Pensioni pagate all’estero valgono oltre un miliardo, Tito Boeri denuncia l’anomalia italiana

Dai numeri portati dall'Inps sulle pensioni pagate all'estero emerge che tra integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali l'Italia paga sempre più milioni di euro a soggetti che risiedono fuori dai confini, applicando una sorta di puro trasferimento di denaro

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    Pensioni pagate all’estero valgono oltre un miliardo, Tito Boeri denuncia l’anomalia italiana

    Le pensioni pagate all’estero? Sono un’anomalia tutta italiana che costa tantissimo alle casse di previdenza dell’INPS. Secondo il presidente dell’Istituto Tito Boeri, infatti, le pensioni pagate all’estero – e in particolare le 14esime – ‘vanno a ridurre gli oneri di spesa sociale di altri Paesi, è quindi come se il nostro Paese operasse un trasferimento verso altri senza avere un ritorno in consumi’. In pratica tali trattamenti pensionistici sono erogati dall’Italia senza alcun tornaconto invece che dal Paese in cui si risiede e si pagano le tasse.

    L’economista presidente dell’INPS non usa mezzi termini parlando di ‘un’anomalia’ evidenziata dal fatto che ‘non c’è un quadro di reciprocità’ tra pensioni pagate e ritorno economico interno. E il fenomeno, ha sottolineato Tito Boeri, ‘è in aumento sul 2017, a seguito degli interventi per la spesa per le 14esime che è più che raddoppiata.

    “Nel 2017 con il provvedimento sulle quattordicesime si è ampliata in modo molto considerevole la platea tra i residenti all’estero”, con un’impennata del 131% delle prestazioni. Così il presidente dell’Inps, Tito Boeri, sentito dal Comitato permanente sugli italiani nel mondo, presso la commissione Esteri alla Camera, ha lanciato una sorta di allarme spiegando come “più di un terzo delle pensioni pagate a giugno 2017 hanno periodi di contribuzione in Italia inferiori a 3 anni, il 70% è inferiore ai 6 anni e l’83% è ai 10 anni”, quindi sono durate contributive “molto basse” che non permettono di introitare grandi somme. Nel 2016 l’Inps ha pagato all’estero 373mila pensioni, sia in regime di totalizzazione internazionale sia in regime italiano, in 160 paesi per un valore “poco superiore a 1 miliardo di euro”.

    Da qui l’anomalia italiana: si pagano oneri di spesa sociale di altri Paesi senza reciprocità, ossia senza avere in cambio un ritorno in consumi. Il presidente dell’Inps ha osservato che “malgrado i limiti posti dalla normativa nazionale e internazionale annualmente si versano a soggetti residenti all’estero integrazioni al trattamento minimo e maggiorazioni o quattordicesime che costituiscono un’uscita per lo Stato italiano e che non rientra nel circuito economico del nostro paese sotto forma di consumi”.

    Avevamo inizialmente 15,4 milioni di prestazioni e attualmente ne abbiamo 35,6 milioni, ha spiegato Boeri, precisando che ne usufruiscono “46mila beneficiari” il cui “maggior numero è presente in Europa, in America Settentrionale e in America meridionale”, in “Paesi dove già esiste assistenza sociale con una copertura universale a cui l’accesso è determinato da soglie di reddito”.

    Non mancano poi “le pratiche di prestazioni indebite”, che Boeri ha quantificato in “circa 101mila, di cui 60mila sono in corso di recupero su pensione, mentre le rimanenti vengono riscosse con rimesse in denaro. L’importo complessivo da recuperare è di circa 270 milioni di euro”. La “maggior parte degli indebiti è in Argentina (27,5%), seguono Australia (15%), Francia, Canada e Usa” (9%).

    Boeri ha portato un altro numero che ritrae quanto si siano ampliati i diritti di questi pensionati esteri: “Nel 2017 con il provvedimento sulle quattordicesime si è ampliata in modo molto considerevole la platea tra i residenti all’estero” con un’impennata “del 131% del numero dei beneficiari”. In questo caso, dalle tabelle dell’Inps emerge che l’importo versato ha superato i 35 milioni di euro.