Donne in pensione a 57 anni con 35 anni di contributi, la proposta al governo

Chiesta la proroga dell'opzione donna, la misura che permette alle donne lavoratrici di andare in pensione anticipata a 57 anni, con 35 anni di contributi e un taglio sull'assegno del 25/30% per via del regime contributivo obbligatorio

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    Donne in pensione a 57 anni con 35 anni di contributi, la proposta al governo

    Il Movimento Cinque Stelle affronta il tema pensioni e chiede al governo una proroga dell’opzione donna per favorire “enormi risparmi a lungo termine” allo Stato. I deputati grillini hanno presentato una nuova interrogazione sul tema pensioni al ministro del lavoro Poletti, a prima firma della portavoce Tiziana Ciprini, chiedendo un superamento della legge Fornero e una proroga del beneficio che permette alle donne di andare in pensione a 57 anni con 35 anni di contributi previdenziali versati.

    PENSIONI: CHIESTA LA PROROGA OPZIONE DONNA

    L’opzione donna, lo ricordiamo, è penalizzante per le donne lavoratrici che vedono il loro assegno decurtato anche fino al 30% a causa dell’obbligo di sottostare al regime contributivo, eppure dal M5S si chiede una proroga della misura: “Chiediamo al governo di prorogare la misura sperimentale, utilizzando le risorse non sfruttate o comunque rifinanziando il provvedimento”. Perché, sostengono: “Vanno promossi e rafforzati tutti i percorsi di pensionamento anticipato che consentano di aggirare i folli vincoli della Fornero. Tra questi c’è la cosiddetta ‘Opzione donna‘, che permette alle lavoratrici con 57-58 anni e ben 35 di contributi di andare in quiescenza subito, optando in toto per il regime contributivo che è comunque penalizzante sul fronte dell’assegno, con una perdita secca del 25-30%”.

    PENSIONI OPZIONE DONNA: I NUMERI

    Secondo i dati forniti dall’Inps, in totale le pensioni di ‘Opzione donna’ erogate dal 2016 fino al gennaio 2017 sono 18.743: di queste,14.083 sono del settore privato e 4.660 del settore pubblico. Ma le risorse non utilizzate per il 2016, certificate sempre dall’Istituto di previdenza, ammontano a circa 58 milioni. “Questi fondi, legati al cosiddetto ‘contatore’, vanno utilizzati per proseguire la sperimentazione e non devono assolutamente essere fagocitati da altri capitoli di bilancio” sottolinea la portavoce Cinquestelle membro della Commissione Lavoro.

    PENSIONI OPZIONE DONNA: LA PROROGA E’ VANTAGGIOSA

    L’opzione donna, che ricordiamo, era una misura sperimentale, si era chiusa a fine 2015 e si era deciso di includere solo 4mila lavoratrici nate nel quarto trimestre degli anni ’57 e ’58 che erano rimaste fuori per effetto dell’incremento dell’aspettativa di vita.

    “Ma – spiega la firmataria Ciprini – una nota dell’Inps prevede l’accesso di un contingente di 36mila donne già in possesso dei requisiti al 31 dicembre 2015 e con la possibilità di presentare la domanda in qualsiasi momento successivo a tale data”.

    “Immaginando l’ingresso di queste 36mila lavoratrici in modo scaglionato nel 2016-2018 avremmo una maggiore spesa previdenziale di 2,5 miliardi nel periodo 2016-2021, ma ipotizzando di allargare ogni anno, in quello stesso triennio, il regime a una platea di aderenti costante di 36mila persone, i benefici a partire dagli anni 2030-2032 ammonterebbero per lo Stato addirittura a 24 miliardi circa”.

    “Dunque ‘Opzione donna’ va prorogata con i soldi che già ci sono o comunque trovando nuovi fondi. Non solo perché è eticamente giusto, ma perché – afferma Ciprini – in prospettiva fa risparmiare tanto danaro.