Pensione minima per giovani a 650 euro al mese, l’ipotesi allo studio

Governo e Cgil, Cisl e Uil lanciano la 'fase due' della riforma delle pensioni. I giovani devono essere 'al centro del dibattito in materia di pensioni', indicano Maurizio Martina e Tommaso Nannicini, alla presenza di Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo

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    Pensione minima per giovani a 650 euro al mese, l’ipotesi allo studio

    L’ipotesi sul tavolo del confronto tra sindacati e PD è una pensione contributiva di garanzia per i giovani. Se n’è parlato al seminario ‘Non è una pensione per giovani. Rapporti tra generazioni e riforma del sistema previdenziale’, al Nazareno. Presenti il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, il consigliere economico della presidenza del Consiglio, Stefano Patriarca, Maurizio Martina e Tommaso Nannicini, oltre che i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Le parole d’ordine sono giovani e crescita: occorre alleggerire il carico dell’attuale sistema pensionistico sui giovani, fermo restando che senza una crescita stabile e un mercato del lavoro che funzioni il loro futuro rimane incerto.

    COS’E’ LA PENSIONE DI GARANZIA

    Dopo i primi dati ufficiali su APE SOCIAL e pensioni precoci, ricomincia il confronto e al centro delle proposte per la fase 2 della riforma delle pensioni troviamo la pensione di garanzia. Si tratta di una pensione integrativa a carico dello Stato destinata a chi si trova in un regime contributivo, che non prevede un’integrazione al trattamento minimo.

    Martina e Nannicini hanno sottolineato la necessità di riportare i giovani al centro del dibattito in materia di pensioni. “Basta slogan: la politica deve anticipare le emergenze e non limitarsi a gestirle – ha detto Maurizio Martina – e quella della pensione delle giovani generazioni è una questione che non si può più rimandare. La sfida del Partito Democratico – ha aggiunto Martina – è garantire tempi certi e prestazioni adeguate a chi deve far fronte a un mercato del lavoro sempre più complesso e competitivo e vede allontanarsi la prospettiva della pensione”.

    Si tratta di “dare un’integrazione al minimo vera, di garanzia, legata al contributivo, e rafforzata in periodi di discontinuità lavorativa, per introdurre nel nostro sistema di welfare una nuova forma di garanzia” – ha specificato Tommaso Nannicini, responsabile Lavoro della segreteria dem – salvaguardando i conti pubblici, pur dando una mano ai precari, “come già avvenuto con le misure in materia previdenziale contenute nell’ultima legge di bilancio”.

    PENSIONE MINIMA PER GIOVANI: LA PROPOSTA DI PATRIARCA

    Il consigliere economico della presidenza del Consiglio, Stefano Patriarca, ha lanciato la proposta di una pensione minima per giovani per tutelare le giovani generazioni che saranno i pensionati di domani: l’ipotesi da seguire potrebbe essere quella di “introdurre anche nel sistema contributivo l’integrazione ad un minimo previdenziale, come nel sistema retributivo, che potrebbe essere attorno a 650 euro per chi ha 20 anni di contributi, e a differenza del sistema retributivo, legarlo in modo parziale e non totale al mercato del lavoro”. I 650 euro iniziali “possono aumentare di 30 euro al mese per ogni anno in più fino a un massimo di mille euro”, ha aggiunto.

    POLETTI E LA PENSIONE MINIMA PER GIOVANI

    ”C’è un tema che riguarda i giovani e le carriere discontinue. Dobbiamo fare una riflessione per capire qual è uno strumento, chiamiamolo pensione di garanzia o come volete, per chi ha una condizione di lavoro discontinuo che ha un grado di penalizzazione molto alto. E dobbiamo trovare la maniera per ridurre il grado di penalizzazione” attraverso uno strumento “che abbia sostenibilità nel tempo” ha chiarito il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti.

    UN SISTEMA DI PENSIONI PIU’ EQUO

    Ai sindacati tocca tutelare i lavoratori, Susanna Camusso della Cgil ha dunque ribadito: “Possiamo orientare anche la fase due nella costruzione di un punto di equità del sistema che oggi non c’è. Il grande problema è rassicurare le nuove generazioni che anche loro avranno un sistema previdenziale che non li penalizzi come li ha penalizzati il mercato del lavoro. Dobbiamo ragionare su un sistema di garanzia”.

    NO ALL’AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE

    I tre leader sindacali si sono detti poi contrari all’aumento automatico dell’età pensionabile. “Fossi il Governo mi guarderei bene nel dare per scontato che si può aumentare di 5 mesi l’aspettativa di vita. Siccome siamo le organizzazioni sindacali faremo di tutto perché questo non avvenga”, ha avvertito Susanna Camusso, incassando l’impegno di Nannicini nel “rivedere il meccanismo di adeguamento automatico dell’età pensionabile”.