Ekaterina Zigunova, chi è il mostro che tortura i gay russi

Ekaterina Zigunova, chi è il mostro che tortura i gay russi
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    C’è un mostro che terrorizza chi ha l’avventura di amare una persona del proprio stesso sesso in Russia. E ha un nome e cognome. È Ekaterina Zigunova ed è responsabile di torture, rapimenti e violenze su migliaia di persone, colpevoli ai suoi occhi solo di essere gay. Una ragazza giovane, a capo di un’organizzazione che si fa chiamare “Occupy Pedofilia” a San Pietroburgo. La sua attività? Organizzare raid punitivi contro gli omosessuali, usando i social network per trovarli e scovarli: una volta messo a punto il “safari” come chiama le spedizioni punitive, si riunisce con i suoi seguaci, tortura, umilia, violenta e minaccia le sue vittime, le filma e mette i video sul web.

    Ekaterina e i suoi commilitoni sono i membri della sede di San Pietroburgo di “Occupy Pedofilia”; un gruppo che ha come priorità “scoprire casi di pedofilia”, come racconta lei stessa in un’intervista alla Bbc. “Siamo anche contro la promozione dell’omosessualità e se, per strada, incontriamo persone di orientamento sessuale non tradizionale, possiamo prendere due piccioni con una fava”.

    Sono le sue parole che circolano sul web a svelare l’orrore del gruppo: assimilano la pedofilia all’omosessualità e si auto eleggono giudici e boia, andando per le strade della città a rapire, tortura e violentare persone che hanno un’unica “colpa” ai loro occhi: essere gay. La pedofilia è solo una scusa, una bieca e infamante accusa che gettano sugli omosessuali: non vanno a caccia di pedofili (e anche se così fosse, lo farebbero in barba a ogni regola e legge civile), ma di gay, lesbiche e trans

    Ekaterina e i suoi usano tutti i mezzi messi a disposizione dalla tecnologia: la loro “base operativa” è infatti VK.com, l’equivalente russo di Facebook. Qui vengono pubblicati i video delle torture e delle violenze con il duplice scopo di umiliare le vittime e raccogliere adepti per la “causa”.

    Ekaterina non è solo un’aguzzina, è l’anima del gruppo, colei che organizza i cosiddetti “safari”, come mostrano le immagini catturate da Americanblog. I profili Facebook e Instagram sono stati cancellati, anche se su FB si trova ancora la pagina di “Restrukt”, un gruppo neonazista russo di base a San Pietroburgo a cui Ekatrina è affiliata.

    Sì perché il mostro di Sochi è anche una fervente filonazista, estimatrice di Adolf Hitler che ritiene essere “il suo ispiratore”, tanto che sul suo profilo Instagram c’era una sua foto con saluto nazista e due dita a formare i baffi del Fhurer.

    Antisemito, razzismo, nazismo e omofobia: non manca nulla nella lista.

    Non è la sola, visto che accanto a lei ci sono i “leader” di Occupy Pedofilia: Maxim Martsinkevich, capo dell’organizzazione e padre politico putativo della giovane, e Daniil Konovalov.

    Secondo Americanblog, Ekaterina e il suo gruppo nei 18 mesi di attività ha torturato e violentato 1.500 persone. Le autorità non hanno fatto nulla per fermarli perché dietro questi gruppi quasi paramilitari c’è la legge contro la propaganda gay voluta da Vladimir Putin che ha dettato una politica discriminatoria.

    Alcuni network stranieri, in particolare inglesi, si sono occupati del caso: lo hanno fatto Channel 4 e la Bbc con documentari choc in cui hanno raccontato l’orrore dei “safari”, le botte, le torture e le violenze subite dalle vittime. Oggi esiste una petizione per fermare Ekaterina e le sue atrocità, ma non basta. In Russia si contano oltre 400 gruppi simili e fermarli non sarà semplice, a meno che non cambi la politica dello Stato: con Putin al potere tutto questo sembra davvero molto lontano.

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