Bangladesh 8 arresti per il Palazzo crollato a Dacca

Otto persone tra manager e ingegneri municipali sono stati arrestati nell'ambito dell'inchiesta condotta dalle autorità giudiziarie del Bangladesh dopo il crollo del palazzo a Dacca che ha provocato 340 vittime, numero ancora non accertato in via definitiva. Nella notte tra venerdì e sabato sono state trovate 19 persone ancora vive sotto le macerie, ma i dispersi sono centinaia e il dato di chi non ce l'ha fatta è destinato ad aumentare.

LA POLIZIA CERCA I LATITANTI
In manette sono finiti proprietari e dirigenti delle aziende tessili e i due funzionari municipali che il giorno prima del disastro avevano rassicurato i lavoratori sulla mancanza di rischi. Alcuni dei dirigenti accusati risultano ancora latitanti, nonostante l'appello del premier bengalese Sheikh Hasina a consegnarsi alla polizia. Mahbubur Rahman Tapas e Bazlul Samad Adnan, proprietari della New Weave Bottoms e della New Weave Style si sono consegnati a mezzanotte. Mentre la polizia è alla ricerca di altri responsabili, fra cui Aminul Islam, proprietario della Phantom Apparels e della Phantom Tac Bangladesh Ltd, e Anisur Rahman della Ethertex Textiles.

"I PROPRIETARI HANNO COSTRETTO GLI OPERAI AD ENTRARE"
Nell’edificio lavoravano tremila operai, soprattutto donne. I sopravvissuti raccontano che i proprietari delle cinque fabbriche che erano ospitate all'interno del palazzo crollato, avevano ignorato gli allarmi lanciati proprio dagli operai, che denunciavano delle crepe sospette, e avevano costretto i loro dipendenti a lavorare nonostante il pericolo, minacciandoli di non erogare gli stipendi.

I MARCHI COINVOLTI

Dal Corriere apprendiamo che nel Rana Plaza si producevano, tra gli altri marchi, vestiti per Mango, per l'inglese Primark, per l'italiana Yes-Zee. Sul loro sito web le aziende che producono abiti 24 ore su 24, elencano tra i propri clienti noti brand tra cui Wal Mart, C&A, Kik (già noti per l'incendio nella fabbrica Tazreen, dove sono morti in novembre 112 lavoratori; e, per quanto riguarda la tedesca KIK, per l'incendio della pakistana Ali Enterprises, dove quasi 300 lavoratori sono morti lo scorso settembre), oltre a Gap e l'italiana Benetton, che però ha negato il proprio coinvolgimento con un comunicato stampa ufficiale.

MORTI PER 28 EURO AL MESE

"L’industria paga i salari più bassi al mondo, ma non ha la decenza di assicurare la sicurezza di chi lavora per vestire mezzo mondo”, ha detto Brad Adams, direttore di Human Rights Watch Asia. La paga mensile di un operaio è di circa 28 euro e l’industria tessile impiega 3 milioni di persone, in maggioranza donne. L’organizzazione accusa il ministero del Lavoro di Dacca di non fare controlli nelle fabbriche.

comments powered by Disqus
SCARICA L’APP NANOPRESS

Leggi gratis e dove vuoi tutte le news dal mondo in tempo reale

NANOPRESS MOBILE

Scarica gratis l'applicazione NanoPress dall'App Store

IPHONE IPAD