Elezioni in Afghanistan, risultati parziali: Abdullah Abdullah in testa

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    Afghanistan al voto: forte affluenza nonostante gli attentati

    I talebani hanno scandito i tempi della campagna elettorale precedente alle elezioni in Afghanistan avvelenando il clima con continue minacce terroristiche. Dopo l’uccisione della fotoreporter tedesca dell’Ap Anja Niedringhaus, nel Paese si sono chiuse nel sangue le votazioni per il primo turno delle elezioni presidenziali. Abdullah Abdullah risulta al momento essere in testa nei risultati parziali delle votazioni: la commissione ha reso noto i primi dati (solo il 10%) dello spoglio del voto del 5 aprile scorso. Il secondo posto è al momento occupato da Ashraf Ghani, etnia pashtun, intellettuale che ha insegnato negli Stati Uniti e ha lavorato per la Banca mondiale, considerato al di fuori delle logiche tribali, ma che finora ha ottenuto solo il 37,6% dei consensi. Lo spoglio sarà ancora lungo, ma se la tendenza fosse confermata sarà necessario un ballottaggio tra Abdullah e Ghani, se nessuno raggiungerà il 50% più uno dei voti in questo primo turno. Il ballottaggio fra i due che avranno ottenuto più consensi si svolgerà in una data, probabilmente a maggio, che sarà fissata dalla Commissione elettorale indipendente (Iec).

    Chi sarà il nuovo successore di Karzai?

    Sebbene i candidati siano otto, la sfida è a tre: Abdullah Abdullah, padre di etnia pashtun e madre tagika, è acerrimo avversario di Karzai, del cui governo fece parte fino al 2006; Zalmai Rassoul, pashtun, ex ministro degli Esteri che gode dell’appoggio non dichiarato di Karzai, è l’unico ad avere inserito una donna tra i suoi due vice; Ashraf Ghani, pashtun, intellettuale che ha insegnato negli Stati Uniti e ha lavorato per la Banca mondiale, considerato troppo al di fuori delle logiche tribali.

    Le operazioni di conteggio delle preferenze si protrarranno a lungo, i risultati preliminari si avranno non prima del 24 aprile. I risultati definitivi probabilmente saranno annunciati il 14 maggio, mentre il 28 ci sarà il ballottaggio, se necessario. La lunghezza del processo elettorale è un altro fattore che alimenta sospetti e timori: il passaggio di consegne potrebbe non essere confermato prima di ottobre, lasciando poco margine per completare l’accordo con Washington e Bruxelles per mantenere nel Paese, seppur sotto forma di addestratori, un contingente dopo che il grosso avrà completato il ritiro.

    Karzai: “Il voto porterà un vita più prospera”

    I talebani hanno scandito i tempi della campagna elettorale precedente alle elezioni in Afghanistan avvelenando il clima con continue minacce terroristiche. Dopo l’uccisione della fotoreporter tedesca dell’Ap Anja Niedringhaus, nel Paese si sono chiuse nel sangue le votazioni per il primo turno delle elezioni presidenziali. E’ stata forte l’affluenza alle urne, milioni di persone hanno espresso il proprio voto sfidando le minacce dei talebani, ma in vari attentati in tutto il Paese sono state uccise almeno venti persone. I cittadini afgani chiamati alle urne sono stati circa 12 milioni, a loro il compito di scegliere il migliore tra otto candidati a prendere il testimone dal presidente Hamid Karzai, che per 13 anni ha guidato le sorti dell’Afghanistan. Alle 8 di sabato mattina ha votato anche Karzai. Prima di inserire le schede (per presidenziali e provinciali) nelle urne, il capo dello Stato uscente ha detto che “il voto porterà una vita più prospera per i nostri figli e le generazioni future“.

    La paura dei brogli

    Meno soddisfatto Abdullah Abdullah, il candidato dato per favorito, l’erede spirituale di Massud, il comandante della resistenza antisovietica. “Abbiamo ricevuto – ha detto - lamentele dai nostri sostenitori in tutto il Paese. Le abbiamo registrate e riferite alla Commissione reclami per le votazioni, e speriamo che siano debitamente affrontate“. Alle 23.00 di sabato sera, le denunce di potenziali brogli hanno raggiunto quota 1.269, secondo quanto riferito dal portavoce della Commissione indipendente per i reclami elettorali (Iecc), Nader Mohseni. S teme che un risultato diverso dalle aspettative possa aggravare l’instabilità politica del paese. Per questo la commissione elettorale ha precisato nei giorni scorsi che i sondaggi pubblicati sui siti dei vari candidati non sono validi e non andrebbero pubblicati.

    Il giorno delle votazioni

    LaPresse

    (Il trasporto delle urne per le votazioni)

    Nonostante il freddo e la pioggia, nella capitale Kabul lunghe code di uomini e donne si sono formate già alle 6 (le 3.30 italiane), un’ora prima dell’inizio delle operazioni di voto, che si sono concluse alle 16 ora locale. Malgrado siano stati mobilitati 195.000 uomini delle forze di sicurezza, si calcola che 748 seggi su 6.770 siano rimasti chiusi per non mettere a repentaglio la vita degli elettori e degli scrutatori (si tratta di oltre il dieci per cento). Oltre al timore di violenze, sulla consultazione pesa anche il sospetto di brogli, già manifestato apertamente da alcuni candidati. Nonostante una infinità di attentati – 140 in appena 24 ore – che hanno provocato 20 morti, 16 dei quali tra le forze di sicurezza, le operazioni di voto sono state garantite e il voto può dirsi un successo. Alle 23.00 di sabato sera, le denunce di potenziali brogli hanno raggiunto quota 1.269, secondo quanto riferito dal portavoce della Commissione indipendente per i reclami elettorali (Iecc), Nader Mohseni. Citato dal quotidiano online Khaama Press, Mohseni ha detto che la stragrande maggioranza delle denunce sono giunte via telefono, ricordando che per avviare una inchiesta e’ necessaria la presenza di prove video o fotografiche.

    Le rigidissime misure di sicurezza adottate a Kabul hanno causato difficoltà per gli spostamenti, perché molte strade del centro sono state chiuse al traffico. Tra l’altro le autorità hanno sospeso fino alla sera del voto, il servizio di sms per i cellulari, per impedire la diffusione di messaggi elettorali, proibiti dalla legge durante le operazioni di voto.

    L’affluenza è stata così alta che alcuni seggi elettorali hanno terminato le schede. “Quello che sperano le persone - spiega Thijs Berman, capo degli osservatori dell’Unione europea – è che con queste elezioni il Paese finalmente sia capace di una transizione del potere in un modo pacifico. Ed è una grande speranza per gli anziani ma soprattutto per le generazioni più giovani che vogliono vedere andarsene questi stranieri e davvero vogliono avere il futuro del proprio Paese nelle proprie mani“. Soddisfatto il Consiglio di sicurezza dell’Onu, che ha elogiato “il coraggio del popolo afgano per aver espresso il proprio voto, nonostante le minacce e le intimidazioni da parte dei talebani e di altri gruppi estremisti e terroristi“.

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    Elezioni scandite dalla violenza

    Una bomba artigianale é esplosa nel nord dell’Afghanistan al passaggio di uno dei camion che trasportava le schede elettorali provocando tre morti. Un portavoce della polizia locale ha riferito che l’esplosione si è verificata nella provincia di Kunduz. Le vittime sono un membro della commissione elettorale, un poliziotto e l’autista del camion. L’esplosione ha causato anche la distruzione di otto urne destinate al punto di raccolta di Kunduz City. A Mazar-e-Sharif, capoluogo della provincia settentrionale di Balkh, nella giornata di domenica, altri due uomini armati hanno attaccato un magazzino dove venivano conservate numerose urne utilizzate per raccogliere le schede votate delle elezioni presidenziali.

    Un vasto scontro a fuoco si è verificato sabato nella provincia orientale di Ghazni fra le forze di sicurezza afghane e gruppi di talebani, con un bilancio di almeno 45 militanti uccisi e 14 feriti. Lo rende noto il ministero dell’Interno, precisando che l’incidente è cominciato alle 8,15 locali quando i talebani hanno tentato di sabotare il voto nei distretti di Ajristan, Waghaz, Gilan, Dehyak, Qarabagh, Andar e Muqur. Nella provincia meridionale di Zabul due agenti di polizia sono rimasti uccisi dopo l’apertura dei seggi. Inoltre, alcuni ordigni di ridotta potenza sono esplosi vicino a seggi di Kabul e delle province di Bamyan (centro), Parwan e Baghlan (nord), causando panico fra le persone in attesa di esprimere il proprio voto, ma senza provocare vittime. A Zabul l’ordigno è scoppiato quando gli agenti si sono avvicinati a un seggio per accompagnare alcuni osservatori. Oltre alle due vittime, altri due poliziotti sono rimasti feriti. Nella provincia meridionale di Kandahar una donna è stata arrestata mentre cercava di votare nel seggio con ben 22 schede. Inoltre, nella provincia orientale di Khost, le forze di sicurezza hanno arrestato quattro persone, fra cui una donna, che cercavano di piazzare 1.000 schede con il voto segnato per uno specifico candidato.