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La Russia di oggi? Putin ha ricreato una dittatura da Zar

La Russia di oggi? Putin ha ricreato una dittatura da Zar
da in Guerra civile, Mondo, Omofobia, Russia, Vladimir Putin
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    Vladimir Putin si insediava nel 2000 come Presidente della Federazione Russa. Esattamente otto anni dopo, per l’impossibilità di conseguire un terzo mandato consecutivo, passava le consegne al fedele Dmitry Medvedev, il quale si insediava al Cremlino. Putin assumeva, quindi, le nuove funzioni di Primo Ministro, mantenendo così ben salde le leve del potere. Era il 2008, stessi anni in cui l‘ex agente segreto del KGB rafforzava la sua amicizia con l’ex premier italiano Silvio Berlusconi. Chi lo ha sempre apprezzato, definisce Putin un “uomo con le palle“, capace di gestire la comunità (“Ha dato leggi e ordine“), ambizioso e risoluto, tanto da far recuperare credito alla Nazione (“Ha risollevato la Russia, dando dignità e autorevolezza ai Russi“).

    Ma come è oggi, la Russia? Come si vive all’ombra del Cremlino?

    Il presidente russo Vladimir Putin è stato classificato la persona più potente del mondo, da Forbes. Si trova in cima ad una lista di 72 figure che “contano di più” al mondo (il presidente degli Stati Uniti Barack Obama è stato valutato secondo). Quando il 2 marzo 2008 i Russi lo scelsero come Presidente, la percentuale dei voti arrivò attorno al 70%. “Rappresentiamo due terzi del Paese – affermava trionfante Medvedev – Questo significa che non ci è indifferente il destino della nazione, significa che riusciremo a procedere sulla via indicata da Putin“. A qualche anno di distanza, negli assetti di potere del Cremlino, di fatto, non pare sia cambiato nulla: Putin, nel ruolo di Primo Ministro, incarna perfettamente il nuovo zar di Russia.

    Le ultime novità a proposito della censura in Russia si riferiscono alla recente approvazione in via definitiva – ieri, martedì 21 aprile – del pacchetto di leggi anti-terrorismo realizzato in seguito agli attentati di Volgograd dello scorso dicembre. Le nuove norme varate dalla Duma, che colpiscono anche Internet, sono state fortemente criticate dagli attivisti per diritti umani, che considerano il Web come l’unico spazio di espressione rimasto libero. Le modifiche alla legge sull’informazione prevedono che le società di comunicazione online registrino per sei mesi le informazioni relative ai messaggi degli utenti. In più, i dati devono essere conservati sul territorio russo, senza eccezione alcuna. Konstantin Trapaidze, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Mosca ed esperto di diritto aziendale, ha spiegato che “Se Google o Microsoft rifiutano di installare server in Russia, Mosca non può fare nulla per obbligarle, l’unico modo è bloccare l’accesso ai loro servizi su tutto il territorio“.

    Un caso esclatante è avvenuto nel mese di marzo scorso, quando la giornalista Liz Wahl, conduttrice del telegiornale di Russia Today nella sede di Washington Dc, si è dimessa in diretta, in aperta polemica con la politica estera russa in Crimea e Ucraina. “La pressione del Cremlino su RT non è esplicita ma se si vuole lavorare lì è meglio non esporsi“, aveva dichiarato in un’intervista al Daily Beast. Per protesta contro Putin, dopo aver dato la notizia dei recenti sviluppi in Ucraina, la presentatrice aveva esclamato: “Sono orgogliosa di essere americana e credo nella diffusione della verità. Ed è per questo che dopo questa notizia lascerò il mio posto“.

    Esistono diversi campi di addestramento per bambini soldato russi. Una è nella valle di montagna di Eski-Karmen, 50 km da Sebastopoli, in Ucraina. Il campo “Crimea Sich” accoglie annualmente circa 150 bambini provenienti da Russia e Ucraina dall’età di 7 fino ai 19 anni. Gli alunni della scuola per cadetti “Generale Ermolov”, istituto statale si trova nella città di Stavropol, nel sud della Russia, accanto al normale programma didattico, seguono lezioni di tecnica militare e patriottismo. Sono previste anche esercitazioni con le armi da fuoco. Gli scolari – soltanto quelli con i voti migliori – partecipano anche a veri e propri campi di addestramento con un serrato programma di allenamenti fisici e prove pratiche con le armi esercitazioni vicino al villaggio di Sengileyevskoye.

    Nel club sportivo militare “Berkut” (che significa aquila reale), invece vengono addestrati i giovanissimi russi che sognano di entrare nei corpi d’elite dell’esercito, per combattere sotto il comando del presidente Vladimir Putin. La formazione fornita da questa sorta di stituti militari ha come obiettivo quello di promuovere uno stile di vita sano, un buono sviluppo fisico e la lealtà nei confronti del proprio Paese. Come si legge sull’edizione online del “Daily Mail”, bambini di cinque anni fanno marce forzate, gli viene insegnato il combattimento corpo a corpo e come utilizzare le attrezzature militari.

    Mentre chi ha già 12 anni è già considertato abbastanza grande per imparare a sparare con i kalashnikov e altre armi di piccolo calibro. Durante i campi organizzati da questo club si impara pure a lanciarsi con il paracadute, si seguono corsi di sopravvivenza ed escursioni invernali. Ogni anno il club celebra la vittoria dell’Unione Sovietica durante la Seconda guerra mondiale con una performance pubblica, in cui i bambini travestiti da soldati dimostrano le abilità acquisite di fronte ai genitori orgogliosi.

    Putin comanda con pugno di ferro su Russia e dintorni, a cominciare dalla Crimea, e proseguendo, come abbiamo visto ancora più di recente, con l’Ucraina. Qui, come già più volte ricordato, uno degli interessi in gioco nello scacchiere globale – argomento fondamentale per spiegare tutta la forza dispiegata in campo – è l’energia. E in particolare il gas che, via Ucraina, alimenta molte centrali elettriche, anche in Italia. Il capo della diplomazia russa, Serghiei Lavrov, ha promesso che la Russia metterà fine a qualsiasi tentativo di scatenare una guerra civile in Ucraina e poi ha sottolineato che la sparatoria di Pasqua vicino a Sloviansk dimostra l’incapacità o la riluttanza delle autorità di Kiev a controllare gli estremisti.

    Il leader del Cremlino, con l’obiettivo di unire ancora di più il consenso che ha dalla sua parte, ha recentemente promulgato la legge, a favore dei russofoni, che consente una procedura semplificata per chiedere la cittadinanza russa. Il provvedimento è stato pensato in particolare per sveltire le domande di cittadinanza degli abitanti della Crimea, dopo l’annessione, ma potrebbe avere un effetto a cascata anche su tutti gli ex Paesi satelliti di Mosca.

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    Il 30 giugno 2013, la Russia del presidente Vladimir Putin ha visto l’approvazione del decreto legislativo contro la propaganda omosessuale. Nel Paese è dunque vietato diffondere informazioni su omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali. E questo vale pure per i media. Multe sono previste per chi organizza manifestazioni a favore dei gay. Secondo molti attivisti per i diritti umani, il vero obiettivo della legge è vietare qualsiasi manifestazione a favore dei diritti degli omosessuali, e creare un alibi per le aggressioni omofobe nel paese da parte degli estremisti religiosi e delle formazioni di estrema destra.

    Il problema più grave, a ben vedere, però, non è tanto la censura, quanto coloro che, all’ombra di questa legge, pensano di poter perpetrare impunemente le peggiori violenze contro gli omosessuali. Per le strade russe girano personaggi dell’ultradestra come Maxim Martstinkevich, o Ekaterina Zigunova, a capo del gruppo Occupy Pedofilia, che ha torturato e usato violenza a più di mille persone, organizzando veri e propri raid punitivi, ripresi e postati sul social network russo VK.com.

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