Guerra in Ucraina 2014: Kiev rilancia l’offensiva, oltre 60 morti. Liberi gli osservatori Osce

Guerra in Ucraina 2014: Kiev rilancia l’offensiva, oltre 60 morti. Liberi gli osservatori Osce
    Guerra in Ucraina 2014: Kiev rilancia l’offensiva, oltre 60 morti. Liberi gli osservatori Osce

    Kiev lancia l’offensiva a Sloviansk

    Ucraina, offensiva di Kiev a Slovyansk con blindati e truppe

    L’esercito di Kiev ha lanciato un attacco su larga scala nell’Est dell’Ucraina, ed è battaglia a Sloviansk. Lo scopo era riconquistare la città in cui gli osservatori dell’Osce rapiti nei giorni scorsi erano tenuti come ostaggi. Gli uomini sino stati liberati sabato dai ribelli filorussi. Nella controffensiva dei ribelli, ad ogni odo, sarebbero stati colpiti e abbattuti 4 elicotteri (alcune fonti ne citano solo due): almeno un pilota è morto e un altro è ferito. Il ministro dell’Interno dell’Ucraina, Arsen Avakov, ha confermato tutto sulla sua pagina ufficiale di Facebook. Il ministro dell’Interno riporta inoltre che le truppe governative hanno incontrato una feroce resistenza da parte delle forze armate fedeli alla Russia, aggiungendo però che sono riuscite a riprendere il controllo di nove checkpoint intorno a Slovyansk.

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    Nella notte tra venerdì e sabato sono morti oltre 10 civili di Andreievka, un villaggio vicino Sloviansk, che tentavano di bloccare un corteo di auto degli ultra nazionalisti di Pravi Sektor: ci sarebbero anche 40 feriti, secondo quanto riferito dall’autoproclamato sindaco di Sloviansk, Viaceslav Ponomariov. Ieri filorussi e filo ucraini si sono scontrati a Odessa. Centinaia di militanti hanno attaccato una manifestazione per l’unità nazionale alla quale partecipavano circa 1.500 persone.

    Oltre a tre morti e 15 feriti per gli scontri in piazza, trentotto persone sono morte in un incendio nella sede dell’Unione dei sindacati (la Casa dei sindacati) della città. Una trentina di persone sono morte per l’intossicazione da fumo e altre 8 si sono gettate dalle finestre dell’edificio per sfuggire alle fiamme.

    Oltre 130 persone sono state arrestate per il rogo, che sarebbe stato causato da bombe molotov lanciate contro il secondo e terzo piano dell’immobile: gli arrestati facenti parte della destra ucraina, rischiano accuse che vanno dalla partecipazione ai disordini all’omicidio premeditato.

    Fonti del ministero dell’Interno ucraino hanno fatto sapere che il governo non commenterà quanto sta accadendo a Slavyansk “finché l’operazione non sarà terminata“. Gli Stati Uniti hanno chiesto a Ucraina e Russia di ristabilire l’ordine: “La violenza e il disordine che hanno portato a tanti morti e feriti assurdi sono inaccettabili“, ha scritto in un comunicato un portavoce del Dipartimento di stato americano.

    Il ministro dell’Interno Arsen Avakov ha annunciato sabato che la “fase attiva dell’operazione è ripresa all’alba” con attacchi nella zona della cittadina di Kramatorsk, che si trova vicino a Sloviansk, roccaforte dei separatisti.

    Su suo profilo Facebook ha postato un messaggio con scritto: “Non ci fermeremo“.

    Ucraina, è guerra: morti a Skovyansk e Odessa

    Filorussi e filoucraini si sono scontrati a Odessa, città portuale sul Mar nero: centinaia di militanti hanno attaccato una manifestazione per l’unità nazionale alla quale partecipavano circa 1500 persone. La polizia è intervenuta per separare i due campi, ma secondo un primo bilancio, ci sarebbero almeno venti feriti e un morto, un uomo raggiunto da un colpo di arma da fuoco. Il Cremlino ha chiesto per oggi una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu, per discutere della “grave escalation di violenze nell’est dell’Ucraina”.

    Una conferma del clima teso era venuta dalla parata dei lavoratori sulla Piazza Rossa per il Primo maggio, manifestazione voluta da Vladimir Putin in persona, la prima dall’era sovietica, che si è poi trasformata in una manifestazione di sostegno al Cremlino per l’annessione dell’Ucraina, un modo per chiedere anche la protezione della minoranza russofona.

    I toni restano quindi molto alti tra Mosca e Kiev, anche dopo il rapimento degli osservatori Osce, oggi rilasciati, avvenuto nella tarda mattinata di venerdì 25. Mentre in Italia si festeggiava la Liberazione dal Nazifascismo e la fine della Seconda guerra mondiale, il premier ucraino ad interim, Arseni Iatseniuk, citato dall’agenzia Interfax, ha affermato che è la Russia a volere “la terza guerra mondiale“. Gli osservatori dell’Osce sequestrati venerdì dai miliziani filorussi in Ucraina orientale erano intervenuti in una conferenza stampa a Slovyansk. Vyacheslav Ponomaryov, autoproclamato sindaco della città, aveva assicurato che sono stati trattati bene.

    l sequestro degli osservatori Osce

    Nell’edificio comunale cittadino, i filorussi hanno mostrato ai giornalisti otto uomini in tutto, mentre gli altri quattro, tutti ufficiali ucraini, non sono invece stati portati davanti alla stampa. “Tentativi di aggressione militare sul territorio ucraino da parte della Russia – ha detto Iatseniuk – porteranno a un conflitto armato nello spazio europeo. Il mondo non ha dimenticato la seconda guerra mondiale e la Russia vuole già iniziare la terza. Tutta la responsabilità per l’aggressione sul territorio ucraino e per la minaccia alla stabilità e alla sicurezza internazionali è della Russia“, ha concluso il premier ucraino. Il ministro degli Esteri di Mosca, Serghiei Lavrov, ha commentato: “L’operazione militare contro gli insorti e i miliziani filorussi dell’Ucraina sud-orientale è un delitto sanguinoso del quale le autorità di Kiev risponderanno in futuro“.

    Gli osservatori dell’Osce sono stati rapiti dai filorussi a Sloviansk, nell’est dell’Ucraina durante la giornata di venerdì. Sconosciuti hanno fermato alle 11.40 locali un bus con 13 passeggeri a bordo, tra i quali 8 rappresentanti dell’Osce, 4 militari ucraini e l’autista, nei pressi di Sloviansk. “Le persone catturate si trovano attualmente in una sede locale dei servizi di sicurezza“. Il leader dei filorussi di Sloviansk, Viaceslav Ponomariov, ha confermato il fermo di un bus “con alcuni civili e militari a bordo“.

    Tra i fermati non ci sono italiani. Tutti sono osservatori militari, ma la missione italiana non rientra in questo contesto. Gli osservatori italiani non si trovano nella regione di Donetsk. La Svezia, per bocca del capo della diplomazia Carl Bildt, a poche ore dalla diffusione della notizia, si diceva profondamente preoccupata per l’”arresto di alcuni osservatori dell’Osce in Ucraina, tra i quali uno svedese“. Bildt chiedeva ai miliziani filorussi, sul suo account Twitter, “l’immediata liberazione” del gruppo.

    Iatseniuk incontra Renzi a Palazzo Chigi

    Il premier ucraino, Arseniy Iatseniuk intanto, è giunto venerdì sera a Roma per una visita di poche ore nel pieno della crisi con Mosca. Sabato mattina alle 10, il capo del governo di Kiev aveva in programma un incontro a Palazzo Chigi con il premier Matteo Renzi, mentre alle 11 è stato ricevuto in Vaticano da Papa Francesco. Donando una penna al premier ucraino, papa Francesco ha detto: “Spero che con questa penna firmi la pace”.

    Secondo Interfax, l’Ucraina si è offerta di ospitare, nei prossimi giorni, una riunione tra i firmatari degli accordi di Ginevra e i rappresentanti della missione Osce in Ucraina: la proposta, avanzata dall’amministrazione cittadina della capitale, è stata rilanciata dal ministero degli esteri ucraino, che si è detto pronto a contribuire alla sua organizzazione.

    G7: nuove sanzioni a Mosca. Vertice Renzi-Yatseniuk a Roma

    Dopo l’escalation di violenze di venerdì, Obama e i leader del G7 si sono sentiti in teleconferenza, e hanno deciso in maniera ferma che si muoveranno rapidamente. Le nuove sanzioni, mirate a gruppi di banchieri e leader nel settore dell’energia, dovrebbero entrare in vigore “all’inizio della prossima settimana”, quindi già lunedì. In una nota, i Sette Grandi del Mondo si sono detti preoccupati e ribadiscono la loro condanna per il tentativo illegale di Mosca di annettere la Crimea e Sebastopoli: azioni, quelle russe, che costeranno a Mosca. Il G7 si dice “profondamente preoccupato per i continui sforzi dei separatisti appoggiati dalla Russia di destabilizzare l’est dell’Ucraina“.

    Nella tarda mattinata di venerdì 25 aprile, un elicottero militare ucraino Mi-8 è esploso in volo dopo essere stato colpito da armi da fuoco all’aerodromo di Kramatorsk, in Ucraina orientale. Lo fanno sapere alcuni media locali, tra cui l’agenzia Unian, secondo cui l’elicottero sarebbe stato colpito subito dopo il decollo e il pilota sarebbe riuscito a mettersi in salvo saltando giù. Conflitto aperto anche a Kramatorsk, almeno secondo l’agenzia russa Ria Novosti, secondo cui nella città dell’Ucraina orientale risuonano colpi di arma da fuoco e blindato sarebbero stati dati alle fiamme.

    Salta la tregua di Pasqua: scontri e morti

    Ucraina, scontro a fuoco al posto di blocco

    Era intervenuta la Nato per tentare una mediazione diplomatica che potesse portare ad una tregua duratura tra Ucraina e Russia. Il vertice del 17 aprile a Ginevra con Europa, Russia, Stati Uniti e Ucraina, che il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, aveva già definito ‘a rischio’, ha portato a qualche giorno di sospensione dalla guerrigia, a ridosso della Pasqua, tregua che però non è stata rispettata. ‘Il governo di Kiev ha violato l’accordo siglato il 17 aprile a Ginevra per placare le violenze, non fa nulla per eliminare la profonda crisi nel Paese‘, ha affermato Lavrov, durante una conferenza stampa a proposito della situazione in Ucraina.

    La Russia metterà fine a qualsiasi tentativo di scatenare una guerra civile in Ucraina‘ ha aggiunto Lavrov in relazione agli attacchi vicino a Sloviansk – dove cinque persone, tre sono filorussi e due assalitori, sono morte in una sparatoria a un posto di blocco eretto da militanti filorussi vicino a Sloviansk, nell’Ucraina orientale – che testimonierebbero ‘ il desiderio di causare una guerra civile: sono oltre ogni limite e dimostrano l’incapacità o la riluttanza delle autorità di Kiev a controllare gli estremisti‘, ha concluso Lavrov. L’avanzata dell’esercito di Kiev è di fatto bloccata dai ribelli filorussi. Resta quindi alta la tensione in Ucraina.

    Putin “Spero di non dover usare la forza”

    Intanto, poche ore dopo l’attacco al posto di blocco, a Mosca è giunta la richiesta di intervento in Ucraina a protezione delle minoranza russofona. Il leader della milizia separatista filo-russa di Sloviansk, Vyacheslav Ponomarev, ha rivolto un appello a Vladimir Putin affinché invii le truppe schierate in Russia al confine con l’Ucraina come peacekeeper per proteggere la minoranza russofona. Lo stesso Ponomarev, autoproclamato sindaco filorusso di Sloviansk, ha imposto il coprifuoco: “Dalla mezzanotte fino alle 6 del mattino è vietato circolare nelle strade“. Ponomarev si è inoltre detto “in contatto con i mediatori dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa)“, senza riferire il contenuto dei colloqui.

    Putin lo aveva promesso a tutti i russofoni che vivono negli stati dell’ex Unione Sovietica e che chiedono di avere un passaporto russo: ora, il sito del Cremlino ha annunciato la promulgazione di una legge che facilita l’iter burocratico per ottenerlo. Il premier russo ha quindi approvato la legge che rende più facile e veloce ottenere la cittadinanza per i madrelingua russi i cui ascendenti diretti vivono o abbiano vissuto in Russia o in un territorio che faceva parte dell’impero russo o dell’Urss.

    A Kramatorsk, coloro che si professano pro-Mosca mantengono ancora il controllo del municipio, del commissariato e della sede locale dei servizi segreti. Dagli usa Usa, il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha affermato “Abbiamo pronte nuove sanzioni contro Mosca che verranno imposte nel momento opportuno“. Dal canto suo, Vladimir Putin ne aveva parlato con Angela Merkel solo ieri: l’Ucraina è ‘sull’orlo della guerra civile‘, ribadendo ciò che anche il premier russo Dmitri Medvedev aveva già affermato dopo il blitz lanciato da Kiev nell’est russofono del Paese, ma oggi, alla luce dei fatti, ha dichiarato, in diretta tv: ‘Spero tanto di non dover usare il diritto, concessomi dal Parlamento, di impiegare la forza in Ucraina, e che la situazione possa essere risolta con mezzi politico-diplomatici‘. Il presidente russo si è mostrato disposto a una soluzione di ‘compromesso‘ e ha sottolineato che ‘la Russia deve fare ogni cosa per aiutare la popolazione che parla russo a difendere i propri diritti in Ucraina’, l’interesse di Mosca è ‘garantire i diritti della gente che vive nella parte Est del Paese‘.

    La Repubblica popolare indipendente di Donetsk

    Ucraina: Kiev lancia ultimatum a Mosca

    In Ucraina orientale è stata proclamata la nascita della Repubblica di Donetsk, con l’annuncio, per l’11 maggio, di un referendum per annettere la regione alla Russia. Tutte queste azioni sono state portate avanti ad opera dei manifestanti filorussi. La nuova regione dichiarata si avvia a seguire le orme della Crimea. Nel frattempo gli Stati Uniti hanno confermato che non riconosceranno mai il referendum e sono pronti anche ad entrare in azione. La tensione in Crimea continua ad essere ad alti livelli. Un ufficiale ucraino è rimasto ucciso ad opera di un soldato russo, ma tutte le circostanze non sono chiare. A quanto pare c’è stato uno scontro tra militari ucraini e russi. Da alcune fonti si è appreso che la vittima sarebbe rimasta fedele a Kiev.

    Oleksandr Turchynov aveva lanciato ieri un ultimatum, scaduto questa mattina, ai secessionisti che nelle regioni orientali a maggioranza russofona occupano vari edifici pubblici.

    Il presidente ucraino ad interim ha affermato che Kiev non è contraria allo svolgimento di un referendum sulla indipendenza di quelle regioni, purché si svolga durante un “election day”, in concomitanza con le elezioni presidenziali, fissate per il 25 maggio. Successivamente a questo, il governatore di Donetsk, Serghiei Taruta, un oligarca locale nominato recentemente dalle nuove autorità di Kiev, ha annunciato l’introduzione del regime antiterroristico, in relazione all’operazione minacciata ieri da Kiev allo scadere stamane dell’ultimatum ai filorussi che hanno occupato vari edifici pubblici nell’Ucraina dell’est.

    Le aree calde sono quelle della città di Luhansk, dove proprio questa mattina i filorussi hanno risposto all’ultimatum occupando il municipio, dopo aver già preso possesso degli uffici dei servizi di sicurezza, e appunto quella di Donetsk, dove i palazzi delle autorità locali sono stati trasformati in quartier generale dell’autoproclamatasi “Repubblica di Donetsk“. Ma si registra anche una nuova occupazione: secondo testimoni, un centinaio di separatisti ha attaccato la sede della polizia nella città di Horlivka. “La decisione di applicare il regime di un’operazione antiterroristica è diretta a difendere la pace e l’ordine nella nostra regione“, ha spiegato il governatore Taruta, “sono terroristi le persone armate, aggressive e fanatiche che ci tolgono oggi la pace e l’ordine. Noi non permetteremo loro di sentirsi padroni della nostra terra“. LOperazione antiterrorismo dovrebbe essere affidata all’esercito.

    L’ultimatum del presidente ucraino Oleksandr Turcinov a Mosca, è scaduto all’inizio della settimana, e Kiev ha iniziato l’operazione ‘anti terroristica’ a nord della regione di Donetsk, in Ucraina orientale, dove i filorussi hanno occupato numerosi edifici pubblici in una decina di città. Si contano già i primi morti: quattro filorussi sono stati uccisi (alcune fonti parlano di oltre dieci morti) e altri due sono rimasti feriti in un blitz aereo con cui le forze militari di Kiev si sono rimpossessate dell’aeroporto di Kramatorsk, vicino a Sloviank. Durante gli scontri a Mariupol, nella regione ucraina orientale di Donetsk, sarebbero 3 i morti accertati, lo ha reso noto su Facebook il ministro degli Interni di Kiev Arsene Avakov.

    Secondo il giornale online Novosti Kramatorska, un numero imprecisato di blindati ucraini sono comparsi mercoledì nelle strade di Kramatorsk, nella regione orientale ucraina di Donetsk. I filorussi, come ricordavamo in apertura, mantengono il controllo del municipio, del commissariato e della sede locale dei servizi segreti. Sei blindati sono stati sottratti a Kiev e sono passati dalla parte degli filorussi, secondo quanto riportato da alcuni media vicini al Cremlino. A Sloviansk 300 soldati si sarebbero arresi tra gli applausi della folla. A completare gli insuccessi dell’esercito di Kiev è infine arrivata la notizia di due militari ucraini (un ufficiale e un soldato di leva) catturati ieri sera da “terroristi armati” a Krasni Luch, nella regione di Lugansk, mentre stavano riparando l’auto su cui viaggiavano.

    Il braccio di ferro tra Russia e Onu

    E prima ancora non è mancato il braccio di ferro tra il Cremlino e Washington, dopo la convocazione di un vertice d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu, chiesto dalla Russia. I Paesi occidentali hanno criticato le posizioni russe in relazione alle tensioni degli ultimi giorni che sono scoppiate a Sloviansk, dove i militari ucraini fronteggiano truppe filo-russe che hanno occupato gran parte della città. I due eserciti si scambiano colpi di arma da fuoco.

    E il rappresentante di Kiev ha rincarato le accuse: “Nell’est dell’Ucraina non ci sono gruppi di manifestanti pacifici, come la Russia sta cercando di far credere, ma ci sono gruppi di terroristi“, ha detto l’ambasciatore Yuriy Sergeyev. “Nell’area orientale del Paese vengono applicate le stesse tecniche state usate in Crimea, ma non lasceremo che si ripeta lo stesso scenario“. Poi l’ultimatum: “I terroristi devono abbandonare le armi entro le 6, ora di Greenwich“. La risposta del rappresentante russo non è tardata: “Ci sono cittadini di origine russa in pericolo in Ucraina per il rischio di ritorsioni nei loro confronti“, bisogna “garantire la loro tutela“, ha spiegato Vitaly Churkin. L’ambasciatrice americana, Samantha Power, è intervenuta al proposito: “I media russi stanno diffondendo notizie da fiction sulla situazione in Ucraina, dobbiamo tornare a focalizzarci sui fatti“, “Siamo bombardati dalla propaganda mentre il popolo ucraino si confronta con la violenza“.

    Power ha precisato come gli Stati Uniti sostengano “il principio fondamentale che il futuro dell’Ucraina deve essere determinato dal popolo ucraino“. L’ambasciatrice americana ha affermato che oggi il Fondo Monetario Internazionale concluderà l’iter per il fnanziamento di un miliardo di dollari all’Ucraina, aiuto con il quale il Paese dovrà far fronte agli impegni di spesa con la Russia, per le forniture di gas naturale. Gli Usa si sono detti disposti a trattare, ma l’ambasciatrice ha ribadito che per strada “non ci sono manifestanti, ma soldati professionisti ben organizzati“.

    La Gran Bretagna, nella persona del rappresentante diplomatico di Londra all’Onu, Mark Lyall Grant, ha mostrato delle immagini satellitari che dimostrerebbero la presenza di oltre 40 mila unità militari speciali russe alla frontiera con l’Ucraina. Il vicesegretario generale dell’Onu per gli affari politici, Oscar Fernandez Taranco ha espresso preoccupazione: “La situazione in Ucraina è più esplosiva che mai“. La Russia, ha aggiunto, “fronteggia il rischio di un allargamento della crisi ucraina“. Anche “La Cina è profondamente preoccupata per la situazione in corso in Ucraina e rinnova l’invito a trovare una soluzione alla crisi attraverso i canali diplomatici e del negoziato“, ha sottolineato il delegato di Pechino all’Onu, pur confermando la neutralità della Cina sulla crisi ucraina.

    Il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov aveva ribadito che Mosca non aveva intenzione di attraversare la frontiera con l’Ucraina. La volontà di distensione era stata ribadita anche dal presidente russo al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Putin aveva detto di non avere “alcuna intenzione di condurre operazioni militari” in Ucraina meridionale o orientale. Dopo i colloqui tra Putin e Obama, la via diplomatica sembrava essere quella scelta da tutti i protagonisti. L’Ucraina confermava che la Russia sta progressivamente ritirando le proprie truppe dall’area di confine. Il portavoce del ministero ucraino della Difesa, Olexi Dmitrshkivsky, aveva annunciato che “Le forze russe si ritirano progressivamente dalla frontiera“, e parlando ai cronisti dell’agenzia France Presse aveva ipotizzato: “Forse dipende dal bisogno di assicurare un ricambio. L’altra ipotesi è che sia legato ai negoziai tra la Russia e gli Stati Uniti“. Intanto il premier russo Dmitri Medvedev è in visita in Crimea. A Parigi si sono incontrati pure il segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov.

    Non abbiamo assolutamente intenzione e interesse a varcare i confini ucraini. La sola cosa che vogliamo davvero è che il lavoro dovrebbe essere collettivo e che l’illegalità che alcuni Paesi occidentali stanno tentando di spazzare sotto il tappeto dipingendo la situazione a colori vivaci dovrebbe essere fermata“, ha detto sabato Lavrov alla tv Rossia 24. I recenti contatti con Stati Uniti, Germania, Francia e altri Paesi “mostrano che si delinea la possibilità di una iniziativa comune che potrebbe essere proposta all’Ucraina“, ha aggiunto.

    Abbiamo delle posizioni divergenti sulle ragioni della crisi ucraina“, ha detto Lavrov al termine del colloquio con John Kerry, che ha definito “costruttivo”. “Abbiamo concordato sulla necessità di trovare dei punti di accordo per arrivare a una soluzione diplomatica della crisi“, ha aggiunto il capo della diplomazia di Mosca. Anche Kerry ha detto che l’incontro è stato “franco”, ma ha affermato che senza la partecipazione dell’Ucraina non può essere presa alcuna decisione.

    Intanto l’ex campione del mondo di pugilato Vitali Klitschko, uno dei protagonisti della rivolta contro Mosca, ha annunciato che non si candiderà alle presidenziali del 25 maggio, mentre darà il suo sostegno al miliardario Petro Porochenko. Alle elezioni presidenziali parteciperà invece la controversa ex premier Yulia Tymoshenko, liberata il 22 febbraio dalla prigione in cui stava scontando una condanna a 7 anni di reclusione per abuso di potere nel commercio di gas quando era premier.

    Con Obama, Putin ha discusso la proposta Usa di risoluzione della crisi. Il presidente americano ha chiarito che la via diplomatica rimane possibile solo se la Russia ritira le sue truppe dal confine e non prende alcuna iniziativa per violare ulteriormente l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina.

    Barack Obama chiude la conferenza stampa del vertice all’Aja sulla sicurezza nucleare parlando della crisi in Ucraina e, rivolgendosi direttamente a Vladimir Putin, lancia un ultimatum inequivocabile, ribadendo ‘tolleranza zero’ se la Russia proseguirà ad alzare la voce. “Ci stiamo organizzando – ha ribadito il presidente Usa - in modo ancora più intenso per fare in modo che ci siano piani di emergenza e garanzie a tutti gli alleati“. Obama avverte senza indugio la Russia: “Se non si fermerà ci saranno altre conseguenze e altri costi” e ribadisce allo stesso tempo l’unità dell’alleanza atlantica. “La Russia è una potenza regionale che sta minacciando alcuni paesi limitrofi sulla base della debolezza“, ha detto Obama. “Non c’è bisogno di invadere i propri vicini per avere rapporti stretti di collaborazione tra loro“, ha chiarito.

    A meno di 24 ore dalla decisione di escludere la Russia dal prossimo G8, il presidente degli Stati Uniti torna a essere severo nei confronti del premier russo: “Con le sanzioni economiche che potremo decidere se non ci sarà una de-escalation cerchiamo di essere sicuri che tutto questo per la Russia avrà un costo“. È stato proprio Obama a sostenere sin da subito la linea dura e a spingere perchè a margine dei colloqui sul nucleare i leader del G7 si confrontassero sulla crisi in Crimea.

    Se la Russia non si ferma, ci saranno evidenti altre conseguenze: “Sta alla Russia agire in modo responsabile dimostrandosi disponibile a rispettare le norme internazionali: se non lo farà dovrà aspettarsi costi ulteriori“, ha spiegato il presidente Obama, il quale ha ammesso che non esiste una soluzione semplice per risolvere la situazione in Crimea, ma di certo si tende ad escludere un facile ricorso alle armi, dato che ci auguriamo che nessuno voglia scatenare la Terza Guerra Mondiale. Lo stesso Barack Obama ha escluso più volte un diretto intervento militare americano.

    La concreta minaccia della Casa Bianca è di colpire la Russia nel cuore dei suoi interessi economici, e stiamo parlando degli interessi che girano intorno alla fornitura di gas all’Europa. E in Italia cosa si rischia? Da parte sua, l’Eni, attraverso l’amministrarore delegato Paolo Scaroni, fa sapere che l’Italia non ha bisogno del gas russo (a differenza di altri Paesi) dal momento che ha diversificato da tempo le forniture di energia e quindi non teme le eventuali sanzioni di e contro Mosca, anche se spiega: “Non credo si arriverà a tanto“.

    Tra i settori che Obama ha intenzione di puntare per far ragionare Putin ci sono quindi i servizi finanziari, l’energia, la difesa, l’estrattivo minerario, l’ingegneria. Una guerra economica, insomma, e al proposito va ricordato che lo scorso 19 marzo Standard&Poor’s ha rivisto da stabile a negativo l’outlook della Russia. Inoltre Bank Rossiya è stata esclusa dall’area del dollaro: si tratta di un importante istituto di credito con sede a San Pietroburgo, noto per i servizi che offre ai pezzi grossi del potere moscovita (il suo maggior azionista Yuri Kovalciuk è noto come il banchiere di Putin).

    La Russia non è rimasta a guardare e ha risposto minacciando controsanzioni, fra cui il blocco di forniture militari che interesserebbe, ad esempio, grandi aziende tedesche e francesi.

    Intanto i Paesi Nato si dichiarano pronti a reagire a qualsiasi eventualità: “Ogni alleato della Nato ha la rassicurazione che tutti noi, inclusi gli Stati Uniti, ribadiamo pieno sostegno al concetto di difesa collettiva previsto dall’art.5 del Patto Atlantico” a proposito di possibili minacce sui paesi baltici.

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