Paesi più liberi al mondo

Paesi più liberi al mondo
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    Paesi più liberi al mondo

    Lo stato di libertà generale a livello globale è diminuito per l’ottavo anno consecutivo, in base ai rilevamenti di Freedom in the World 2014, il rapporto annuale di Freedom House, che analizza i diritti politici globali e le libertà civili di tutti i Paesi del mondo. Vediamo quindi i dati che si riferiscono alla quarantunesima edizione dell’autorevole rapporto, che esamina lo stato di democrazia e dei diritti umani di tutte le Nazioni.

    (Nella mappa: in verde i Paesi liberi, in giallo i Paesi parzialmente liberi, in viola i Paesi non liberi)

    Per l’ottavo anno consecutivo, Freedom in the World ha registrato più cali di democrazia in tutto il mondo rispetto ai guadagni. Cinquantaquattro Paesi hanno mostrato un abbassamento generale in materia di diritti politici e di libertà civili, contro 40 Paesi che hanno invece mostrato degli aumenti.

    Particolarmente notevoli sono stati gli sviluppi in Egitto, dopo il colpo di stato militare. Si notano anche gravi battute d’arresto per i diritti democratici in altri grandi paesi politicamente influenti, tra cui Russia, Ucraina, Azerbaijan, Turchia, Venezuela e Indonesia.

    Alcuni leader hanno efficacemente attuato una sorta di “autoritarismo moderno“, paralizzando la loro opposizione politica senza annientarla, e violando lo stato di diritto, pur mantenendo la legittimità e una parvenza di ordine sociale.

    I nuovi tiranni tendono a eliminare il pluralismo politico dalle istituzioni. Essi cercano di dominare non solo il potere esecutivo e legislativo, ma anche i media, la magistratura, la società civile, l’economia e le forze di sicurezza .

    Ci sono stati alcuni segnali positivi registrati nell’ultimo anno: in Tunisia, il più promettente dei paesi della primavera araba, le libertà civili sono aumentate. Anche la condizione sociale in Pakistan è migliorata, grazie a elezioni regolari dei rappresentanti al potere. In Africa, condizioni migliori per i cittadini si sono registrate in Mali, in Costa d’Avorio, in Senegal, in Madagascar, in Ruanda, in Togo e in Zimbabwe. Il recente inserimento di Honduras, Kenya, Nepal e Pakistan all’interno del gruppo di Paesi in cui vige una democrazia elettorale, ne ha fatto aumentare il numero totale, che ora è giunto a 122.

    Nella categoria Peggio del peggio troviamo dieci Paesi che hanno avuto la valutazione più bassa di 7 sia per i diritti politici che per le libertà civili. Sono la Repubblica Centrafricana, la Somalia, la Guinea Equatoriale, il Sudan, l’Eritrea, la Siria, la Corea del Nord, il Turkmenistan, l’Arabia Saudita e l’Uzbekistan.

    Il Medio Oriente e il Nord Africa hanno registrato le peggiori condizioni per quanto riguarda le libertà civili. Solo in Iraq i diritti politici sono migliorati come risultato di una maggiore attività politica dai partiti di opposizione durante le elezioni provinciali, e la Tunisia ha guadagnato qualche posizione nella classifica generale. Al contrario, l’Egitto ha visto un declino nel suo stato, da parzialmente libero a non libero. La Striscia di Gaza ha registrato un calo nel rating di diritti politici.

    Negli ultimi anni, l’Africa Subsahariana è stata la regione più politicamente instabile, sono avvenute importanti innovazioni democratiche in alcuni Paesi, ma anche colpi di stato, insurrezioni e repressioni autoritarie in altri. Questa tendenza è destinata a proseguire. Il Mali ha guadagnato lo status di paese parzialmente libero – da non libero – grazie al successo delle elezioni e una situazione di maggiore sicurezza nel nord.

    Costa d’Avorio, Madagascar, Ruanda, Senegal, Togo e Zimbabwe hanno ricevuto tutti dei miglioramenti nei giudizi, mentre la Repubblica Centrafricana è tornato a essere considerato Paese non libero a causa di una ribellione che ha spodestato il Presidente e il Parlamento, con conseguente sospensione della Costituzione. La Sierra Leone, da libera, ora è considerata parzialmente libera a causa di persistenti problemi di corruzione. Punteggi in calo sono stati osservati anche in Sud Sudan e Uganda.

    L’Eurasia continua ad essere una delle aree più repressive al mondo. Tre dei suoi paesi – Bielorussia, Turkmenistan e Uzbekistan, hanno le peggiori valutazioni peggiori. La Russia ha intensificato la persecuzione interna degli oppositori politici e delle minoranze vulnerabili. L’Azerbaijan scende nella classifica delle libertà civili a causa di palesi violazioni dei diritti di proprietà da parte del governo.

    La Cina è diventata sempre più intollerante verso il dissenso, i funzionari governativi hanno ampliato la criminalizzazione delle attività on-line e la polizia ha arrestato decine di attivisti che avevano sostenuto le riforme anticorruzione. Si registrano però dei miglioramenti in Bhutan, in Giappone, nelle isole Maldive, in Papua Nuova Guinea e Tonga. Chi perde posizioni è invece l’Indonesia, che è scesa da libera a parzialmente libera a causa di una nuova legge che limita le attività delle organizzazioni non governative. La Corea del Sud ha registrato un downgrade del rating diritti politici.

    Dopo la morte del presidente venezuelano Hugo Chávez, il suo successore, Nicolás Maduro, ha indebolito ulteriormente i media indipendenti, ha ridotto la capacità di controllo dell’opposizione sulla politica del governo. Però il Nicaragua ha migliorato la sua condizione grazie a consultazioni sulle proposte di riforma costituzionale, miglioramenti graduali per i diritti delle donne, e progressi nella lotta al traffico di esseri umani. La Repubblica Dominicana e Panama hanno subito flessioni a causa della spoliazione della cittadinanza da dominicani di origine haitiana e dei problemi di corruzione del governo panamense.

    La maggior parte dei paesi in Europa hanno mostrato il rispetto delle norme democratiche e delle libertà civili, anche se si registra un crescente sentimento nazionalista in risposta ai flussi di immigrati. In Turchia, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan ha mostrato tendenze sempre più autoritarie – tra cui un giro di vite sui manifestanti a Istanbul e una campagna contro le voci critiche nei media. Un dato interessante: il punteggio sui diritti politici in Italia è aumentato a seguito delle elezioni nazionali e al miglioramento della lotta alla corruzione nel Paese.

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