Siria, strage di civili: è allarme armi chimiche

Circa 227 morti: è il bilancio della strage di civili  nel villaggio di Treimsa, nella regione di Hama, in Siria. Il villaggio sarebbe stato bombardato nelle prime ore del mattino. Poi, "come a Hula il 25 maggio scorso, quando i morti furono 108, molti i bambini e le donne, sono entrati in azioni i miliziani filo-regime, che a colpi di coltello e armi da fuoco". La TV di stato ha parlato del massacro, imputandolo a fantomatici terroristi.

Il governo di Damasco inoltre ha denunciato la morte di tre soldati impegnati ad aiutare la popolazione, mentre le truppe del regime siriano hanno sparato sui manifestanti riuniti in corteo a Damasco ed Aleppo. Le notizie arrivano  dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, che ha registrato 29 morti nel paese, quattro civili, 18 soldati e sette ribelli. I manifestanti protestavano non solo contro il regime ma anche contro Kofi Annan, l'inviato di Onu e Lega Araba. Gli slogan scanditi durante le manifestazioni di piazza sono stati "Via Annan, il servo di Assad e dell'Iran".

Dalle notizie rilasciate dal Wall Street Journal apprendiamo che le forze armate siriane hanno iniziato a spostare dai depositi parte del vasto arsenale di armi chimiche di cui dispongono. Sale la preoccupazione circa l'eventuale utilizzo di gas nervini contro i ribelli e civili nell'ambito di una operazione di pulizia etnica. Non sarebbe la prima volta che le armi chimiche vengono usate in Medio Oriente contro gli oppositori.

Dopo queste dichiarazioni il Dipartimento di Stato ha ammonito che il regime di Damasco è responsabile della custodia dei suoi arsenali, mentre il governo siriano si è affrettato a rispondere, e ha negato con estrema fermezza di aver spostato le sue riserve di armi chimiche. Un portavoce del ministero degli esteri ha fatto sapere che si tratta di informazioni "assolutamente ridicole e non vere".

La Siria non ha mai firmato la convenzione del 1992 che rende illegale la produzione, la conservazione e l'uso di armi di questo tipo. Si ritiene che le riserve di armi chimiche e biologiche di cui dispone Damasco siano le più vaste in Medio Oriente. Alcuni ritengono che Damasco potrebbe aver deciso di nascondere le armi chimiche soltanto per rendere la vita difficile alle potenze occidentali impegnate per individuarle.

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