Licenziamento statali: con la nuova riforma procedimenti rapidi per gli assenteisti

E' stato approvato in via definitiva un decreto legislativo che prevede disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo sul 'licenziamento disciplinare'. Ridotti a 30 giorni i termini di licenziamento. Ecco tutte le novità.

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    Licenziamento statali: con la nuova riforma procedimenti rapidi per gli assenteisti

    Sul delicato e controverso tema del licenziamento degli statali si è finalmente giunti a un punto fermo: il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro Marianna Madia, ha approvato in via definitiva un decreto legislativo che, in attuazione della legge di riforma della pubblica amministrazione, prevede disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo sul ‘licenziamento disciplinare’. E’ stato introdotto l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di comunicazione all’Ispettorato per la funzione pubblica dell’apertura e della chiusura dei procedimenti disciplinari, nonché del relativo esito. Al fine di garantire un controllo efficace e tempestivo dei procedimenti disciplinari, o delle eventuali sospensioni cautelari dei dipendenti, le procedure avviate dovranno essere comunicate dall’ufficio competente di ogni amministrazione, per via telematica, all’Ispettorato per la funzione pubblica, entro venti giorni dalla loro apertura. Andiamo a vedere nel dettaglio come funzionano le nuove disposizioni in materia di licenziamento degli statali.

    Licenziamento statali in 30 giorni

    Uno degli aspetti fondamentali del provvedimento varato dal Governo prevede procedure rapide da chiudere entro 30 giorni, per la sospensione prima e il licenziamento poi, dei dipendenti che timbrano l’entrata in ufficio per poi andare altrove. Viene introdotto il concetto di ‘falsa attestazione’ della presenza in servizio, applicabile a ‘qualunque modalità fraudolenta’ messa in atto per certificare che il dipendente è in ufficio quando in realtà è altrove. La procedura da attivare nei confronti del dipendente ‘colpevole’ si compone di diversi step, scanditi da tempistiche predefinite:

    Sospensione entro 48 ore

    Il primo passaggio nel nuovo iter che porta al licenziamento dell’assenteista colto in flagrante è la sospensione: deve essere immediata e non può essere disposta oltre le 48 ore dal fatto. Può essere decisa dal responsabile del servizio in cui il dipendente lavora oppure dal capo dell’ufficio dei procedimenti disciplinari. Procederà il primo che si accorgerà del misfatto.

    Contestazione entro 15 giorni

    Insieme alla sospensione, bisognerà inviare al dipendente una contestazione scritta, riportante la convocazione presso l’ufficio dei procedimenti disciplinari. Per consentire al lavoratore il diritto di difesa, la convocazione dovrà essere fissata almeno per 15 giorni dopo. Un rinvio di massimo di cinque giorni rispetto alla data di convocazione, può essere concesso al lavoratore coinvolto, soltanto in presenza di un impedimento ‘grave, oggettivo e assoluto’, opportunamente certificato.

    Denuncia del lavoratore entro 20 giorni

    Entro 20 giorni dall’avvio del procedimento disciplinare, l’ente è tenuto a denunciare il lavoratore alla Procura regionale della Corte dei conti, la quale avrà l’onere di verificare i presupposti del danno all’immagine causato dal comportamento dell’assenteista.

    Licenziamento entro 1 mese

    Entro 30 giorni, un tempo brevissimo rispetto al recente passato, il dipendente pubblico assenteista dovrà essere licenziato.

    Entro 110 giorni

    Entro 90 giorni dalla data della denuncia, la Corte dei conti deve inviare al dipendente ‘l’invito a dedurre’, una specie di avviso di garanzia.

    Entro 150 giorni

    Entro cinque mesi deve intendersi chiusa anche l’azione di responsabilità a carico del dipendente.

    Licenziamento dirigenti statali

    Tra le novità che riguardano il licenziamento degli statali, si annovera anche il licenziamento per i dirigenti, che con dolo o colpa grave, eviteranno di attivare e portare a compimento i procedimenti disciplinari necessari.

    Alle procedure di licenziamento degli statali verrà applicato l’articolo 18 ridefinito dal decreto, che riduce a un massimo di 24 mensilità l’indennizzo, qualora il giudice decida per il reintegro del lavoratore.

    Licenziamento statali per rendimento insufficiente

    Tra le proposte avanzate per la riforma dei licenziamenti degli statali, si era parlato anche di ampliamento delle casistiche di licenziamento, che sarebbero lievitate da sei a dieci. In discussione c’era il licenziamento per gli statali anche per quei casi in cui vengono violati reiteratamente i codici di comportamento e anche per scarso rendimento: qualora tali mancanze dovessero sussistere per tre anni di fila, il dipendente si vedrebbe accompagnare (definitivamente) alla porta. Con la nuova riforma, il licenziamento per il pubblico impiego dovrebbe quindi diventare automatico non soltanto per i furbetti del cartellino, per gli assenti ingiustificati, per le false dichiarazioni atte a ottenere posti e promozioni; ma anche per quegli statali che vengono ‘bocciati’ per tre anni consecutivi. Chi incassa costanti valutazioni negative quindi non potrà sperare di conservare il proprio impiego pubblico.

    ‘Dal monitoraggio del ministero abbiamo la prova concreta dell’efficacia delle sanzioni per i furbetti, ovvero il licenziamento lampo. Non solo spot, funzionano. E i vizi formali non le annullano’, aveva sottolineato il ministro Madia.

    Ma in cosa consiste una valutazione negativa? L’identificazione di tutti quei parametri che costituiranno un giudizio negativo del proprio operato sarà affidata al piano di misurazione delle performance, che le singole amministrazioni adotteranno.