Pensioni fase due, le novità proposte dal governo: come funziona la minima da 650 euro per i giovani

Le novità sulle pensioni e le modifiche all'età pensionabile in discussione sul tavolo del confronto tra governo e sindacati: vediamo i dettagli sul funzionamento della pensione minima di garanzia per i giovani

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    Pensioni fase due, le novità proposte dal governo: come funziona la minima da 650 euro per i giovani

    Il tema delle pensioni rientra nel confronto tra governo e sindacati nella cosiddetta fase due. Sul tavolo delle trattative Poletti ha messo la proposta sulle pensioni dei giovani che andranno in pensione con il sistema contributivo. Per loro si è pensato a un fondo di garanzia per riuscire a erogare un assegno pensionistico minimo da 650 euro, nel caso in cui i contributi versati durante il periodo lavorativo non continuativo o precario non siano sufficienti a raggiungere la soglia necessaria per richiedere la prestazione.

    PENSIONI FASE DUE: NOVITA’

    Secondo le regole sull’accesso alle pensioni oggi vigenti, i ‘giovani’ possono lasciare il lavoro all’età pensionabile solo nel caso abbiano maturato una pensione pari a 1,5 volte l’assegno sociale (come stabilito dalla legge Fornero), circa 670 euro. L’idea proposta da Poletti è quella di far scendere questo tetto a 1,2 volte, in modo tale da assicurare il pagamento di una pensione mai inferiore ai 650 euro, indipendentemente dai contributi versati da ciascun lavoratore.

    COME FUNZIONA LA PENSIONE DI GARANZIA GIOVANI

    Coloro che hanno cominciato a lavorare dopo il 1995 potranno accedere alla pensione normale se oltre ad avere 20 anni di contributi avranno maturato un importo della pensione pari ad almeno 1,2 volte l’assegno sociale (cioè circa 537 euro). Si avrà dunque diritto alla pensione normale senza dover aspettare altri quattro anni (70 anni e 7 mesi) per prendere la pensione posticipata che spetta, con un minimo di 5 anni di contributi, a coloro che non maturano l’importo minimo per la pensione normale.

    Altra novità sulle pensioni riguardano il cumulo dei redditi: coloro che non hanno altri redditi, potranno cumulare questa pensione più facilmente con parte dell’assegno sociale in quanto ai fini dei requisiti verrà valutata al 50% e non più per i due terzi. Secondo i calcoli degli esperti del governo, l’importo di 537 euro della pensione potrà così arrivare a 660 euro al mese.

    E LE PENSIONI DI CHI NON MATURA I REQUISITI?

    Come abbiamo detto, il beneficio rispetto alle regole attuali riguarda solo i lavoratori che, dopo aver iniziato a lavorare dal 1995, matureranno (tra 20 anni) un importo tra 1,2 e 1,5 volte l’assegno sociale, ma cosa accade a chi non matura tali requisiti? Per i lavoratori sotto tale soglia non cambierebbe nulla: possono chiedere l’assegno sociale dopo aver raggiunto i 65 anni e 7 mesi o aspettare altri 4 anni per ottenere quanto maturato.

    ETA’ PENSIONABILE E ASPETTATIVA DI VITA

    Sull’età pensionabile, invece, si è discusso sull’eventualità di abolire, come chiedono i sindacati, il doppio automatismo per l’aspettativa di vita presente nel nostro sistema pensionistico, e della possibilità di abbassare la soglia di reddito necessaria per la pensione anticipata, cioè una volta raggiunti i contributi necessari e prima dell’età pensionabile standard, a 63 anni e 7 mesi. Attualmente è di 2,8 volte l’assegno sociale, si vorrebbe portarlo a 2.

    PENSIONI FASE DUE: INCONTRI A SETTEMBRE

    Non ci sono stati accordi definitivi in merito a questi due dossier aperti in materia di pensioni, ma va ricordato che il confronto della fase due sulle pensioni tra governo e sindacati proseguirà ancora nei prossimi giorni di settembre: il 5 ci sarà un tavolo tematico sul lavoro, il 7 si discuterà di pensioni e donne e il 13 settembre si farà il punto su Ape social e Ape Volontaria.