Ragazzo ucciso in America, notte di calma: due mesi per decidere il processo

da , il

    Continuano gli scontri in Missouri

    Notte di calma relativa a Ferguson, in Missouri, dove i manifestanti sono scesi in piazza per chiedere giustizia per la morte di Michael Brown, avvenuta il 9 agosto nel sobborgo di St Louis. A placare gli animi, c’è stato anche l’arrivo del Segretario alla Giustizia, Eric Holder, primo afroamericano a ricoprire il ruolo, che ha avuto anche un colloquio privato con la famiglia del 18enne. Nel frattempo è stato convocato il Gran Giurì, composto da 12 persone, che nei prossimi giorni inizierà ad analizzare le prove sul caso per decidere dell’incriminazione del poliziotto Darren Wilson. I tempi si preannunciano lunghi, circa due mesi. Secondo il pm McCulloch, per il quadro completo si “dovrà aspettare fino a metà ottobre”. La comunità nera teme che il procuratore possa non essere imparziale, visto che è figlio di un poliziotto ucciso in servizio; per questo l’arrivo del ministro della Giustizia è stato importante per la popolazione.

    Holder, mandato a Ferguson direttamente da Obama, ha voluto rassicurare la famiglia e la comunità locale che le indagini federali saranno “eque e indipendenti e senza alcun compromesso. Spero che la mia visita avrà un effetto calmante sulla città”, ha aggiunto in una lettera aperta, chiedendo ai manifestanti di “esercitare il diritto di protesta” e di opporsi “agli autori dei saccheggi, agli atti di vandalismo e a tutti coloro che cercano di seminare la discordia e aggravare la situazione”.

    Intanto, a Ferguson un poliziotto di St Louis è stato sospeso a tempo indeterminato per aver puntato il fucile contro un manifestante e minacciato di ucciderlo.

    Un’altra vittima della polizia a St Louis

    Un nuovo morto a St Louis, in Missouri, ancora sconvolta dall’uccisione di Michael Brown. Un altro ragazzo afroamericano di 25 anni, Kajieme Powell, è stato infatti ucciso dalla polizia, a sei chilometri da Ferguson, dove lo scorso 9 agosto venne ucciso il 18enne di colore. Sul caso, a due giorni di distanza, è arrivato anche un video, emesso dalla polizia di St Louis, che riprende l’istante in cui il giovane viene freddato dai poliziotti. Le immagini, girate con il cellulare da un passante, si discostano dalla prima versione raccolta dagli agenti che sarebbero stati minacciati dal giovane con un coltello.

    Secondo le prime testimonianze, Powell avrebbe rubato delle bevande e dei dolcetti da un minimarket: si parla anche di un coltello, brandito dal ragazzo che si sarebbe comportato in modo strano, tanto da convincere gli agenti a sparargli. Il video invece, mostra un’altra versione dei fatti. Powell, è per strada, probabilemnte dopo aver rubato delle ciambelle e delle bibite, nei pressi del minimarket: il commesso del negozio, allarmato, ha già chiamato la polizia che arriva poco dopo. Nelle immagini, il coltello non si vede: gli agenti chiamano Powell, che è disarmato, lui grida “Sparatemi, sparatemi” e, dopo pochi secondi, inizia la raffica di colpi a distanza ravvicinata che freddano il giovane all’istante.

    La lettera della madre di Trayvon Martin

    La notizia della seconda vittima della polizia arriva mentre a Ferguson la tensione è ancora alta, con nuovi scontri e tensioni per la morte di Michael Brown. La famiglia del giovane continua a chiedere giustizia e alla loro voce si è unita quella di Sybrina Fulton, madre di Trayvon Martin, il 17enne ucciso in Florida nel 2012 da George Zimmerman, un vigilante volontario poi assolto da ogni accusa. Il caso di Trayvon, il ragazzo con la felpa con il cappuccio, sollevò grandi proteste in tutti gli Stati Uniti. Lo stesso Barack Obama, commentando la sua morte a caldo, disse che, se avesse avuto un figlio maschio, sarebbe stato come Trayvon. Il ragazzino è stato ucciso dopo essere uscito da un minimarket, dove aveva comprato delle caramelle: il fatto di essere un giovane nero, con il cappuccio della felpa sulla testa, è bastato perché Zimmerman sparasse, uccidendolo con un colpo alla testa. L’uomo è stato assolto perché, secondo la Corte, sparò per “legittima difesa”.

    Oggi la madre di Trayvon torna a far sentire la sua voce con una lettera pubblicata dal Time diretta ai genitori di Michael Brown. “Vorrei avere una parola di conforto, ma non ce la faccio. Vorrei potervi dire che tutto andrà bene in un determinato momento o giorno, ma non posso. Vorrei che tutto il dolore che ho provato potesse alleviare il vostro, ma non accadrà”, inizia la missiva di Sybrina. “Detesto che voi e la vostra famiglia dobbiate unirvi a questo gruppo, esclusivo e in crescita, di genitori e parenti che hanno perso i loro cari per l’insensata violenza da armi da fuoco. Di particolare preoccupazione è il fatto che così tanti di questi casi riguardino ragazzi troppo giovani. Ma Michael è più di un caso, è tuo figlio. Un figlio che a malapena ha avuto la possibilità di vivere”.

    La donna ricorda l’aggravante che rende ancora più penoso lo strazio dei genitori, il fatto che “l’assassino è vivo, noto e al momento libero. In realtà è in congedo amministrativo retribuito”. La morte di Michael ha cambiato le cose perché la “fiducia nel sistema e nei suoi agenti, se mai l’avete avuta, è cambiata per sempre“. Accanto a loro, promette Sybrina, ci saranno genitori e parenti che, come loro, hanno perso un figlio “per la violenza insensata delle armi, indipendentemente dalla razza, etnia o genere”, grazie alla fondazione che ha dedicato al figlio Trayvor, in sua memoria e in quella dei “20 bambini della Sandy Hook. Jordan Davis. Oscar Grant. Kendrick Johnson. Sean Bell. Hadya Pendleton”, tutti ragazzi vittime di armi da fuoco. “Nessuna delle loro vite sarà vana. Le lotte della nostra comunità continueranno oltre queste tragedie. Mentre combattiamo le ingiustizie, dobbiamo mantenere un appropriato livello di sostegno legale. Se si rifiuteranno di ascoltarci, ci faremo sentire”, continua la donna che chiarisce di non voler provocare nessuno con le sue affermazioni. “Sentirci significa sentire il nostro dolore, immaginare la nostra condizione di genitori di bambini uccisi. Non saremo più ignorati”.

    Gli States detengono il triste primato del numero di bambini e adolescenti uccisi da armi da fuoco: 3,24 ogni 100mila, contro lo 0,18 dell’Italia. (Fonte Children’s Defense Fund dai dati dell’OMS 2012)

    Nuovi scontri a Ferguson

    Nella notte tra lunedì e martedì per le strade della città si sono registrati ancora tafferugli a Ferguson tra i manifestanti e la polizia, schierata in tenuta antisommossa e affiancata dalla Guardia Nazionale, che ha lanciato lacrimogeni e granate stordenti per disperdere la folla, mentre testimoni delle forze dell’ordine hanno parlato alla Cnn anche di spari, riferendo di una vittima, notizia al momento non confermata. Mentre anche il presidente Barack Obama interviene dalla Casa Bianca, annunciando un’inchiesta indipendente da parte del Dipartimento di Giustizia e chiedendo la fine delle violenze, spunta un nuovo video dell’uccisione di Michael Brown: a trasmetterlo la Cnn a cui si è rivolta Piaget Crenshaw, 19 anni, testimone dell’accaduto che ha ripreso quanto avvenuto il 9 agosto.

    Avevo paura. Mi ero appena trasferita in quell’appartamento e ho assistito alla scena: è stato scioccante”, ha raccontato la giovane all’emittente. Il video mostra il corpo di Michael accasciato per terra, ormai morto. Piaget, accompagnata dal suo avvocato negli studi tv, ha raccontato di aver visto il giovane e il poliziotto che sembravano stessero litigando, Michael che veniva fatto salire in auto, ma riusciva a divincolarsi: a quel punto, secondo la testimone, sarebbero partiti dei colpi di pistola dall’auto, mancando il ragazzo che avrebbe alzato le mani, girandosi verso il poliziotto che in quel momento avrebbe esploso i colpi fatali.

    La tensione nel sobborgo di St Louis è ancora altissima e lo stesso Presidente ha invitato alla calma. A Ferguson è atteso il procuratore generale, Eric Holder, inviato da Obama per aprire un’inchiesta indipendente sulla morte del giovane. “Ora è tempo di ascoltare, non di gridare. Noi dobbiamo andare avanti insieme, cercando di unire tra loro le diversità e capirci e non semplicemente dividerci gli uni dagli altri”, ha dichiarato in conferenza stampa. “Ci sono giovani uomini neri che commettono crimini. Possiamo discutere sul perché accada, per la povertà in cui sono nati o per il fallimento di sistemi scolastici o per quello che volete. Ma se commettono un reato devono essere perseguiti”, ha concluso.

    I primi dettagli dell’autopsia

    Emergono i primi dettagli dell’autopsia sul corpo del ragazzo ucciso in America, a Ferguson, sobborgo di St Louis in Missouri. A richiedere l’esame indipendente è stata la famiglia di Michael Brown, il giovane ucciso dal poliziotto: secondo il dottor Michael M. Baden, ex capo di medicina legale di New York chiamato dalla famiglia, il ragazzo è stato colpito da sei pallottole di cui due alla testa. Uno dei proiettili sarebbe entrato nella parte superiore del cranio, il che fa pensare che il giovane avesse la testa in avanti quando è stato raggiunto dal colpo. Gli altri quattro proiettili lo hanno colpito al braccio destro. Le analisi del dottor Baden hanno escluso al momento che gli spari siano avvenuti a distanza ravvicinata, in mancanza di residui di polvere da sparo sugli abiti del giovane a cui il medico non ha però ancora avuto accesso.

    Le armi da fuoco sono la seconda causa di morte per bambini e adolescenti negli USA, dietro agli incidenti stradali, ma per i giovani di colore, specie per gli adolescenti (tra i 15 e i 19 anni) è la prima causa.

    Intanto, il governatore del Missouri, Jay Nixon, ha annunciato l’arrivo della Guardia Nazionale dopo la notte di scontri e violenze che si sono registrate nella città dove è stato ucciso Michael Brown. Le tensioni sono scoppiate al termine della tregua e della relativa calma, registrando feriti e arresti: per questo il governatore ha chiamato la Guardia Nazionale che, scrive in una nota, “aiuterà a ristabilire la pace e l’ordine nella comunità”. Anche la famiglia di Michael Brown ha voluto farsi sentire: la madre del giovane ha infatti partecipato al popolare programma “Good Morning America” della Abc per chiedere giustizia e l’arresto del poliziotto che ha sparato al ragazzo.

    Notte di scontri

    Dopo la morte del giovane, Ferguson ha vissuto momenti di tensioni e violenze. 7 persone sono state arrestate e una persona è rimasta ferita gravemente. 200 manifestanti hanno violato il coprifuoco, restando in strada anche dopo la mezzanotte. La polizia ha scelto di intervenire con dei lacrimogeni e il conflitto è scoppiato. Il coprifuoco era stato dichiarato dopo lo stato di emergenza che si era affermato a causa dei primi scontri tra manifestanti e polizia.

    La protesta, comunque, imperversa un po’ ovunque, perché anche in California si sono avute dimostrazioni. Dei manifestanti hanno dato fuoco a un cassonetto e 2 persone sono state arrestate. Ad Oakland è stato organizzato un corteo, che si è svolto in maniera pacifica, anche se si è verificato un episodio di aggressione nei confronti di un poliziotto.

    La ricostruzione della vicenda

    Le turbolenze in Missouri sono iniziate in seguito ad un episodio non ricostruibile in maniera lineare, visto che ci sono versioni discordanti. La polizia ha fornito inizialmente una dichiarazione, secondo la quale un agente si sarebbe imbattuto per strada in Mike Brown e un altro uomo. A quanto pare uno dei due avrebbe spinto il poliziotto dentro l’auto e lo avrebbe aggredito, per sottrargli l’arma di servizio. Il litigio poi sarebbe continuato in strada e qui il ragazzo di colore sarebbe stato raggiunto da diversi colpi.

    Nella conferenza stampa resa dalla polizia non è stato specificato se ad aggredire il poliziotto fosse stato Brown e comunque la versione fornita dai testimoni differisce di molto rispetto a quella resa dagli agenti. A fornire la testimonianza è stato anche Dorian Johnson. L’uomo ha raccontato che l’agente avrebbe ordinato a lui e a Brown di spostarsi dalla strada. Poi avrebbe aperto lo sportello dell’auto e questo sarebbe rimbalzato indietro.

    Il poliziotto si sarebbe irritato. L’agente a questo punto avrebbe afferrato Brown per il collo, lo avrebbe trascinato dentro l’auto, ma nel frattempo avrebbe preso l’arma e gli avrebbe sparato. Mike Brown avrebbe cominciato a correre e il poliziotto lo avrebbe inseguito, sparandogli diverse volte. Lo stesso Johnson e un altro testimone hanno riferito che Mike Brown teneva le mani alzate, quando il poliziotto avrebbe sparato direttamente contro di lui.