Pensione: donne come gli uomini, dal 2018 uscita dal lavoro a 66 anni e 7 mesi

Dal 2018 le donne in pensione ci andranno a 66 anni e 7 mesi, come gli uomini segnando l’età più alta nell’Ue per l'uscita dal mondo del lavoro

da , il

    Pensione: donne come gli uomini, dal 2018 uscita dal lavoro a 66 anni e 7 mesi

    Secondo quanto previsto dalla riforma delle pensioni contenuta nella legge Fornero del 2011, a gennaio 2018 l’età per la pensione di vecchiaia delle donne sarà uguale a quella degli uomini, in quanto scatta l’unificazione tra l’età pensionabile dei dipendenti uomini e delle dipendenti donne, che vedranno dunque l’aumento di un anno per poter accedere alla pensione a 66 anni e sette mesi. Ciò vale per le dipendenti private.

    PENSIONI DONNE: UNIFICAZIONE A GENNAIO 2018

    L’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia sarà dunque unificato per uomini e donne, ma non è tutto, perché il divario aumenterà nei prossimi anni in seguito all’adeguamento dell’età di vecchiaia all’aspettativa di vita e il passaggio atteso a 67 anni nel 2019.

    Nel 2018 è previsto anche l’aumento dell’età di accesso alla pensione di vecchiaia delle lavoratrici autonome, che adesso è fissata a 66 anni e un mese, mentre quella delle dipendenti pubbliche, come quella dei lavoratori uomini, resterà fissata a 66 anni e sette mesi in attesa dell’incremento legato alla speranza di vita previsto per il 2019.

    ETA’ PENSIONABILE: DIFFERENZE IN EUROPA

    Per quanto riguarda l’età per la pensione di vecchiaia, sarà la più alta in Europa. Nella gran parte dei paesi europei, infatti, l’età per la pensione di vecchiaia è fissata intorno ai 65 anni con aumenti verso i 67 anni dopo il 2020. Ad esempio, in Danimarca è nel 2022, in Francia dopo il 2022, in Spagna nel 2027, nel Regno Unito nel 2028, in Germania è previsto il passaggio a 67 anni per l’uscita nel 2030, in Croazia nel 2038, in Austria 65 anni per le donne nel 2033.

    PENSIONI AL CENTRO DEL PROSSIMO INCONTRO

    Dopo la riunione di fine agosto dedicata alla pensione di garanzia dei giovani con carriere discontinue, giovedì pomeriggio i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil torneranno al tavolo della trattativa con il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Al centro del confronto resta il tema delle pensioni, della flessibilità in uscita delle donne e il nodo dell’innalzamento dell’età pensionabile legato alle aspettative di vita. Per le donne i sindacati chiedono di eliminare le disparità di genere e di tenere conto della maternità e del lavoro di cura prestato dalle lavoratrici.

    APE SOCIAL SPECIALE PER LE DONNE

    Tra le proposte del governo per venire incontro alle donne lavoratrici che hanno difficoltà a maturare gli anni di contributi necessari alla pensione per via delle carriere più brevi, interrotte e meno retribuite, c’è una riduzione di almeno due anni dei requisiti contributivi per le lavoratrici che accedono all’Ape sociale. Ma i sindacati, e nello specifico il segretario confederale della Uil Domenico Proietti, chiedono “che sia valorizzata la maternità e il lavoro di cura, non solo per le donne che possono accedere all’Ape sociale, ma per tutte”.