Fisco: controlli su Facebook per accertare il tenore di vita degli evasori

I segreti dei contribuenti 'spiati' dal Fisco attraverso i social network come Facebook: le indagini e le verifiche sui contenuti postati dagli utenti sono legittime, non c’è violazione della privacy

da , il

    Fisco: controlli su Facebook per accertare il tenore di vita degli evasori

    Siete anche voi tra gli utenti Facebook che amano ostentare lusso e ricchezza attraverso le pagine dei social network? Se la risposta è sì, allora dovreste essere al corrente del fatto che il Fisco italiano può ‘spiare’ la vostra vita social su diverse piattaforme online, tra le più famose ricordiamo Facebook, Instagram o Twitter. Ma i controlli possono arrivare persino alle chat di messaggistica, come Whatsapp. I casi non mancano e di seguito ne riportiamo alcuni tra i più eclatanti accaduti recentemente.

    Il marito che non vuole passare il mantenimento alla moglie

    Come si legge nella sentenza numero 331 del 28.02.2017, la Corte di appello di Ancona ha condannato un uomo a pagare (oltre alle spese processuali) le spese per il mantenimento della moglie, dalla quale si era separato poco prima. L’uomo sosteneva di non avere denaro e di essere costretto a passare i propri giorni ai limiti della sopravvivenza, pertanto non poteva provvedere al versamento dell’assegno all’ex coniuge. Dopo appositi controlli sui social, invece, il Fisco ha ritenuto che la sua situazione fosse ben diversa grazie alle foto ‘mondane’ pubblicate su Facebook, dove l’uomo ostentava un certo tenore di vita piuttosto alto.

    Il lavoratore in nero

    Un altro caso recente riguarda un operaio che lavorava in nero come maniscalco, che è stato ‘smascherato’ dalla Corte d’Appello di Brescia (sentenza numero 1664 del 1.12.2017) grazie alle foto pubblicate sul suo profilo Facebook, che sono state controllate direttamente dall’Agenzia delle Entrate. Nelle motivazioni redatte dai giudici della Corte si legge che: “La documentazione estratta da Facebook evidenzia un’attività che è molto probabilmente fonte di redditi non dichiarati”.

    L’imprenditore ‘povero’ in vacanza superlusso

    In ultimo ricordiamo la storia dell’imprenditore che dichiarava di guadagnare poco meno di mille euro al mese per non pagare l’assegno alla moglie da cui si era divorziato. Il Tribunale di Pesaro, con la sentenza numero 295 del 26 marzo 2015, ha sancito che le foto postate sui social dall’uomo indicavano un tenore di vita diverso, dato che immortalavano le sue tante vacanze in zone turistiche rinomate, con pernottamento in resort a 5 stelle e acquisti di vetture di lusso. Così l’imprenditore è stato condannato dai giudici a pagare l’assegno in favore della moglie.