Pensioni ultime notizie: abolire i vitalizi dei politici e i contributi dei sindacalisti

Boeri sulle pensioni in Italia: mira ai vitalizi politici 'introdotti nel nostro ordinamento in modo insostenibile' e ai contributi per i sindacalisti, chiedendo di poterli alimentare accreditandoli nella 'parte B' come per tutti gli altri lavoratori

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    Pensioni ultime notizie: abolire i vitalizi dei politici e i contributi dei sindacalisti

    La vera riforma delle pensioni si potrebbe realizzare procedendo ad abolire i vitalizi dei politici e riducendo le agevolazioni che ancora oggi sono esclusività dei sindacalisti. Questo è in soldoni il Boeri pensiero, ribadito dal presidente dell’Inps presente al convegno annuale de lavoce.info dal titolo ‘Dove va l’Europa, tra banche e Brexit’, che si è svolto il 18 settembre presso l’Università Cattolica di Milano, e che ha visto come temi trattati le pensioni, il problema del populismo e il fenomeno dell’immigrazione.

    PENSIONI ULTIME NOTIZIE: PARLA TITO BOERI

    “Sui vitalizi dei politici non abbiamo nessun ruolo, ma sui contributi dei sindacalisti e dei dirigenti delle organizzazioni datoriali in distacco andremo avanti”, ha sostenuto Tito Boeri, che evidenzia come il contrasto stia soprattutto nel “riaffermare la legittimità della classe dirigente” a ottenere più degli altri lavoratori. Per l’economista “bisogna affrontare il tema dei vitalizi e dei sindacati, terreno di malcontento su cui i populisti raccolgono consensi”.

    PENSIONI POLITICI: ‘LE CONTRIBUZIONI DEVONO ESSERE PUBBLICHE’

    A chi gli chiede perché alcuni politici non vogliono rendere nota la loro situazione contributiva, Boeri risponde: “Chiedetelo a loro. Dico solo che sarebbe opportuno che la posizione contributiva sia resa pubblica. E se viene chiesto a noi di fare delle valutazioni dell’impatto di certe misure devono metterci nella condizione di farle queste valutazioni”. Per il presidente dell’Inps “senza i dati individuali sulla posizione contributiva dei singoli parlamentari o ex parlamentari non è possibile per noi fare valutazioni”.

    PENSIONI SINDACATI: ‘ANDIAMO AVANTI’

    Mentre sui sindacalisti “vedremo come gestire eventuali nuovi pronunciamenti della Corte dei Conti e sul tema rilanceremo le nostre proposte e circolari che aspettano l’approvazione dei ministeri vigilanti”. Secondo Boeri, infatti, tra i sindacati “c’è la prassi di poter alimentare i contributi accreditandoli sulla parte A, la più redditizia, mentre se venissero accreditati nella parte B come per tutti gli altri lavoratori sarebbero spalmati in 10 anni. Abbiamo scritto circolari – indica il presidente dell’inps – e abbiamo bisogno dell’autorizzazione del ministero, noi la aspettiamo e siamo intenzionati ad andare avanti’.

    PENSIONI FUTURE, LAVORO E MIGRANTI

    Quanto ai migranti, per l’economista “oggi abbiamo bisogno di un continuo flusso immigratorio per il nostro Stato sociale. Il sistema pensionistico non è in grado di gestire il calo demografico. Di fronte al calo delle nascite, superiore a quello previsto, bisogna aumentare i contribuenti, integrando e regolarizzando chi è arrivato da noi”.

    Inps: infografica pensione lavoro migranti
    La chiusura delle frontiere ai cittadini extracomunitari fino al 2040 potrebbe costare alle casse dell’Inps 38 miliardi. La simulazione presentata dal presidente Tito Boeri, sugli effetti di un’eventuale chiusura delle frontiere in un’infografica realizzata da Ansa-Centimetri / Ansa

    IL FUTURO DEL SISTEMA PENSIONISTICO ITALIANO

    Boeri distingue: “Mentre nel caso degli immigrati economici ci sono fattori di attrazione, i rifugiati sono spinti a lasciare il proprio Paese a causa di guerre e crisi, a volte senza il tempo di pianificare dove andare. Sono disperati. Scappano dai conflitti, non vengono attratti da opportunità. Ecco perché è difficile avere una corrispondenza tra domanda e offerta di lavoro”. Secondo il presidente dell’Inps “i rifugiati hanno il 50% in meno di probabilità di lavorare degli immigrati economici nei primi 3 anni dopo il loro arrivo”. Boeri ha parlato anche della libera circolazione dei lavoratori in Europa, che “non può essere protetta se non si garantisce la piena portabilità dei trasferimenti sociali contributivi.

    Per prevenire gli abusi è necessario un coordinamento fra i diversi istituti e sistemi di protezione sociale. Ad esempio di fronte al caso di un lavoratore che lavora in un Paese ma riceve sussidi di disoccupazione da un altro Paese”. Secondo il presidente Inps “un numero unico di sicurezza sociale faciliterebbe il coordinamento e rafforzerebbe l’identità europea, come ha fatto in America il Social security number”.