Condannati a morte celebri in Usa: i casi più eclatanti

Condannati a morte celebri in Usa: i casi più eclatanti
da in Giustizia, Mondo, Pena di morte, Stati Uniti d'America
Ultimo aggiornamento: Giovedì 04/02/2016 17:00

    Quando la giustizia fa rima con orrore: qualcosa è andato storto durante l’esecuzione a morte di un detenuto negli Stati Uniti d’America. E’ l’ennesimo caso in pochi mesi di un’esecuzione capitale andata male in Usa, e le polemiche non mancano. Negli ultimi tempi, negli Stati Uniti, molte aziende si sono rifiutate di vendere farmaci per le esecuzioni capitali e così vengono sperimentate nuove miscele di morte con i terribili risultati che sono davanti agli occhi di tutti. Ultimamente, infatti, è sempre più difficile per le autorità che dirigono le prigioni americane procurarsi farmaci per le esecuzioni dei condannati a morte, in particolare da case farmeceutiche europee. Vista la necessità, dunque, le amministrazioni penitenziarie USA provano a sperimentare nuove miscele per le iniezioni letali. Con le conseguenze che vediamo. LEGGI ANCHE ->TUTTI I PAESI DOVE E’ IN VIGORE LA PENA CAPITALE ->QUALI SONO I METODI USATI DAL BOIA

    Arizona, morte lenta nella camera del boia

    Il 24 luglio 2014 Joseph Rudolph Wood è morto alle 15.49 locali, nel carcere di Florence, in Arizona. L’iniezione letale, che avrebbe dovuto finirlo in una decina di minuti, gli era stata effettuata due ore prima, alle 13.49. L’uomo, 55 anni, era nel braccio della morte da più di 20 anni, condannato alla pena di morte per un duplice omicidio (la fidanzata Debra Dietz e il padre di lei, Eugenee) commesso nel 1989. Solo pochi giorni fa i suoi legali avevano chiesto alla corte d’appello di San Francisco di bloccare l’esecuzione e informare il proprio cliente sul mix di farmaci che gli sarebbero stati somministrati. Lo Stato dell’Arizona aveva reso noto soltanto che a Woods sarebbero stati somministrati nelle vene sostanze approvate dalla Food and Drug Administration, ma non ha fatto il nome del produttore. Anche durante l’agonia, gli avvocati di Wood hanno presentato inutilmente un appello d’emergenza. La governatrice dell’Arizona Jan Brewer ha successivamente ordinato un’inchiesta, e ora, dal carcere, saranno obbligati da un tribunale a fornire tutti i dettagli.

    Ad aprile 2014 c’era stato un altro precedente che aveva fatto scoppiare la polemica. Clayton Lockett, in Oklahoma, era morto dopo 43 minuti di sofferenze. Il boia ha praticato una iniezione letale al 38enne condannato per avere ucciso una ragazza 19enne, seppellendola viva dopo averle sparato. Il farmaco che doveva anestetizzarlo, però, non ha fatto effetto. L’uomo è dunque morto dopo una quarantina di minuti, per arresto cardiaco, tra urla e sofferenze testimoniate dagli altri detenuti. Anche in questo caso, sotto accusa è stato messo il cocktail usato per uccidere il condannato e in particolare un sedativo presente in diversi casi. Intanto è stata disposta un’indagine interna per stabilire eventuali responsabilità circa l’inefficacia del mix letale che avrebbe dovuto uccidere in pochi istanti il detenuto. Le autorità del carcere in questione hanno assicurato che le sostanze impiegate per l’iniezione a Clayton Lockett sono state recuperate in maniera legale. Dopo la morte di Clayton Lockett è stata sospesa la seconda esecuzione che era stata programmata all’interno del penitenziario, per cui Charles F. Warner, condannato per lo stupro e l’uccisione di una bambina di 11 mesi nel 1997.

    Il 14 gennaio 2014, in Ohio, Dennis McGuire aveva rantolato e ansimato per 26 minuti prima di morire. Dennis McGuire, condannato alla pena capitale, è stato giustiziato nel carcere di Lucasville, con una doppia iniezione sperimentale, mai utilizzata prima di quel momento. Per provocare la morte a Dennis McGuire, 53 anni, condannato per lo stupro e l’assassinio di una donna incinta, è stato usato un cocktail di farmaci sperimentale, per l’obiezione di coscienza del produttore delle sostanze adottate tradizionalmente. “E’ stato un fallimentare, angosciante esperimento di Stato“, sono state le parole dell’avvocato dell’uomo. Un sedativo, il midazolam, e un anestetico, l’idromorfone. Questa la combinazione sperimentata dallo Stato dell’Ohio per la fallimentare doppia iniezione, perché il produttore della sostanza adottata fino ai casi più recenti, il sedativo pentobarbital, aveva deciso di non concederla più alla pena capitale.

    USA, esecuzione diventa caso internazionale

    Il 22 gennaio 2014 in Texas è stata eseguita la condanna a morte di Edgar Arias Tamayo, cittadino del Messico, nonostante una opposta sentenza della Corte di giustizia internazionale e la richiesta del segretario di Stato John Kerry di non fissare una data di esecuzione. Tamayo è stato condannato a morte per l’omicidio di un poliziotto, avvenuto nel gennaio 1994. Nel 2004, la Corte di giustizia internazionale ha ordinato al Texas di non procedere all’esecuzione in quanto Tamayo, all’arresto, non era stato informato del diritto a chiedere assistenza consolare. Questo avrebbe potuto contribuire a fornire prove rilevanti ai fini della condanna (come gli abusi subiti durante l’adolescenza e un lieve ritardo mentale). Nel settembre 2013, il segretario di Stato Usa John Kerry aveva scritto al governatore del Texas, Rick Perry, chiedendo di non fissare la data di esecuzione di Tamayo, in quanto la sentenza della Corte di giustizia internazionale “era vincolante per gli Usa ai sensi del diritto internazionale“. Persino l’ex governatore ed ex procuratore del Texas, Mark White, personalmente favorevole alla pena di morte, chiese alle autorità politiche e giudiziarie del suo stato di rispettare l’impegno assunto nel 2008 di ottemperare alla sentenza della Corte di giustizia internazionale. Non ci fu niente da fare, il boia compì il suo lavoro.

    Sergio D’Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino, spiega che “che non esiste un metodo umano, dolce e indolore di eseguire la pena di morte“. Ciò che accade “è una violazione patente del principio della Costituzione americana che vieta ogni punizione crudele e inusuale. E’ ora che l’America si liberi di un sistema così arcaico e barbaro di fare giustizia“. Il dibattito sulla segretezza delle iniezioni letali prosegue, le multinazionali farmaceutiche rifiutano di fornire le informazioni sulle droghe usate nelle iniezioni letali, e gli stati americani cercano di trovare alternative, provando mix mortali mai testati. Secondo indiscrezioni, non sembra che le droghe siano state il problema ma piuttosto il metodo in cui sono state somministrate. Inoltre ci sono sempre più casi di obiezione di coscienza, e quindi gli Stati USA sono alla ricerca di farmaci similari per far fronte al “no” dell’industria chimica all’uso di prodotti per uccidere uomini. Mentre il dibattito sull’opportunità di mantenere la pena capitale è sempre vivo, altri 39 uomini sono stati giustiziati negli Usa nel 2013, secondo il Death Penalty Information Center.

    Negli Usa un condannato a morte su 25 è innocente: è il risultato shock emerso da uno studio pubblicato su ‘Proceedings of the National Academy of Sciences’ (Pnas) che ha analizzato quasi 7.500 condanne a morte in America in circa 30 anni. Mentre non si placano, in molti Stati, le polemiche sui farmaci usati per le esecuzioni. Secondo l’indagine guidata da Samuel Gross, docente all’Università del Michigan, il 4.1% dei condannati alla pena capitale tra il 1973 e il 2004 non dovevano essere messi a morte. Tradotto in numeri, vuol dire che in circa trent’anni negli Stati Uniti sono state condannate alla pena di morte 300 persone che probabilmente erano innocenti.

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