In pensione a 67 anni dal 2019: ISTAT conferma le previsioni sull’aumento dell’età pensionabile

L'Istat conferma l'aumento di 5 mesi nella speranza di vita. Scatta così l'automatismo previsto dalla riforma Fornero per la pensione di vecchiaia: dal 2019 si andrà in pensione a 67 anni e non più a 66 anni e 7 mesi. Il governo non è intenzionato a modificare nulla, ma sindacati e opposizioni promettono battaglia

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    In pensione a 67 anni dal 2019: ISTAT conferma le previsioni sull’aumento dell’età pensionabile

    Il presidente dell’Istat Giorgio Alleva, in audizione alla Camera, ha confermato le previsioni dello scorso luglio sull’aumento dell’età pensionabile, quindi è confermato il meccanismo che regola l’adeguamento all’aspettativa di vita. Tale automatismo previsto dalla legge Tremonti-Sacconi del 2010 e reso automatico dalla Riforma Fornero, in mancanza di ulteriore modifica normativa, farà sì che dal 2019 la pensione di vecchiaia sarà a 67 anni e non più a 66 anni e 7 mesi, com’è adesso. Il governo non ha intenzione di fermare l’adeguamento automatico nonostante le richieste dei presidenti della commissione Lavoro di Camera e Senato, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, che considerano iniquo l’aumento dell’età pensionabile, e le ‘minacce’ dei sindacati.

    I calcoli dell’Inps e della Ragioneria Centrale dello Stato parlano chiaro e non permettono modifiche alla norma sull’accesso alla pensione di vecchiaia. Questo è quanto sostenuto dall’esecutivo che non ha toccato l’argomento dentro la manovra finanziaria appena licenziata.

    L’Inps, in particolare, ha quantificato in 141 miliardi cumulati nei prossimi dieci anni il costo del mancato adeguamento. C’è da dire che l’adeguamento dell’età per andare in pensione a 67 anni scatterebbe lo stesso, a partire dal 2021 per via della clausola di salvaguardia presente nella Legge Fornero.

    PENSIONE ANTICIPATA E AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE

    In definitiva per andare in pensione in anticipo rispetto all’età di vecchiaia (l’ex pensione di anzianità contributiva) dal 2019 saranno necessari 43 anni e tre mesi di contributi per gli uomini (contro i 42 anni e 10 mesi richiesti oggi) e 42 anni e 3 mesi per le donne (contro gli attuali 41 e 10 mesi).

    Aumenta la speranza di vita degli italiani

    Gli italiani hanno guadagnato 1,6 anni di vita in 10 anni, salendo ai vertici della longevità mondiale. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui Istat relativi alla speranza di vita degli italiani che è salita a 82,8 anni, 85 per le donne e 80,6 per gli uomini, nel 2016: “Si tratta di un consistente aumento rispetto alla media di 81,2 anni di dieci anni fa (83,9 per le donne e 78,6 per gli uomini) tanto che l’Italia si è collocata nel 2016 al primo posto della classifica “Bloomberg Global Health Index su 163 Paesi per la popolazione maggiormente in salute e sana a livello mondiale”.

    I SINDACATI CONTRO L’ACCESSO ALLA PENSIONE A 67 ANNI NEL 2019

    Cgil, Cisl e Uil spiegano che “l’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aumento di cinque mesi dell’aspettativa di vita, certificato oggi dall’Istat, porterebbe l’età pensionabile degli italiani a 67 anni, requisito che, a normativa vigente, si sarebbe dovuto raggiungere, nel 2021″. “Quindi – proseguono – non si tratta, come affermato scorrettamente da alcuni professori e esponenti delle istituzioni, di minare la tenuta finanziaria del sistema previdenziale ma, al contrario, di garantirne nel tempo la sostenibilità anche sociale”. “Occorre ricordarsi – concludono Ghiselli, Petriccioli e Proietti – che dietro i numeri e gli automatismi esistono persone e storie lavorative, anche per prevenire e limitare i rischi di malattie ed infortuni professionali connessi all’aumento dell’età, e sarebbe molto grave ignorarlo”.

    E Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, sottolinea: “E’ indispensabile fermare la follia di un automatismo perverso che porta, senza che se ne conosca il metodo di calcolo, a peggiorare periodicamente l’tà pensionabile dei lavoratori”. “I dati diffusi dall’Istat che attesterebbero, dopo un periodo di calo dell’aspettativa di vita, un aumento di cinque mesi, – aggiunge il leader della Cgil – confermano l’urgenza di fermarsi e riconsiderare un meccanismo scorretto e penalizzante”. “Il governo – conclude Camusso – aveva assunto l’impegno a discuterne un anno fa. Prima che un automatismo sbagliato e fuori controllo continui a produrre effetti discutibili il governo lo blocchi e apra una discussione sulle modifiche necessarie”.

    PENSIONI E ASPETTATIVA DI VITA: DIVARIO NORD-SUD

    I dati Istat sugli indicatori di mortalità nel 2016 pur se positivi a livello nazionale, “fotografano un’Italia a due velocità, con forti squilibri territoriali nel Mezzogiorno, diretta conseguenza di un vistoso gap nell’assistenza sanitaria e nella politica ospedaliera. Inoltre se, come conseguenza della media statistica nazionale, ci sarà una modifica verso l’alto dell’età pensionabile, chi è svantaggiato territorialmente per le carenze sanitarie, finirà paradossalmente anche per subire un danno economico vedendo allontanarsi l’età della pensione”. E’ quanto afferma Guido Quici, presidente del sindacato dei medici Cimo-Cida “Naturalmente il calo dei decessi è un dato positivo. Ma l’Istat – spiega Quici – correttamente afferma che l’Italia continua a essere un Paese caratterizzato da importanti differenze riguardo la speranza di vita alla nascita: i valori massimi continuano ad aversi nel Nord-est del Paese, dove gli uomini possono contare su 81 anni di vita media e le donne su 85,6. Quelli minimi, invece si ritrovano nel Mezzogiorno con 79,9 anni gli uomini e 84,3 le donne. Sono 2,7 gli anni che separano le residenti in Trentino-Alto Adige, le più longeve nel 2016 con 86,1 anni di vita media, dalle residenti in Campania che con 83,4 anni risultano in fondo alla graduatoria. Tra gli uomini il campo di variazione è più contenuto, e pari a 2,3 anni, la differenza che intercorre, come tra le donne, tra la vita media dei residenti in Trentino-Alto Adige (81,2) e i residenti in Campania (78,9)”, conclude.

    LA LEGA PROMETTE BARRICATE PER LE PENSIONI DI VECCHIAIA A 67 ANNI

    Il capogruppo della Lega Nord in Commissione Lavoro Roberto Simonetti annuncia battaglia: “La Lega è pronta a fare le barricate se il governo toccherà al rialzo l’età pensionabile. E’ assurdo che il governo persista nell’ignorare che, per colpa della legge Fornero, abbiamo già un’età pensionabile oltre la media europea. Una vergogna!”. E dichiara: “Oggi l’Istat ha confermato che la speranza di vita a 65 anni si allunga di 5 mesi in più rispetto al 2013, per cui il governo dovrebbe confermare l’automatismo previsto dalla legge Fornero, che farebbe scattare la pensione di vecchiaia a 67 anni dal 2019. È da settembre che, anche in maniera trasversale, chiediamo la cristallizzazione dell’età pensionabile. È chiaro a tutti, a questo punto, che questo Governo non ha avuto il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, ha fatto finora solo melina con sindacati e parlamento in attesa della certificazione Istat sulla speranza di vita, per scaricare sull’Istituto la scelta di aumentare ulteriormente il requisito anagrafico per accedere al pensionamento. Basta recuperare risorse economiche alle spalle dei lavoratori”, conclude Simonetti.