Pensioni a rischio con il cambio delle regole sull’età: l’allarme della Ragioneria dello Stato

Il futuro delle pensioni è incerto, secondo la Ragioneria dello Stato non adeguare l’età della pensione alla speranza di vita sarebbe insostenibile per il sistema pensionistico italiano

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    Pensioni a rischio con il cambio delle regole sull’età: l’allarme della Ragioneria dello Stato

    L’allarme sulle pensioni future è contenuto nel documento sulla spesa per le pensioni che la Ragioneria generale dello Stato ha redatto proprio per il prossimo appuntamento fissato dopo l’estate, in cui il governo è chiamato a decidere sul possibile innalzamento dell’età pensionabile. Secondo l’organo legato al ministero dell’Economia, con un cambio delle regole sull’età per accedere alla pensione, ossia impedire il passaggio dell’età minima pensionabile dagli attuali 66 anni e 7 mesi ai 67 anni, avrebbe delle importanti ripercussioni sul sistema economico italiano, tanto da mettere a rischio, nel futuro, il pagamento stesso di tutte le pensioni degli aventi diritto.

    ‘PENSIONI A RISCHIO CON INTERVENTI SUGLI AUTOMATISMI’

    Sopprimere, limitare, differire nel tempo o anche dilazionare gli automatismi che regolano l’accesso alla pensione in base alla speranza di vita e il coefficiente di trasformazione in funzione della dinamica della mortalità metterebbero a rischio le pensioni in quanto “determinerebbero comunque un sostanziale indebolimento della complessiva strumentazione del sistema pensionistico italiano volta a contrastare gli effetti dell’invecchiamento della popolazione”. A sostenerlo è la Ragioneria generale di Stato, nel rapporto 2017 sulle ‘Tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio sanitario’. Nel documento si sottolinea infatti che mettere mano a questi meccanismi riporterebbe gli adeguamenti “nella sfera della discrezionalità politica, con conseguente peggioramento della valutazione del rischio Paese”.

    L’ALLARME DELLA RAGIONERIA DELLO STATO

    “Il processo di elevamento dei requisiti minimi e il relativo meccanismo di adeguamento automatico” sulle pensioni sono “dei fondamentali parametri di valutazione dei sistemi pensionistici specie per i paesi con alto debito pubblico come l’Italia”, si aggiunge. “Ciò non solo perché” la previsione di requisiti minimi, come quelli sull’età, è “condizione irrinunciabile” per “la sostenibilità, ma anche perché costituisce la misura più efficace per sostenere il livello delle prestazioni”.

    Secondo quanto riportato nel rapporto della Ragioneria, lo stop all’adeguamento dell’età pensionabile avrebbe conseguenze non soltanto in termini di inevitabile aumento della spesa previdenziale, portando prima le persone in pensione con un incremento delle spese per prestazioni, ma causerebbe anche una sensibile diminuzione del tasso di sostituzione, cioè il rapporto tra la pensione incassata e l’ultimo stipendio percepito.

    Per quel che riguarda la revisione dei coefficienti di trasformazione, invece, la Ragioneria di Stato segnala che ipotizzando costanti sui livelli determinati per il triennio 2016-2018, il rapporto tra spesa pensionistica e Pil tenderebbe a peggiorare gradualmente, arrivando a presentare un aumento di 0,5 punti percentuali nel 2040.

    PENSIONI E SCATTO A 67 ANNI OBBLIGATORIO

    Lo scatto obbligatorio a 67 anni per accedere alle pensioni serve per soddisfare la clausola di salvaguardia chiesta da Commissione e Bce ma i lavoratori, per voce dei sindacati, chiedono invece che non scatti l’aumento a 67 anni attualmente previsto per il 2019, ma che invece ci siano degli interventi da parte dell’esecutivo, interventi bocciati dalla Ragioneria Generale dello Stato perché ”determinerebbero comunque un sostanziale indebolimento della complessiva strumentazione del sistema pensionistico italiano”, si legge nel rapporto sulla spesa per pensioni. “Ritornare nella sfera della discrezionalità politica” determinerebbe un “peggioramento della valutazione del rischio nel paese”.

    Inoltre, sottolinea la Ragioneria, ipotesi di ritocco ai requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione rappresenterebbe una misura inefficace, poiché se pure il meccanismo venisse bloccato il requisito di vecchiaia necessario ad accedere alla pensione “verrebbe comunque adeguato a 67 anni nel 2021, in applicazione della specifica clausola di salvaguardia introdotta nell’ordinamento su specifica richiesta della Commissione e della Bce, e successivamente mantenuto costante a tale livello”.

    La clausola di salvaguardia di cui si parla è quella inserita all’interno del decreto salva Italia che ha incorporato la riforma Fornero. Clausola che prevede che anche in mancanza di adeguamenti agganciati all’aspettativa di vita, la soglia anagrafica minima per l’accesso alla pensione dal 2021 sia di 67 anni.