per ora, i partner occidentali della coalizione, anche quelli come Francia e Gran Bretagna che invece partecipano agli attacchi contro Isis in Iraq.

    In Turchia migliaia di profughi curdi siriani

    Testimonianze locali a Raqqa, raccolte da Ap, parlano di violente esplosioni e cielo rosso di fuoco soprattutto nell’area del palazzo del governatore e dell’ex base della 93ma brigata siriana. L’agenzia siriana “Sana” afferma che ieri gli Stati Uniti avevano preavvertito il regime di Damasco dell’attacco contro Raqqa, informando l’ambasciatore di Assad alle Nazioni Unite. Oltre 130mila profughi curdi siriani stanno raggiungendo i coinfini con la Turchia per scappare dalla guerra.