Assicurazione anti-stupro: Usa da primato, Italia quasi a zero

Negli Stati Uniti l'assicurazione anti-stupro copre la maggior parte dei costi e ha rate pesanti, da noi è lo Stato a coprire le spese mediche e non potrebbe sostenere spese esorbitanti

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    Assicurazione anti-stupro: Usa da primato, Italia quasi a zero

    Avevano davvero l’assicurazione anti-stupro le due ragazze americane presunte vittime di stupro a Firenze? Il legale non ha confermato. Stiamo parlando di una polizza poco diffusa in Italia e invece molto utilizzata proprio negli Stati Uniti. Ma anche molto costosa. Un trattamento completo, dopo una violenza subita, costa “più di una buona macchina usata” postava qualche anno fa una donna americana. Fortunatamente, però, a coprire tutte le spese ci pensava la compagnia assicurativa (si arriva anche a 6 mila dollari). Il problema è riuscire a stipularla questa assicurazione, dalle rate insostenibili per chi non ha un lavoro.

    Assicurazione anti-stupro: averla è un lusso

    Eppure, negli States, grazie a una legge del 1994, ri-autorizzata nel 2013, sarebbe lo Stato a dover pagare le spese mediche sostenute dopo uno stupro. Solo che questo copre solo una parte, in realtà, per gli esami principali. Secondo uno studio della Reuters, le vittime con assicurazioni private pagano in media 950 dollari, il 14% deì costi sostenuti, a fronte di una spesa sostenuta dai fornitori di assicurazioni che arriva a 5.789 dollari per paziente. Naturale che anche il premio sia esorbitante.

    Il professor Ashley Tennesse, autore dello studio e ricercatore all’Università di Medicina della Carolina del Sud, spiega: “Con altri crimini violenti, le vittime non sono responsabili dei danni che derivano dal delitto. Molte persone non sanno che le vittime possono farsi carico delle spese legate allo stupro”.

    Assicurazione anti-stupro: tutti i costi extra

    Nel 2013, negli Stati Uniti, le vittime e le assicurazioni hanno speso 9 milioni di dollari per servizi medici successivi alle violenze sessuali. La media è di 6.737 dollari a caso. Tennesse e i suoi colleghi hanno spulciato i registri delle fatture ospedaliere per le donne assicurate privatamente contro le violenze, sempre nel 2013, scoprendo che su 1.355 stupri, il 98% delle vittime non ha fatto ricorso al ricovero, le 32 che l’hanno fatto hanno pagato in media 788 dollari per il periodo in ospedale, le altre 316 dollari per i costi ambulatoriali.

    E poi ci sono le altre spese: il 7% delle donne violentate nel 2013 ha ricevuto prescrizioni per farmaci antidolorifici, antibiotici, farmaci per prevenire l’Hiv, contraccettivi di emergenza, farmaci per il sonno e per l’ansia. Sono 214, hanno pagato 48 euro a testa per le ricette mediche. Successivamente alla visita in ospedale, il 63% ha sostenuto costi per un mese dopo la violenza, compresi farmaci, altre cure mediche e terapie psicologiche. “Un onere finanziario che si aggiunge a quello emotivo dello stupro. E’ nostro dovere aiutare le vittime”.

    Assicurazione anti-stupro: perché in Italia no

    Negli Usa, ogni anno, sono 270 mila le donne violentate. E consideriamo che solo un terzo denuncia uno stupro. Chi lo fa, rischia di dover pagare fino a 600 dollari per il test di gravidanza, 800 per coprire le spese di pronto soccorso, fino a 4 mila dollari per la degenza in ospedale. Ecco perché le americane stipulano l’assicurazione, perché è privata. In Italia, essendo lo Stato a sostenere tutti i costi medici attraverso il servizio sanitario nazionale, sarebbe inconcepibile.

    Assicurazione anti-stupro: cosa fanno le compagnie in Italia

    In Italia l’offerta di assicurazione anti-violenza è “rarefatta”. Parla così l’Ania, l’associazione nazionale delle imprese assicuratrici. Sono mosche bianche le compagnie che prevedono, all’interno della polizza sugli infortuni, anche la clausola riservata esplicitamente ai danni da violenza sessuale. Dice l’Ania: “Negli Stati Uniti questa garanzia è compresa spesso nelle polizze anti-infortuni, che risarciscono per cause esterne che possano nuocere all’integrità delle persone e, di solito, comprendono questo tipo di copertura per due motivi: perché le donne viaggiano di più, anche all’estero, ma anche perché nel caso di infortuni e malattie c’è un sistema sanitario più light e le vittime sono costrette ad affrontare spese più consistenti per le cure mediche. In Italia il sistema è diverso, sia per minore frequenza di casi che per maggiori coperture sanitarie.

    Si possono contare sulle dita di una mano sola “coperture assicurative che, oltre a garantire le spese per infortuni che provochino l’inabilità temporanea o permanente, offrono un’integrazione con una clausola specifica per le spese mediche e le consulenze psicologiche derivanti da una violenza sessuale”.