Afghanistan, è stato ucciso da un razzo il carabiniere Manuele Braj

Manuele Braj, un carabiniere di trent’anni, è morto questa mattina alle 6.20 ora italiana all’interno del campo di addestramento di Adraskan nei pressi di Kabul in Afghanistan. Manuele Braj era un militare esperto avendo già partecipato a missioni nell’ex Jugoslavia ed in Iraq, ma questo non gli ha permesso di sfuggire all’attentato portato con un razzo 107 MM. Un’arma che viene usata di frequente in questo tipo di attentati.

Manuele Braj faceva parte del Police Speciality Training Team. In pratica il suo compito era addestrare la polizia afghana a gestire le situazioni tipiche del terrorismo internazionale. In un primo momento la versione dell’attentato con il razzo 107 MM era stata smentita dalle autorità afghane. Successivamente i team specializzati sia italiani che americani hanno ritrovato dei pezzi del razzo nei dintorni del gabbiotto dove è morto il carabiniere italiano. Una prova che non lascia più tanti dubbi sulla tipologia di attentato.

Con Manuele Braj, che lascia la moglie di 28 anni ed un figlio di otto mesi, c’erano altri tre carabinieri. Due sono rimasti feriti ed uno è sostanzialmente illeso.  I due carabinieri feriti sono, Dario Cristinelli, 37 anni, di Lovere (Bergamo) e il carabiniere scelto Emiliano Asta, 29, di Alcamo (Trapani).

I due carabinieri feriti sono stati immediatamente trasportati all’ospedale militare americano di Shindand. I due hanno riportato solo delle ferite alle gambe che non li pongono assolutamente a rischio della vita. Attualmente in Afghanistan ci sono circa 4200 militari italiani. La missione è destinata a ridursi di molto a tra il 2013 ed il 2014.

La notizia della morte di Manuele Braj ha colto di sorpresa le massime cariche dello Stato che hanno immediatamente comunicato il loro cordoglio. Il primo è stato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al quale ha fatto seguito il Presidente del Senato, Renato Schifani che ha dichiarato, “L'Italia purtroppo anche oggi paga un prezzo altissimo per la tutela della democrazia e della libertà in Afghanistan. Una missione fondamentale per la sicurezza internazionale”.

Significativo anche il commento del ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, “Manuele è stato colpito in modo vigliacco. Stava addestrando le truppe afgane contro il terrorismo. Questo era il suo lavoro, la sua missione: permettere a quel Paese di difendersi da solo. E il terrorismo lo ha ucciso”.

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