Inviati di guerra morti: giornalisti e fotografi vittime delle bombe

Inviati di guerra morti: giornalisti e fotografi vittime delle bombe
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    Inviati di guerra morti: giornalisti e fotografi vittime delle bombe

    (immagine scattata da Anja Niedringhaus)

    Era il 2001 quando Enduring Freedom, l’operazione militare contro i Talebani in Afghanistan, primo vero atto della guerra al terrorismo concepita dagli Usa, fu lanciata, ma sotto il cielo, in Afghanistan, la libertà ancora non si assapora, nonostante la morte di Bin Laden. C’è qualcos’altro che riempie le strade: sono i morti, i civili uccisi dalle bombe, dagli attacchi kamikaze, dai cecchini talebani. Dall’inizio di Enduring Freedoom, nella lista dei morti ammazzati in Afghanistan (in attentati, o presi di mira personalmente) ci sono anche tanti giornalisti, reporter, operatori e fotografi, morti perchè le zone di guerra, si sa, sono pericolose, e fare inchiesta, o semplicemente dare la cronaca degli avvenimenti, a qualcuno può dare molto fastidio. Quello che sappiamo è che i talebani non sono stati sconfitti o messi al margine: anzi, sono più forti che mai.

    L’Afghanistan vive una tormentata vigilia elettorale: il cinque aprile si vota per le elezioni presidenziali, un voto che i talebani hanno minacciato di insanguinare in tutto il Paese. Sulla tornata elettorale, che segna la fine dell’epoca Karzai e dell’impegno delle forze Nato nel Paese, in scadenza a fine anno, pesano essenzialmente due incognite: la sicurezza degli elettori e il fondato rischio di brogli.

    Il momento è delicato, oggi in Afghanistan si è verificato il terzo attacco contro giornalisti, in poche settimane, ma sono decine i cronisti che sono stati uccisi in tutto il territorio afghano dal 2001 ad aggi. Dedichiamo loro un breve ricordo, cominciando dal recente omicidio di Anja Niendringhaus.

    4 aprile 2014 – La fotografa tedesca della Associated Press, Anja Niedringhaus è stata uccisa in Afghanistan, mentre la giornalista che l’accompagnava, la canadese Katthy Gannon è rimasta gravemente ferita. Le due sono state aggredite da un uomo mentre stavano visitando l’ufficio del governatore del distretto di Tanai, nella provincia orientale afghana di Kost. L’uomo indossava una uniforme di polizia, in seguito è stato arrestato.

    21 marzo 2014 – Sardar Ahmad, 40 anni, giornalista dell’Agenzia France-Presse è stato ucciso mentre si trovava insieme alla moglie e ai suoi figli in Afghanistan. L’uomo, insieme alla sua famiglia, era in un hotel di lusso di Kabul, quando quattro uomini armati hanno aperto il fuoco contro il personale e gli ospiti che stavano cenando, uccidendo in tutto nove civili, tra cui Ahmad, la moglie e i suoi figli maggiori. I talebani hanno rivendicato la responsabilità dell’attentato. La foto dell’unico sopravvissuto della famiglia, un bimbo di circa due anni, in un letto d’ospedale ma sorridente, è stata una delle ultime ritwittate dal Anja Niedringhaus nel suo profilo, il 28 marzo scorso.

    11 marzo 2014 – Si chiamava Nils Horner, aveva 51 anni e lavorava come corrispondente per la radio nazionale svedese. Il giornalista è stato ucciso con un colpo alla testa in centro a Kabul, capitale dell’Afghanistan. I talebani hanno negato responsabilità nell’uccisione avvenuta in pieno giorno in uno dei distretti commerciali più ricchi della capitale, circostanza abbastanza rara per l’uccisione di uno straniero. L’identificazione dell’uomo è stata effettuata dall’ambasciata svedese in Afghanistan, secondo la quale Horner aveva anche la cittadinanza britannica. Il giornalista era esperto di zone di guerra. Era già stato in Afghanistan per testimoniare la caduta del regime talebano nel 2001, e in Iraq durante la guerra del 2003. Per conto della radio svedese aveva seguito anche la tragedia dello tsunami nell’Oceano Indiano del 2004.

    24 gennaio 2014 – Il corpo bruciato e mutilato di un giornalista afgano, Noor Ahmed Noori, è stato trovato dietro al cortile di un venditore di auto, in un sobborgo nella capitale della provincia di Helmand. Reporter per Radio Bost, Noori è stato torturato e ucciso a Lashkar Gah, da un aggressore sconosciuto. Il suo corpo è stato trovato in un sacchetto di plastica. Abdul Ahad Choopan, portavoce del capo della polizia provinciale, disse: “Quando abbiamo trovato il corpo, abbiamo pensato che c’era una bomba dentro la borsa. Abbiamo chiesto ai nostri ingegneri di controllare, ma quando hanno aperto la borsa hanno trovato il corpo del giornalista“.

    Il 12 luglio 2012 – Una bomba ha ucciso Abdul Hadi Hamdard, un giornalista afghano, presentatore e produttore per la Radio statale di Helmand. E’ stato ucciso nel distretto di Greshk nella provincia di Helmand, ma non era chiaro se la bomba fosse stato messa apposta per lui. Il 21 febbraio 2012 – Sadim Khan Bhadrzai, direttore di Radio Mehman Melina fu aggredito e ucciso da uno sconosciuto, nel distretto di Urgon.

    20 settembre 2011 – Farhad Taqaddosi viene ucciso dai Talebani che rivendicano la responsabilità dell’attacco sferrato all’operatore di camera di Iranian Press TV, che stava lavorando vicino l’ambasciata USA e il quartiere generale della NATO.

    28 luglio 2011 – Ahmad Omaid Khpalwak che ha lavorato per Pajhwok Afghan News ed BBC News, è stato vittima di un danno collaterale, colpito da fuoco amico. Un soldato della International Security Assistance Force lo ha erroneamente centrato e ucciso mentre era a caccia di nemici nell’edificio dell’emittente.

    24 giugno 2010 – James P. Hunter è il primo giornalista militare Usa morto nella guerra in Afghanistan. E’ stato ucciso mentre seguiva una colonna di militari che stava pattugliando la zona del distretto di Zhari, nella provincia di Kandahar

    10 gennaio 2010 – Rupert Hamer, corrispondente di guerra britannico del Sunday Mirror, viene colpito e ucciso da un IED mentre era insieme al suo fotografo, in viaggio con le truppe americane.

    Hamer è morto insieme a un marine degli Stati Uniti. Il suo fotografo è sopravvissuto con ferite così come altri soldati feriti.

    30 dicembre 2009 – Michelle Lang, giornalista originario del Canada, corrispondente del Calgary Herald, è stato ucciso da un IED che ha colpito il veicolo che trasportava Lang e 4 soldati canadesi.

    9 settembre 2009 – Sultan Munadi era un interprete afgano, fu tenuto prigioniero con il collega britannico Stephen Farrell del New York Times, Munadi è stato ucciso durante il tentativo di salvataggio.

    9 giugno 2008 – Abdul Samad Rohani, corrispondente della BBC, era scomparso da Lashkar Gah nella provincia meridionale di Helmand e la stessa emittente aveva annunciato, il giorno dopo, il ritrovamento del suo cadavere. Era stato colpito alla testa. Jon Williams, redattore della BBC, lo ricorda così: “Il coraggio e la dedizione di Rohani sono stati una parte fondamentale per i servizi della BBC dall’Afghanistan, negli ultimi anni. Il suo coraggio – e quella dei suoi colleghi – ci hanno permesso di raccontare la storia fondamentale per il pubblico nel Regno Unito , in Afghanistan e in tutto il mondo. La sua morte è una perdita terribile“.

    15 gennaio 2008 – Carsten Thomassen è stato ucciso a Kabul. Il giornalista norvegese che lavorava per Dagbladet ed è rimasto vittima in un attacco terroristico dei talebani, mentre era in un albergo della capitale afghana.

    6 giugno 2007 – Zakia Zaki fu uccisa a casa sua, lei era la proprietaria di una stazione radio e criticava apertamente i talebani.

    8 aprile 2007 – Ajmal Naqshbandi, assassinato nella provincia di Helmand. Collaborava con il giornalista italo-svizzero Daniele Mastrogiacomo de La Repubblica. La sua esecuzione è stata oggetto di un film documentario. Nell’attacco fu ucciso pure l’autista del team, Sayed Agha.

    7 ottobre 2006 – Christian Struwe e Karen Fischer, giornalisti tedeschi, lavoravano come documentaristi freelance per la Deutsche Welle, sono stati assassinati nella loro tenda nel quinto anniversario dell’inizio della guerra. La loro uccisione ha portato a tre il numero dei giornalisti tedeschi uccisi nella zona durante la guerra.

    22 luglio 2006 – Abdul Qodus, peratore di macchina da presa per la TV Aryana è stato ucciso nella seconda delle due esplosioni provenienti da un attentato suicida a Kandahar.

    26 Novembre 2001 – Ulf Strömberg, operatore macchina svedese di TV4 è stato ucciso durante una rapina in una casa dove alloggiavano diversi giornalisti svedesi.

    19 novembre 2001 – Maria Grazia Cutuli, nata a Catania, nel 1962 è stata assassinata in Afghanistan nel 2001. Il 19 novembre, mentre si trova nei pressi di Sarobi, sulla strada che da Jalalabad porta a Kabul, a circa 40 chilometri dalla capitale afghana, viene uccisa insieme all’inviato di El Mundo Julio Fuentes e a due corrispondenti dell’agenzia Reuters, l’australiano Harry Burton e l’afghano Azizullah Haidari. Quello stesso giorno, esce sul Corriere della Sera il suo articolo “Un deposito di gas nervino nella base di Osama“. Un processo in Afghanistan ha portato alla condanna a morte di tre persone. La famiglia Cutuli si è sempre opposta all’applicazione della pena capitale per gli assassini di Maria Grazia.

    11 Novembre 2001 – Una giornalista francese di Radio France Internationale (Rfi), Johanne Sutton, 35 anni, è stata uccisa sul fronte nordest dell’Afghanistan, in un’imboscata tesa dai Talebani alle forze dell’Alleanza del nord alle quali si accompagnava. Johanne Sutton era salita su un carro armato assieme al collega francese di Rtl, Pierre Billaud, risultato poi disperso e infine ucciso, e ad altri giornalisti stranieri, tra cui il freelance Volker Handloik, anch’egli rimasto ucciso nell’imboscata dei talebani. I tre si stavano recando verso una trincea di talebani che, secondo le informazioni in possesso dell’Alleanza, si erano arresi.

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